Coop in crisi: bruciati risparmi per 70 milioni di euro a Reggio Emilia
I crac delle quattro sorelle dell’edilizia hanno spolpato la cassa di Legacoop Intervenuta con Cmr e Orion, per Coopsette e Unieco ha solo le briciole
REGGIO EMILIA Ricchissime e solide. Nella memoria collettiva le cooperative reggiane delle costruzioni erano da una parte aziende, dall’altra una sorta di banche.
Forzieri solidi, profondi e riempiti quasi senza sosta da utili cospicui assicurati da un know-how riconosciuto in tutta Italia e appalti di prim’ordine. Ma non solo. Una risorsa rilevante per il forziere era rappresentata dal prestito sociale, quel meccanismo che trasforma un lavoratore in un prestatore e assicura una linea di credito sostanziosa all’azienda stessa. Una riserva milionaria ben remunerata poi ai soci con tassi generosi e spesso al di sopra di quelli assicurati dal resto del mercato: un vero pilastro sul quale è stato eretto il rapporto di fiducia che impastava il magma cooperativo, mossosi sempre all’unisono.
Un corpo unico ora sfilacciato perché quel pilastro si è sbriciolato dopo che il prestito sociale si è scoperto essere sprovvisto di garanzie tangibili in caso di crisi.
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LE 4 SORELLE. La Cooperativa Muratori Reggiolo, la Orion di Cavriago, la Coopsette di Castelnovo Sotto e, ora, la Unieco di Reggio, sono le quattro sorelle della cooperazione rossa reggiana alle quali i soci prestatori e i pensionati avevano affidato nell’arco di tre generazioni 70 milioni di euro di risparmi. Un mucchio di soldi e speranze infrantisi contro un più coriaceo muro della crisi.
Peggio: una grande catasta di soldi bruciati nel giro di appena 5 anni, che sta producendo un effetto sociale di vasta portata nel Reggiano ma non solo. Basta chiedere ai sindaci dei comuni nei quali risiedono le famiglie rimaste scottate, trasformatisi in assistenti sociali data l’emergenza. Anche perché il “soccorso rosso” naviga ormai a vista e non ha più le risorse di una volta. Legacoop è intervenuta a testa bassa sulle crisi delle cooperative reggiane. Ma dopo i primi due interventi sostanziali, quelli assicurati a Cmr e Orion, è rimasta spolpata e ha dovuto tirare i remi in barca lasciando solo le briciole alle due pratiche più rilevanti, Unieco e Coopsette, i cui soci non avranno alcuna stampella finanziaria da parte del movimento cooperativo.
I CONTI SENZA L’OSTE. La Lega delle cooperative è l’associazione che in Emilia pesa e più di Confindustria. Un sindacato coeso che dirige gli interessi delle cooperative rosse e nel quale gli storici presidenti delle singole coop la facevano da padrone facendo pesare i fatturati in rialzo, l’ampia base sociale e le tante influenze politiche. Autonomia che è venuta meno quando è stato tempo di prendere il coraggio a due mani e dichiarare il default.
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La prima vicenda in ordine di tempo riguarda la Cmr di Reggiolo, cooperativa di media dimensione visto il contesto, con un giro d’affari di 110 milioni di euro nel 2010, ma con quasi 2.500 soci cooperatori e sovventori, questi ultimi ex lavoratori poi pensionati ma che avevano lasciato i propri risparmi nel forziere della cooperativa. Quanti risparmi? Un mucchio alto 45 milioni di euro. Della Muratori Reggiolo, infatti, non ha impressionato solo la perdita dei 210 posti di lavoro avvenuta con il concordato chiesto e ottenuto nel 2012.
Legacoop e la politica locale erano preoccupate della portata della perdita dei risparmi, che valevano quasi la metà dei ricavi di un anno di lavoro. Con la distruzione del patrimonio della cooperativa, schiacciata da 150 milioni, il forziere si è svuotato in tempi record. Ecco allora che Legacoop Reggio Emilia è intervenuta prepotentemente con l’allora presidente Simona Caselli (attuale assessore regionale all’Agricoltura) cercando di sfumare le proteste dei soci coinvolti nel primo grande crac.
Come? Anticipando di tasca propria ai soci quasi 18 milioni di euro su 45. Il 40% del risparmio affidato a Cmr, attraverso prestiti e cambiali finanziarie. Acqua sul fuoco delle proteste, che si sono parzialmente sopite. Quello fu il primo banco di prova per i reggiani fregati dalla crisi delle loro cooperative, e che tutt’ora si stanno dannando l’anima per cercare di riavere indietro quanto gli spetta. In media 18mila euro a ciascun socio della Muratori Reggiolo.
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LA FRANA. Sempre nel 2012 arriva la procedura anche per Orion, avviando per altro la stagione del business legato ai concordati preventivi e in bianco, strumento principe a cui coop e ditte reggiane hanno attinto a pieno. Nonostante l’autonomia concessa da queste procedure, la deriva di Orion è del tutto simile a quella di Cmr e i 5,5 milioni di euro di prestito di proprietà dei 600 soci si volatilizzano. La procedura deve vendere gli asset (rami d’azienda, Soa, decine di immobili) e restituire i soldi ai creditori in base a quanto il curatore ipotizza di poter incassare.
Durante una tragica udienza in tribunale del settembre 2013 ai creditori chirografari, molti dei quali soci prestatori, viene prospettata una restituzione di appena il 26,7%. Alcuni fornitori addirittura meno: il 13%. La rabbia sale alle stelle, gli ormai ex soci capiscono che è quasi tutto perduto e che ci vorranno anni per avere le briciole. Legacoop interviene e tampona anche in questo caso, anticipando il 40% del prestito sociale in Orion. Una restituzione parziale, che segnerà l’ultimo intervento, in tal senso e soldi alla mano, da parte della cabina di regia delle cooperative.
SOLO LE BRICIOLE. Passano i mesi, Coopsette e Unieco finiscono a loro volta in procedura ma poi escono. Poi arriva il 2015 e siamo al clou: Coopsette va in liquidazione nell’ottobre di quell’anno. La Ferrari delle coop di costruzioni che arrivava prima alle maxi gare d’appalto impatta contro un muro e si disintegra in mille pezzi. Viene ammessa alla liquidazione coatta e il commissario – espresso da Legacoop – sta cercando di vendere al meglio i rami dell’azienda. In ballo, però, ci sono anche le speranze di oltre 700 soci che rivogliono oltre 9 milioni di risparmi. Sono 378 lavoratori e 388 pensionati.
Anche per loro la strada è in salita perché il passivo di Coopsette è di 790 milioni di euro. Perso il lavoro, la loro principale occupazione diventa la rincorsa ai loro risparmi. Una sfibrante serie di riunioni, assemblee tra comitati di soci prestatori, con i sindacati e con la Legacoop, che questa volta non ha un soldo da spendere. La stessa Lega, infatti, ha dovuto irrobustire le sue spalle per ammortizzare la batosta.
Viene allargato il perimetro: Reggio, Parma e Piacenza formano Legacoop Emilia Ovest. Altre realtà cooperative seguono la strada delle sinergie e dei risparmi. Ma non basta. All’associazione non resta che andare “contro” Coopsette offrendo ai soci rimasti a secco il pagamento delle spese legali in caso di ricorsi contro la coop insolvente. Una spaccatura storica con la quale l’associazione tenta di arginare le polemiche dopo che il liquidatore della procedura non ha riconosciuto una classificazione privilegiata per il prestito sociale dei soci della cooperativa.
CALA IL SIPARIO. L’ultimo capitolo è il più doloroso. Unieco ha per ora chiesto l’attivazione della liquidazione coatta. Il fallimento non è del tutto scongiurato e i mille soci sanno che i 12 milioni di risparmi stanno svanendo. Parliamo di 256 lavoratori e 700 pensionati. Alla fine il crac delle 4 sorelle ha portato al dissolvimento di 70 milioni di risparmi: solo 20 milioni sono giunti in soccorso.
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