Gazzetta di Reggio

Reggio

Unieco: «Il nostro fallimento appartiene al passato»  

di Enrico Lorenzo Tidona
Unieco: «Il nostro fallimento appartiene al passato»  

Parla il cda della cooperativa di Reggio Emilia: «Colpa delle banche e dei ritardi di chi c’era prima. Siamo messi peggio di Coopsette: tutti licenziati, senza risparmi né cassa integrazione»

7 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Mauro, scendi da quella torre d’avorio al settimo piano!». Quando, nel 2015, furono pronunciate in assemblea quelle parole da un socio inviperito, Mauro Casoli e i suoi 21 anni di presidenza in Unieco avevano le ore contate. Al settimo piano della sede si sono seduti al suo posto 5 oppositori.

Il golpe è riuscito ma il salvataggio è naufragato nei debiti.Per la presidente Cinzia Viani, Ivan Gianesini, Sandra Casini e Raffaele Gasparini la missione è fallita, senza appello. Unieco è sopravvissuta a due guerre mondiali ma non alla crisi dell’edilizia.

Ivan Lusetti spiega le cause della fine di Unieco

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15120808:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/la-resa-di-unieco-ivan-lusetti-spiega-le-cause-della-fine-del-colosso-cooperativo/72642/73042]]

È avviata verso la liquidazione coatta amministrativa (lca) e le colpe sembrano tantissime sulla carta e concentrate nell’ultimo decennio, ma i responsabili praticamente ignoti. Vale la regola aurea della condivisione cooperativa: la colpa è di tutti e quindi di nessuno in particolare, anche se aleggia l’ipotesi in assemblea di un’azione di responsabilità verso gli amministratori.

Il Cda annuncia la morte di Unieco all'assemblea dei soci

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15120807:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/la-fine-di-unieco-il-cda-annuncia-la-resa-all-assemblea-dei-soci/72646/73046]]

«Non sono più nostre nemmeno le sedie sulle quali siamo seduti, era già tutto dato in pegno alle banche, anche i due palazzi della sede» dicono mesti i quattro membri dissidenti saliti in cima al consiglio di amministrazione della cooperativa di costruzioni, che (insieme al direttore generale Alberto Franzone e al consigliere Dario Ibbatici) durante una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta, hanno sciolto ogni riserva parlando a ruota libera, forse per l’ultima volta, dall’ultimo piano della sede di via Ruini, dove prima regnava Casoli.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15109807:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2017/03/29/news/reggio-emilia-unieco-si-arrende-si-procede-con-la-liquidazione-coatta-1.15109807]]

Alle spalle le icone: un grande poster Quarto Stato di Pellizza da Valpedo, a lato le foto dell’ex presidentissimo Mauro Casoli che stringe la mano a un giovane Graziano Delrio, consegna targhe o libri agli allora presidenti della Repubblica Carlo Azelio Ciampi e Giorgio Napolitano, e cammina a fianco di Romano Prodi. Una sorta di mausoleo, che la neo presidente Viani e i dissidenti non hanno nemmeno fatto a tempo a rimpiazzare.

Dopo un anno e mezzo di lavoro sono fuori anche loro. Solo che Unieco non esiste più, tutti i dipendenti saranno licenziati tra pochi giorni senza avere nemmeno la cassa integrazione e perdendo - loro compresi - tutti i risparmi salvo un miracolo del futuro liquidatore. Un baratro per 950 tra soci lavoratori e sovventori».

Siete al capolinea. I lavoratori stanno riconsegnando cellulari, auto aziendali, chiavi. Tutti a casa?

«Oggi sono qui. Stiamo chiudendo i cantieri. Quando arriverà il liquidatore saremo tutti direttamente licenziati. Questione di giorni. Non abbiamo nemmeno la possibilità di avere 12 mesi di cassa integrazione per chiusura di attività che ha avuto Coopsette. È cambiata la legge. Siamo sfortunati».

Volete dire che aver tenuto duro più a lungo è stato peggio che mollare subito?
«Abbiamo perso tutto, anche noi ma almeno ci abbiamo provato. Andremo in Naspi, la vecchia disoccupazione, per 18 mesi. Chi avrà di più potrà contare su mille euro al mese per tre mesi. Poi si scende gradualmente fino a poche centinaia di euro».
 

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15109699:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2017/03/29/news/cooperative-di-costruzioni-a-reggio-emilia-un-crollo-da-1-5-miliardi-di-euro-1.15109699]]

È definitivamente terminata l’operatività dell’azienda e la continuità aziendale.
«Con la richiesta della liquidazione noi perdiamo le Soa. Per una impresa di costruzioni significa perdere il cuore».
 

Avete licenziato metà del personale un mese fa. Non sono stati licenziamenti discriminatori?
«Assolutamente no. Abbiamo ridotto i servizi, dalle fotocopie all’ingegneria, e l’indebolimento della società ha portato a questa scelta difficile. Non potevamo rimanere tutti».
 

Non era possibile ridistribuire su tutti i dipendenti questo peso sociale tramite altra solidarietà?
«Abbiamo fatto 4 anni di solidarietà. Il motto era “lavoriamo meno, lavoriamo tutti” ma l’azienda era troppo inefficiente. Il mercato non te lo permette».

 

Il presidente di Unieco, Cinzia Viani: "Il nostro fallimento appartiene al passato"

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15120832:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/crac-unieco-il-consiglio-il-nostro-fallimento-appartiene-al-passato/72744/73146]]

Ma questo taglio di posti e recupero di efficienza vi è stato imposto dalle banche?
«Effettivamente nei primi incontri formali le banche ci chiesero quanti dipendenti avevamo. L’efficienza non te la pagano gli altri. I licenziamenti sono stati esaminati caso per caso, guardando anzianità, pesi familiari eccetera. Anche le imprese cooperative devono misurarsi con il mercato».
 

Il prestito sociale a quanto ammonta?
«Il dato esatto è di 12 milioni di euro. Un ulteriore 40% è già stato restituito con gli interessi in precedenza, fatto molto importante. E c’è chi, pur potendo, non ha ritirato i soldi».
 

Ma vi sentite addosso il peso della responsabilità di questo fallimento?
«Le abbiamo tentate tutte e non eravamo degli stupidi venuti qua a prendere solo dei titoli. Abbiamo provato a salvare questa cooperativa. In quattro veniamo dal vecchio cda, siamo i famosi dissidenti. Il ritardo però era già ampio».
 

Anche decine di imprese dell’indotto finiranno gambe all’aria? Nessuno paga per questo?
«È una triste storia. Ha ragione quando dice che nessuno paga ma qui non si parla di qualcuno che ha rubato. C’è stata in passato poca lungimiranza nel comprendere la portata della crisi. Già nel 2012 dovevano essere fatte delle scelte strategiche diverse. Noi grandi imprese capitalizzate, pensavamo che la crisi non ci potesse intaccare. Bisognava invece intervenire subito quando il debito aumentava e il patrimonio diminuiva».
 

Ma non c’è nemmeno una colpa oggettiva?
«Nel 2009 si diceva “andiamo avanti, bisogna resistere, investiamo” senza pensare agli effetti. Si veniva da risultati bellissimi, dirigenti storici affiatati... Fu dichiarato dal presidente di allora, Casoli, “squadra vincente non si cambia mai”. Poi noi ci siamo andati a rileggere la relazione che fece il 2 ottobre del 2015, una sorta di testamento, quando ammise i suoi errori. Alcuni soci parlano di azioni legali ma abbiamo tutti alzato la mano per approvare i bilanci».
 

Avete più sentito Casoli?
«Dopo essere andato in pensione da noi non ha avuto più incarichi. Ha tenuto quello nel Ccpl. È un socio prestatore con la sua quota sociale. Quando eravamo nel vecchio cda ci siamo trovati spesso in disaccordo e lo abbiamo fatto verbalizzare».
 

In quali casi?
«Non eravamo d’accordo sul progetto di fusione con Coopsette».
 

Questa vostra opposizione non ha sortito effetti?
«Dopo l’assemblea del 2015. Casoli aveva promesso di dimettersi se avesse perso il referendum su Unisette. Lo perse per 7 voti e lo prese come un pareggio e non si dimise. Poi i soci si sono ribellati e si è dimesso, anche se con 6 mesi di ritardo».
 

Voi cosa farete? Vi cercherete un lavoro? Chi sta in alto un posto ce l’ha sempre.
«Noi no. Paghiamo la nostra scelta di indipendenza. Io - dice la presidente Viani - ho ancora 12 anni di contributi e devo mantenere mio figlio all’università. Ho anche mio marito a casa, anche lui dipendente Unieco».
 

Ma nel settore privato, nella cooperazione?
«Invieremo dei curriculum. Voglio però ribadire - dice Gianesini - che sotto il profilo della responsabilità un conto è un investimento sbagliato ma avallato, un conto è la classe dirigente delle cooperative che ha vissuto di rendita su gare d’appalto importanti come la Brebemi, piuttosto che l’alta velocità. Hanno sempre fatto i grandi commerciali con i soldi degli altri. Se non siamo bravi amministratori bisogna andare a casa. Ma c’è chi ha appoggiato chi i disastri li ha fatti. Questo è il male del mondo cooperativo».
 

La politica vi ha abbandonati?
«Noi siamo un consiglio di amministrazione anomalo, non siamo persone messe qui per un percorso politico o perché eravamo assessori o sindaci. Siamo lavoratori dell’Unieco. Non siamo quelli che sono stati ai vertici coop per 20 anni o più. Siamo gente comune».
 

Quanto pensate di riavere dei vostri risparmi?
«Personalmente - dice Gasparini - penso che non li riavrò mai. Le esperienze precedenti di Coopsette insegnano. Cmr e Orion hanno avuto qualcosa ma con l’intervento della Legacoop. Le possibilità attuali sono molto basse. Bisogna sperare che il liquidatore faccia un grande lavoro».
 

Vista la vostra fine, ha ancora senso che la cooperazione si occupi di edilizia?
«Perché no? Ma con una gestione diversa, soprattutto finanziaria».
 

Quindi in passato c’è stata una cattiva gestione?
«Diciamo una gestione complessa».
 

Gli uomini delle coop non sbagliano?
«Gli stupidi non hanno papà o mamma - dice Gasparini - Sono stupidi e basta».
 

Dal progetto al fallimento cos’è andato storto quindi?
«Avevamo fatto un piano industriale con il più alto numero di occupati da preservare, con una manovra con le banche che risolvesse il problema finanziario e con la restituzione totale del prestito sociale. Abbiamo fallito anche perché siamo capitati nell’anno peggiore di Monte dei Paschi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google