La piccola Rolo in piazza col Papa
di Mauro Pinotti
Tanti fedeli e il gruppo scout protagonisti a Carpi Un’alzataccia e file infinite per poter dire «C’ero anch’io»
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CARPI (Modena). «Eccolo! Eccolo! Arriva Papa Francesco!». Sono le 10.03 quando i 70mila radunati in piazza Martiri a Carpi saltano sulle proprie sedie e, armati di smartphone, tablet e fotocamere, cercano tra una giungla di mani e bandierine di immortalare il momento in cui nel corridoio tra il palazzo dei Pio e il teatro, passa la “papamobile” con il Santo Padre.
È il momento più atteso della giornata da migliaia di persone, tra le quali tantissimi reggiani, che dalle tre di ieri notte sono arrivati a Carpi per la visita apostolica di Papa Francesco. E, tra questa moltitudine di gente, c’erano anche i 50 pellegrini della parrocchia san Zenone di Rolo.
La partenza era fissata alle 5.15 da piazza Eccidio della Righetta. Il pullman della “Beta bus” era già nel parcheggio, pronto per caricare la comitiva rolese. Anche se al momento della partenza c’è stata qualche defezione, si è aggregato a sorpresa un gruppo di argentini, originari di Lobos, città situata nella provincia di Buenos Aires.
È la città natale del presidente Juan Domingo Perón. Uno di questi argentini risiede a Rolo. Ad organizzare il pullman voluto dal parroco di Rolo, don Vianney, è stato Giorgio Carrubba, insegnante, che dopo aver fatto l’appello ha dato l’ordine all’autista di mettere in moto e partire.
Insieme alla comitiva c’era anche il parroco, don Vianney, seduto in prima fila, che ha voluto fare un pezzo di strada con i suoi parrocchiani prima di raggiungere gli altri sacerdoti della diocesi di Carpi per la messa celebrata da Papa Francesco. Alle 5.20, il parroco ha invitato subito i fedeli a una preghiera.
Da Rolo a Carpi, il viaggio è stato piuttosto breve: strada normale, niente traffico e auto di qualche nottambulo di ritorno dalla discoteca che sorpassano il pullman. Si arriva intorno alle 5.40 nel piazzale deputato ad ospitare i bus. Prima di scendere Giorgio Carrubba dice a tutti il proprio numero di cellulare. Non si sa mai.
La comitiva, dal parcheggio, s’incammina verso via Berengario. Giorgio ha un passo spedito e don Vianney, dietro di qualche metro, lo invita a rallentare ma c’è da fare presto, per non trovarsi ai varchi con troppa gente. All’imbocco di via Berengario, nonostante sia ancora buio, c’è già un gran movimento e sul fondo si nota un muro di persone. Ci si accoda, non c’è altro fare.
Si aspetta con pazienza il proprio turno, muniti di documenti d’identità, per un rapido controllo da parte delle forze dell’ordine per poi arrivare finalmente in piazza.
Il viale è molto largo, con il passare dei minuti la fila aumenta. Spuntano venditori ambulanti che offrono al prezzo di un euro le bandierine con i colori vaticani e la frase “Il Papa è tra noi” con la foto di Papa Francesco. Due giovani scout, invece, girano con cartoline. Sulla pettorina hanno la scritta: “Annullo Postale”.
Passa il tempo, si avanza passo a passo. Intanto albeggia. Il personale di controllo che fa sfilare le persone una a una con il metal detector e i tre poliziotti sotto il gazebo a ispezionare borse e zaini sono insufficienti. Intanto si riempie anche il lato del marciapiede e la gente, in coda, spazientita, urla ai “furbetti”: «C’è da fare la fila!». Dopo due ore mezza di attesa, la comitiva rolese entra nell’imbuto che porta al varco e dopo un aver passato tranquillamente controllo e ispezione, si arriva in piazza.
Ma alcuni scout urlano di fermarsi: devono consegnare il biglietto per indicare alla gente i settori dove sistemarsi. Ad alcuni viene dato il settore A17, ad altri l’A7 a qualcuno più fortunato il C17. È qui che il gruppo si divide.
Sono da poco passate le 8. Lo sguardo va subito all’immenso palco, davanti al Duomo, dove spicca una croce su sfondo bianco. Ai lati della piazza quattro maxischermi. Ai lati del duomo sulla parte sinistra la bandiera dello Stato Vaticano, a destra il Tricolore. E subito tutti a scattare foto.
Sul lato del Duomo il cielo sembra aprirsi mentre nubi nere incombono sul lato opposto della piazza. Mentre la gente munita di biglietto cerca il proprio setteore, dal palco partono riflessioni, letture e musiche. Gli organizzatori lanciano un appello alle persone in piazza: «Prendete immediatamente posto, dobbiamo verificare quante persone possiamo ancora far entrare». Alle 9.28, infatti erano ancora in fila, ai varchi, in centinaia. Ancora dal palco si fanno prove teniche di amplificazione: «Prova 1, Prova 2». Arriva un gruppo con fazzoletti al collo con stampato “Eccomi” e un altro gruppo dalla parlata veneta, con t-shirt con scritto: “Gruppo Marcellino Pane e Vino – Ho fame”. Dal Duomo, campane a festa: sono le 9.35, la gente sale sulle sedie, tutti con in mano il cellulare per vedere l’arrivo di Papa Francesco, ma è un falso allarme. L’attesa si fa frenetica. Sotto la torre del palazzo dei Pio, un operatore televisivo toglie il telo dall’obbiettivo della telecamera puntata sul palco centrale. Intanto c’è gente che deve andare in bagno. Impresa ardua.
Sul lato del palazzo dei Pio ci sono bagni chimici vuoti ma irraggiungibili perché non è possibile attraversare il corridoio dove dovrebbe passare la papamobile. Gli altri bagni chimici di via Berengario sono accessibili dai portici ma c’è già una fila lunghissima. Al caffè “Dorando” c’è un solo bagno. Qui le file si sdoppiano: per la colazione o per i servizi.
Alle 9.40 si riannuvola. L’aria è freddina. Sembra che il tempo stia cambiando. Il meteo dava pioggia alle 11. Ancora rintocchi di campane. Un gruppo di bimbi con in testa un cappellino giallo fa prove di saluto al santo Padre. C’è chi scatta selfie e fotografie cercando la curiosità o il colpo di fortuna da concorso fotografico. Ogni tanto si sente profumo di caffè. Qualcuno è riuscito a portare un bicchierino ad una figlia o una moglie. Momenti d’ilarità si sono avuti quando sul giubbotto di una signora, una rondine ha lasciato un “ricordino”. È stata subito consolata dall’amica che le ha detto “Porta fortuna”. Nel frattempo un volontario grida: «Di chi è questa borsa? C’è anche una Madonna». Tutto a posto, la proprietaria si fa vedere.
C’è anche il gruppo scout di Rolo, partito sabato, che ha dormito alla parrocchia San Giuseppe. Gli altri sono arrivati in auto anzichè in bici per paura della pioggia. Sono le 10.03, la gente urla: «Eccolo! Eccolo!». Tutti sulle sedie. È davvero lui, avvolto nel suo abito bianco come una nuvola. La stanchezza, il mal di piedi o di gambe, le ore di attesa, d’un tratto scompaiono, i volti si illuminano e tutti guardano il palco in attesa di sentire la voce di Papa Francesco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È il momento più atteso della giornata da migliaia di persone, tra le quali tantissimi reggiani, che dalle tre di ieri notte sono arrivati a Carpi per la visita apostolica di Papa Francesco. E, tra questa moltitudine di gente, c’erano anche i 50 pellegrini della parrocchia san Zenone di Rolo.
La partenza era fissata alle 5.15 da piazza Eccidio della Righetta. Il pullman della “Beta bus” era già nel parcheggio, pronto per caricare la comitiva rolese. Anche se al momento della partenza c’è stata qualche defezione, si è aggregato a sorpresa un gruppo di argentini, originari di Lobos, città situata nella provincia di Buenos Aires.
È la città natale del presidente Juan Domingo Perón. Uno di questi argentini risiede a Rolo. Ad organizzare il pullman voluto dal parroco di Rolo, don Vianney, è stato Giorgio Carrubba, insegnante, che dopo aver fatto l’appello ha dato l’ordine all’autista di mettere in moto e partire.
Insieme alla comitiva c’era anche il parroco, don Vianney, seduto in prima fila, che ha voluto fare un pezzo di strada con i suoi parrocchiani prima di raggiungere gli altri sacerdoti della diocesi di Carpi per la messa celebrata da Papa Francesco. Alle 5.20, il parroco ha invitato subito i fedeli a una preghiera.
Da Rolo a Carpi, il viaggio è stato piuttosto breve: strada normale, niente traffico e auto di qualche nottambulo di ritorno dalla discoteca che sorpassano il pullman. Si arriva intorno alle 5.40 nel piazzale deputato ad ospitare i bus. Prima di scendere Giorgio Carrubba dice a tutti il proprio numero di cellulare. Non si sa mai.
La comitiva, dal parcheggio, s’incammina verso via Berengario. Giorgio ha un passo spedito e don Vianney, dietro di qualche metro, lo invita a rallentare ma c’è da fare presto, per non trovarsi ai varchi con troppa gente. All’imbocco di via Berengario, nonostante sia ancora buio, c’è già un gran movimento e sul fondo si nota un muro di persone. Ci si accoda, non c’è altro fare.
Si aspetta con pazienza il proprio turno, muniti di documenti d’identità, per un rapido controllo da parte delle forze dell’ordine per poi arrivare finalmente in piazza.
Il viale è molto largo, con il passare dei minuti la fila aumenta. Spuntano venditori ambulanti che offrono al prezzo di un euro le bandierine con i colori vaticani e la frase “Il Papa è tra noi” con la foto di Papa Francesco. Due giovani scout, invece, girano con cartoline. Sulla pettorina hanno la scritta: “Annullo Postale”.
Passa il tempo, si avanza passo a passo. Intanto albeggia. Il personale di controllo che fa sfilare le persone una a una con il metal detector e i tre poliziotti sotto il gazebo a ispezionare borse e zaini sono insufficienti. Intanto si riempie anche il lato del marciapiede e la gente, in coda, spazientita, urla ai “furbetti”: «C’è da fare la fila!». Dopo due ore mezza di attesa, la comitiva rolese entra nell’imbuto che porta al varco e dopo un aver passato tranquillamente controllo e ispezione, si arriva in piazza.
Ma alcuni scout urlano di fermarsi: devono consegnare il biglietto per indicare alla gente i settori dove sistemarsi. Ad alcuni viene dato il settore A17, ad altri l’A7 a qualcuno più fortunato il C17. È qui che il gruppo si divide.
Sono da poco passate le 8. Lo sguardo va subito all’immenso palco, davanti al Duomo, dove spicca una croce su sfondo bianco. Ai lati della piazza quattro maxischermi. Ai lati del duomo sulla parte sinistra la bandiera dello Stato Vaticano, a destra il Tricolore. E subito tutti a scattare foto.
Sul lato del Duomo il cielo sembra aprirsi mentre nubi nere incombono sul lato opposto della piazza. Mentre la gente munita di biglietto cerca il proprio setteore, dal palco partono riflessioni, letture e musiche. Gli organizzatori lanciano un appello alle persone in piazza: «Prendete immediatamente posto, dobbiamo verificare quante persone possiamo ancora far entrare». Alle 9.28, infatti erano ancora in fila, ai varchi, in centinaia. Ancora dal palco si fanno prove teniche di amplificazione: «Prova 1, Prova 2». Arriva un gruppo con fazzoletti al collo con stampato “Eccomi” e un altro gruppo dalla parlata veneta, con t-shirt con scritto: “Gruppo Marcellino Pane e Vino – Ho fame”. Dal Duomo, campane a festa: sono le 9.35, la gente sale sulle sedie, tutti con in mano il cellulare per vedere l’arrivo di Papa Francesco, ma è un falso allarme. L’attesa si fa frenetica. Sotto la torre del palazzo dei Pio, un operatore televisivo toglie il telo dall’obbiettivo della telecamera puntata sul palco centrale. Intanto c’è gente che deve andare in bagno. Impresa ardua.
Sul lato del palazzo dei Pio ci sono bagni chimici vuoti ma irraggiungibili perché non è possibile attraversare il corridoio dove dovrebbe passare la papamobile. Gli altri bagni chimici di via Berengario sono accessibili dai portici ma c’è già una fila lunghissima. Al caffè “Dorando” c’è un solo bagno. Qui le file si sdoppiano: per la colazione o per i servizi.
Alle 9.40 si riannuvola. L’aria è freddina. Sembra che il tempo stia cambiando. Il meteo dava pioggia alle 11. Ancora rintocchi di campane. Un gruppo di bimbi con in testa un cappellino giallo fa prove di saluto al santo Padre. C’è chi scatta selfie e fotografie cercando la curiosità o il colpo di fortuna da concorso fotografico. Ogni tanto si sente profumo di caffè. Qualcuno è riuscito a portare un bicchierino ad una figlia o una moglie. Momenti d’ilarità si sono avuti quando sul giubbotto di una signora, una rondine ha lasciato un “ricordino”. È stata subito consolata dall’amica che le ha detto “Porta fortuna”. Nel frattempo un volontario grida: «Di chi è questa borsa? C’è anche una Madonna». Tutto a posto, la proprietaria si fa vedere.
C’è anche il gruppo scout di Rolo, partito sabato, che ha dormito alla parrocchia San Giuseppe. Gli altri sono arrivati in auto anzichè in bici per paura della pioggia. Sono le 10.03, la gente urla: «Eccolo! Eccolo!». Tutti sulle sedie. È davvero lui, avvolto nel suo abito bianco come una nuvola. La stanchezza, il mal di piedi o di gambe, le ore di attesa, d’un tratto scompaiono, i volti si illuminano e tutti guardano il palco in attesa di sentire la voce di Papa Francesco.
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