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Il tuffo fra i malati, i 4mila figli prediletti 

Il tuffo fra i malati, i 4mila figli prediletti 

Francesco in piazza tra i disabili delle prime file: «Grazie, le vostre sofferenze aiutano tutti»

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CARPI. Una, due, tre volte. E ancora una, due, chissà quante volte. Centinaia. Migliaia. Quasi 4500 volte. Per ogni disabile che è passato da lì: «Le avete contate le volte che vi siete piegati per sollevare le carrozzine e farle passare sopra i cavi dell’allestimento?», chiediamo loro mentre senza stanchezza apparente sistemano le sedie alla fine della cerimonia. «No, non lo sappiamo, ma siamo pieni di gioia». Sono in piedi dalle tre. E sono ancora lì con la schiena piegata e il sorriso contagioso. Loro sono gli scout, loro sono i volontari dell’Unitalsi. Hanno gestito gli arrivi, uno dopo l’altro, dei tanti disabili che hanno risposto alla chiamata del Papa. Li voleva, come sempre, in prima fila. Hanno riempito un terzo della piazza solo loro con i loro accompagnatori. E alla fine non poteva non dedicarsi a loro con un colpo di teatro degno di un fuoriclasse.
Se indossasse una maglia, infatti, porterebbe il 10 sulle spalle: imprevedibile e decisivo, con un gesto lascia il segno. Ieri ha agito così: da quando ha messo piede sul campo da rugby tutti i riflettori erano per lui, ma il tocco di classe lo ha deciso senza anticipare nulla. Ha scelto lui, senza preavvisi, come illuminare gli «occhi di speranza» della sua omelia. Li ha guardati in faccia dal palco fino alla fine della cerimonia, li ha ringraziati nell’Angelus per quell’applauso che, a conti fatti, resta il più emozionante della giornata: «Sono io che ringrazio voi. Grazie a voi che con le vostre sofferenze aiutate la Chiesa a portare la croce di Cristo». Sceso dalla papamobile si è gettato tra loro, fuori dal programma, e ha regalato un gesto e un sorriso a quanti più poteva. Lì c’è tutto il grido del cuore che Francesco aveva esortato. L’applauso non ordinato ma di getto, lo slogan fuori dal coro, la gioia espressa come ognuno dei 4500 disabili e anziani bisognosi che ieri erano in piazza sa fare: spontanei, come Francesco vuole che sia l’approccio alla vita. E la loro, segnata, è ancora più forte e d’esempio a chi sta loro accanto.
Silvia Meschieri e Alessandro Avitabile hanno fatto coppia fissa in piazza. Uno da una parte, uno dall’altra, due mani e via ad alzare una dopo l’altra le carrozzine.
Silvia è capo clan degli scout di San Giuseppe Artigiano in via Remesina a Carpi non si ferma più: «Per noi è un papa speciale, quando abbraccia i bambini e gli ammalati ci trasmette una forza immensa». (d.b.)

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