Casoli, il grande assente: «Non parlo di Unieco»
Presidente nell’ultimo ventennio della cooperativa è scomparso dai radar Dopo vari tentativi solo un sms alla Gazzetta: «Per ora nessun commento»
REGGIO EMILIA . «Non riesco. Comunque se il tema è Unieco per ora nessun commento». Mauro Casoli è via, comunque distante dal dolore collettivo che sta colpendo i 450 lavoratori prossimi al licenziamento. Dolore manifestato nella ferale assemblea di mercoledì scorso, quando il consiglio di amministrazione che lo ha scalzato un anno e mezzo fa, ha dichiarato che un secolo di storia era giunto a conclusione, nel peggiore dei modi: una liquidazione con licenziamento di tutti i lavoratori e senza nemmeno il paracadute della cassa integrazione.
Seicento milioni di debiti non si accumulano però in pochi mesi: è la tesi ammissibile usata in queste ore dal cda presieduto da Cinzia Viani per uscire dall’angolo delle polemiche.
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Il grande assente, fisicamente parlando, è proprio Casoli: quello delle assemblee fiume, delle grandi rotture giù dal palco e delle ricuciture dal pulpito, maniche arrotolate e platee infarcite di politici di alto standing quando si trattava di licenziare bilanci da primi della classe.
I suoi 21 anni di presidenza in Unieco sono un’era rispetto a quanto concesso solitamente a manager non azionisti nelle imprese private. Ma la sua generazione è quella dei presidentissimi, degli inamovibili, riconfermati a suon di alzate di mano in assemblee dove l’eccesso di democrazia è divenuto alle volte dispersione e offuscamento. Una storia antica su cui si è anche fatto leva. Casoli è un ex delfino della cooperazione reggiana, ora padre putativo in pensione, a 62 anni di età.
La sua cooperativa è crollata e la sua gente dentro ad essa.
Casoli ha sempre devoluto i gettoni di presenza nei tanti cda in cui era presente, incassando uno stipendio a fine carriera di poco inferiore ai 5mila euro e una pensione ora un poco superiore. «I mandati a termine sono una cavolata, se uno è bravo deve restare per il bene dell’azienda» aveva detto un anno e mezzo fa dalla sala conferenze al settimo piano della sede di Unieco, in via Ruini. Erano i giorni della sua “cacciata”, vissuta come tale perché lui voleva restare a capo della coop. Poi è tornato da manager pensionato nella sua Correggio. «Se restavo al mio posto ci sarebbe stata una spaccatura pericolosa al termine delle votazioni».
A Unieco, invece, serve unità. Essendo quindi io colui che ha presentato il piano di aggregazione poi bocciato dall’assemblea, me ne devo andare» sono state le sue ultime parole alla stampa da presidente uscente.
Dopo l’addio forzato dell’ex patron del Ccpl Ivan Soncini, quella di Casoli rappresenta un’altra pietra miliare nella storia della cooperazione rossa reggiana, che stava tentando di cambiare i propri vertici sulla spinta della crisi.
Nell’ottobre del 2015, per appena sette voti, Casoli era caduto e con lui il suo lungo regno da presidente di Unieco. Un uomo con forti agganci con la politica, manager di riferimento degli ex Ds, che non si è arreso però alla pensione.
Mantiene infatti la presidenza del Ccpl, società cooperativa prima in mano – per l’appunto – a Soncini, con il quale condidive un destino: quello di restare sempre in sella, al di là di cacciate e pensioni. Soncini, infatti, è stato scelto dal ministero guidato dal reggiano Graziano Delrio per ricoprire la presidenza di Fs Logistica. Un debito di riconoscenza verso l’ex boss del Ccpl, per vent’anni a capo del gruppo industriale della cooperazione rossa finito in disgrazia nel 2014, che sostenne l’ex sindaco di Reggio nella sua ascesa. Nel 2014 il Ccpl segnò una perdita da 101 milioni di euro che determinò l’uscita di scena di Soncini. Nell’estate del 2015 è stato ripescato da un purgatorio durato un paio d’anni a Reggio, per salire in Fs Logistica, azienda di Stato controllata dal gruppo delle Ferrovie, realtà che promette un salario a cinque zeri. Un’ambita promozione di fine carriera, giunta a 68 anni suonati, passaggio che rivela, come detto più volte, la memoria lunga della politica reggiana.
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