Mafia e slot machine, 5 arresti a Reggio
I carabinieri hanno smantellato un’organizzazione ’ndranghetista che fatturava 593 milioni con il gioco d’azzardo illegale
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REGGIO EMILIA. La gallina dalle uova d’oro è ancora quella delle slot illegali, con almeno tremila macchinette piazzate dai clan calabresi e lucani in tutta Italia, che fruttavano annualmente un ricavo stimato in 200 mila euro per ogni apparecchio. Il sistema era protetto però da una sofisticatissima rete di server e cloud stranieri, e con un meccanismo di accesso realizzato da hacker, italiani ed europei di altissimo livello.
Tutto questo complesso sistema è stato scoperto e smantellato dalla procura di Potenza durante l’operazione ’Ndrangames, che ha portato a 19 persone arrestate, di cui quattro tra Castellarano e Casalgrande e una quinta (residente a Casalgrande) arrestata in Calabria: si tratta di Apostolos Nikolakakis (greco di 62 anni, Castellarano), Antonio Glorio (25 anni, Castellarano), Indrit Zeqiri (albanese di 22 anni, Casalgrande), Yongli Zhang (cinese di 37 anni, Casalgrande) e Zeno Timpani (30 anni, Casalgrande), arrestato in Calabria.
Sequestrate anche macchine da gioco e videoslot in circa 200 esercizi pubblici (a Reggio Emilia sono state fatte quattro perquisizioni, ma due attività erano cessate e nelle altre due non c’era nulla di illegale da sequestrare) in ogni regione ad eccezione del Trentino.
Il gip ha disposto una misura di custodia cautelare in carcere, undici arresti domiciliari, sette obblighi di dimora e il sequestro preventivo di sette società. Gli indagati sono complessivamente 200. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata e raccolta dei proventi illeciti del gioco illegale on line attraverso strumenti informatici e telematici.
Le indagini si sono svolte tra il 2012 e il 2015, con un coordinamento investigativo con le Dda di Catanzaro e Bologna. Il punto di partenza riguarda le attività illecite del clan di ’ndrangheta che fa capo a Nicolino Grande Aracri (tra gli indagati) di Cutro e i collegamenti con il clan lucano Martorano-Stefanutti. Le slot erano prive delle autorizzazioni dell’Aams (l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) e sullo schermo riportavano semplici giochi dimostrativi.
Accedendo però al sistema criptato attraverso una card in possesso del gestore del locale, i giocatori entravano nel sistema vero e proprio, nascosto e sostenuto da server stranieri in Olanda, Grecia e negli Stati Uniti, architettato da hacker che potevano anche disattivarlo da un controllo remoto per eludere i controlli delle forze dell’ordine e cancellare la cronologia delle operazioni.
Le slot sono state scoperte in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Sardegna, Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
Secondo le stime degli investigatori, il guadagno annuo ammonterebbe a circa 593 milioni di euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Tutto questo complesso sistema è stato scoperto e smantellato dalla procura di Potenza durante l’operazione ’Ndrangames, che ha portato a 19 persone arrestate, di cui quattro tra Castellarano e Casalgrande e una quinta (residente a Casalgrande) arrestata in Calabria: si tratta di Apostolos Nikolakakis (greco di 62 anni, Castellarano), Antonio Glorio (25 anni, Castellarano), Indrit Zeqiri (albanese di 22 anni, Casalgrande), Yongli Zhang (cinese di 37 anni, Casalgrande) e Zeno Timpani (30 anni, Casalgrande), arrestato in Calabria.
Sequestrate anche macchine da gioco e videoslot in circa 200 esercizi pubblici (a Reggio Emilia sono state fatte quattro perquisizioni, ma due attività erano cessate e nelle altre due non c’era nulla di illegale da sequestrare) in ogni regione ad eccezione del Trentino.
Il gip ha disposto una misura di custodia cautelare in carcere, undici arresti domiciliari, sette obblighi di dimora e il sequestro preventivo di sette società. Gli indagati sono complessivamente 200. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata e raccolta dei proventi illeciti del gioco illegale on line attraverso strumenti informatici e telematici.
Le indagini si sono svolte tra il 2012 e il 2015, con un coordinamento investigativo con le Dda di Catanzaro e Bologna. Il punto di partenza riguarda le attività illecite del clan di ’ndrangheta che fa capo a Nicolino Grande Aracri (tra gli indagati) di Cutro e i collegamenti con il clan lucano Martorano-Stefanutti. Le slot erano prive delle autorizzazioni dell’Aams (l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) e sullo schermo riportavano semplici giochi dimostrativi.
Accedendo però al sistema criptato attraverso una card in possesso del gestore del locale, i giocatori entravano nel sistema vero e proprio, nascosto e sostenuto da server stranieri in Olanda, Grecia e negli Stati Uniti, architettato da hacker che potevano anche disattivarlo da un controllo remoto per eludere i controlli delle forze dell’ordine e cancellare la cronologia delle operazioni.
Le slot sono state scoperte in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Sardegna, Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
Secondo le stime degli investigatori, il guadagno annuo ammonterebbe a circa 593 milioni di euro.
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