«Il problema dell’edilizia non è un fatto di poltrone»
di LUCA BOSI
Luca Bosi, vicepresidente di Legacoop, affida a Facebook il suo pensiero «È bene che un’istituzione intervenga quando ogni aspetto sarà ben chiarito»
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Luca Bosi, presidente di Sicrea Group e vicepresidente di Legacoop Emilia Ovest, è intervenuto – sul proprio profilo Facebook e taggando la Gazzetta – sulla nostra inchiesta “Cooperazione e crisi”
di LUCA BOSI
La Gazzetta di Reggio di oggi fa una lunga dissertazione sulla cooperazione, i ruoli dei dirigenti e la politica locale citando me e tanti altri. Si parla di Unieco e della debacle della cooperazione edile oltre che di un meccanismo di cosiddette “porte girevoli”. Si condanna anche il silenzio di Legacoop di questi giorni, senza pensare per un attimo che una istituzione è bene intervenga quando ogni aspetto sarà ben chiarito, perché ad esempio ad oggi un liquidatore nominato non c’è. Si continua, giustamente, a parlare della crisi delle cooperative edili reggiane, ma anche, ingiustamente, a non dire che in Italia il 55% delle aziende edili (private e cooperative) ha chiuso i battenti a causa della più grande dissoluzione di un settore economico mai visto nella storia degli ultimi 70 anni. E non lo dico per cercare scuse, non sono il tipo (e credo di averlo dimostrato spesso anche parlando in Gazzetta), ma per segnalare che il problema del lavoro in edilizia va ben al di là di Reggio e della cooperazione e va affrontato con misure straordinarie. Ma non è di questo che voglio parlarvi, vorrei invece ragionare di persone e di cultura democratica. Vorrei esprimere il mio rammarico verso chi pensa che la vera analisi di un problema enorme sia il rapporto tra politica e classe dirigente economica, cooperativa e non, perché così facciamo male a noi stessi, decliniamo tutto nella categoria del gossip, che tanto piace oggi a chi legge e, a volte, a chi scrive.
Ad esempio di Andrea Costa pare che il (de)merito sia essere mio amico; è verissimo, lo è, ma nessuno sa che è così perché siamo entrambi di Luzzara, abbiamo frequentato la stessa scuola elementare e soprattutto dai 16 ai 30 anni ci siamo impegnati a dirigere associazioni di volontariato luzzaresi, convivendo gli stessi valori di solidarietà, bene comune e progresso che oggi cerchiamo di portare nelle nostre esperienze professionali. E invece è utile e interessante rappresentarci come una sorta di “eletti”, fa più effetto che dire che sono figlio di un idraulico e di una impiegata (lavori da cui ho imparato molto) che hanno fatto di tutto per farmi laureare e consentirmi di avere una carriera professionale. E oggi, in questo disastro economico e sociale, sarebbe certamente più comodo occuparsi d’altro vivendo ogni giorno con più serenità e invece io sono convinto che si debba lavorare per costruire le classi dirigenti di oggi e di domani, in ogni ambito, e per farlo serve dedizione, passione, trasparenza e competenza. Non importa quanto si sarà stimati o criticati, ciò che conteranno saranno i risultati che per essere raggiunti hanno bisogno di energie fresche, di persone, appunto, che al di là di ciò che si dice è fondamentale che lavorino insieme, che facciano gruppo (istituzioni, organizzazioni economiche e sindacali,...) nell’unico obiettivo di un domani migliore perché Prampolini aveva ragione: “Uniti siam tutto, divisi siam nulla” come aveva ragione Lincoln quando diceva che “la cosa migliore del futuro è che arriva solo un giorno alla volta.
di LUCA BOSI
La Gazzetta di Reggio di oggi fa una lunga dissertazione sulla cooperazione, i ruoli dei dirigenti e la politica locale citando me e tanti altri. Si parla di Unieco e della debacle della cooperazione edile oltre che di un meccanismo di cosiddette “porte girevoli”. Si condanna anche il silenzio di Legacoop di questi giorni, senza pensare per un attimo che una istituzione è bene intervenga quando ogni aspetto sarà ben chiarito, perché ad esempio ad oggi un liquidatore nominato non c’è. Si continua, giustamente, a parlare della crisi delle cooperative edili reggiane, ma anche, ingiustamente, a non dire che in Italia il 55% delle aziende edili (private e cooperative) ha chiuso i battenti a causa della più grande dissoluzione di un settore economico mai visto nella storia degli ultimi 70 anni. E non lo dico per cercare scuse, non sono il tipo (e credo di averlo dimostrato spesso anche parlando in Gazzetta), ma per segnalare che il problema del lavoro in edilizia va ben al di là di Reggio e della cooperazione e va affrontato con misure straordinarie. Ma non è di questo che voglio parlarvi, vorrei invece ragionare di persone e di cultura democratica. Vorrei esprimere il mio rammarico verso chi pensa che la vera analisi di un problema enorme sia il rapporto tra politica e classe dirigente economica, cooperativa e non, perché così facciamo male a noi stessi, decliniamo tutto nella categoria del gossip, che tanto piace oggi a chi legge e, a volte, a chi scrive.
Ad esempio di Andrea Costa pare che il (de)merito sia essere mio amico; è verissimo, lo è, ma nessuno sa che è così perché siamo entrambi di Luzzara, abbiamo frequentato la stessa scuola elementare e soprattutto dai 16 ai 30 anni ci siamo impegnati a dirigere associazioni di volontariato luzzaresi, convivendo gli stessi valori di solidarietà, bene comune e progresso che oggi cerchiamo di portare nelle nostre esperienze professionali. E invece è utile e interessante rappresentarci come una sorta di “eletti”, fa più effetto che dire che sono figlio di un idraulico e di una impiegata (lavori da cui ho imparato molto) che hanno fatto di tutto per farmi laureare e consentirmi di avere una carriera professionale. E oggi, in questo disastro economico e sociale, sarebbe certamente più comodo occuparsi d’altro vivendo ogni giorno con più serenità e invece io sono convinto che si debba lavorare per costruire le classi dirigenti di oggi e di domani, in ogni ambito, e per farlo serve dedizione, passione, trasparenza e competenza. Non importa quanto si sarà stimati o criticati, ciò che conteranno saranno i risultati che per essere raggiunti hanno bisogno di energie fresche, di persone, appunto, che al di là di ciò che si dice è fondamentale che lavorino insieme, che facciano gruppo (istituzioni, organizzazioni economiche e sindacali,...) nell’unico obiettivo di un domani migliore perché Prampolini aveva ragione: “Uniti siam tutto, divisi siam nulla” come aveva ragione Lincoln quando diceva che “la cosa migliore del futuro è che arriva solo un giorno alla volta.
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