L’università studia il fenomeno
Nicolini, professore di Statitica sociale: «Dinamiche complesse da affrontare»
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REGGIO EMILIA . La denatalità è oggetto di studio per Luciano Nicolini, professore a contratto di Statistica sociale nel dipartimento di Educazione e scienze umane Unimore. «È un fenomeno di lungo periodo – spiega – Nella società agricola ottocentesca la cospicua natalità compensava l’elevata mortalità infantile. Poi le nascite sono diminuite con l’industrializzazione e il mutato ruolo della donna, che sempre più spesso esercita professioni richiedenti una formazione prolungata fino all’età di trent’anni. Sono più complesse le dinamiche relative alle variazioni più recenti. Negli anni Duemila si è verificato, a causa dell’immigrazione, un leggero aumento della natalità, oggi frenato dalla crisi. Un buon Welfare a favore dei genitori dovrebbe aiutare la ripresa delle nascite, ma non so quanto possa essere decisivo, visto il profondo cambiamento sociale e lavorativo della donna».
A questo proposito il vicesindaco Matteo Sassi, assessore al Welfare, ritiene che si debba agire anche sul piano culturale: «La nostra – dice – è una società individualista, completamente diversa dal passato. Il nostro è un Paese che invecchia. Prevedere le dinamiche sociali e invertire la tendenza non sarà facile. La denatalità è un dato sociale, culturale e antropologico. Il Welfare è inadeguato, ma il fattore più rilevante è quello economico. La nostra città è su livelli europei per la scolarizzazione 0-6 anni e il sostegno economico e fiscale alle madri, ma la crisi scoraggia la procreazione. Insieme a un rilancio del Welfare familiare si devono attuare politiche che favoriscano l’occupazione e consentano di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita». (l.s.)
A questo proposito il vicesindaco Matteo Sassi, assessore al Welfare, ritiene che si debba agire anche sul piano culturale: «La nostra – dice – è una società individualista, completamente diversa dal passato. Il nostro è un Paese che invecchia. Prevedere le dinamiche sociali e invertire la tendenza non sarà facile. La denatalità è un dato sociale, culturale e antropologico. Il Welfare è inadeguato, ma il fattore più rilevante è quello economico. La nostra città è su livelli europei per la scolarizzazione 0-6 anni e il sostegno economico e fiscale alle madri, ma la crisi scoraggia la procreazione. Insieme a un rilancio del Welfare familiare si devono attuare politiche che favoriscano l’occupazione e consentano di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita». (l.s.)
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