Landini: «Troppi errori e sottovalutazioni»
Il segretario nazionale Fiom sulla cooperazione: «Il crollo non è stato causato dalla crisi economica»
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REGGIO EMILIA. Nessun giudizio diretto su Unieco, della cui vicenda dice di «non avere conoscenza diretta», ma nel suo intervento conclusivo ieri al Centro Malaguzzi, il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini sulla crisi del mondo cooperativo e sul rapporto tra sistema di appalti e cooperazione non si è tirato indietro. L’occasione è stata l’assemblea nazionale dei delegati Fiom sulla sicurezza sul post di lavoro, al termine della quale ha espresso il proprio giudizio su una realtà che ben conosce come il sistema cooperativo reggiano.
«E’ triste _ ha detto Landini _ quanto accaduto in un territorio che ha dato vita alle prime esperienze cooperative e aveva costruito un sistema cooperativo e industriale di eccellenza. Siamo alla conclusione di un’esperienza e questo dovrebbe portare tutti a chiederci perché ciò è avvenuto e riflettere sugli errori commessi e sulle sottovalutazioni fatte per capire se è possibile rilanciare quel modello. Il movimento cooperativo crolla non perché c’è una crisi che fa crollare tutto, visto che in questi anni il sistema industriale nella nostra provincia è cresciuto. Non c’è poi solo un problema della cooperazione ma c’è anche una fase di ricambio generazionale degli imprenditori che ricorrono a multinazionali o grandi gruppi. E il fatto che questi grandi gruppi vengono a investire a Reggio significa che qui ci sono competenze».
Ma il sindacato può dare il suo contributo ad affrontare la crisi del mondo cooperativo?
«Io sono il segretario Fiom e non posso decidere cosa deve fare il sindacato a Reggio. Ma sicuramente abbiamo tutto l’interesse a riaprire un ragionamento sul futuro del movimento cooperativo, anche perché siamo a un passaggio epocale. Il problema è fare in modo che ci sia partecipazione nel momento in cui si debbono fare le scelte. Uno dei problemi che va affrontato è questo: la consapevolezza che l’idea di porre vincoli sociali al mercato non era più accettabile alla lunga ha messo in discussione il movimento cooperativo».
Il sistema degli appalti è stato una delle cause del crollo del sistema cooperativo?
«Uno dei processi nel settore edile è stato la frammentazione totale del sistema produttivo e lavorativo, con pezzi interi del settore finiti in mano alla malavita. Lo dico da reggiano e mi chiedo come sia stato possibile che a un certo punto nessuno, e ci metto dentro anche istituzioni e sindacato, avesse più le antenne per capire cosa stava succedendo? L’idea di favorire la riorganizzazione dei sistemi produttivi attraverso la logica dell’appalto e del subappalto è stato un disastro. Lo dimostra il fatto che la malavita controlla pezzi dell’economia e la cosa riguarda non solo l’edilizia, ma la logistica, il sistema industriale, i servizi pubblici. Con la crisi della cooperazione sono stati dispersi un patrimonio e posti di lavoro che non esisteranno mai più. Ma abbiamo tutto l’interesse che l’esperienza cooperativa non finisca e che possa svilupparsi anche in forme diverse».
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