Gazzetta di Reggio

Reggio

Poche nascite, le culle sono ancora vuote 

di Luciano Salsi

Nella nostra provincia, per ogni donna la media è 1,47 figli. Adesso è in calo anche il contributo degli immigrati

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REGGIO EMILIA. Dopo Karl Marx anche Robert Malthus, ormai, è confinato in soffitta. Nel Novecento lo spauracchio della bomba demografica aveva alimentato un sempre più rigoroso controllo delle nascite. Ora ci accorgiamo che in Italia, più che nel resto dell’Occidente, le culle sono talmente vuote da impedire il ricambio generazionale, tagliare i contributi con cui si pagano le pensioni e, addirittura, far temere la progressiva estinzione della popolazione autoctona.
L’allarme, lanciato all’inizio di marzo sulla base degli ultimi dati resi noti dall’Istat, ha avuto una larga eco sui mezzi di informazione e in Parlamento. Nel 2016 si sono registrate 474mila nascite, 12mila in meno rispetto al 2015. È il numero più basso dal 1861, quando l’Italia aveva la metà degli attuali abitanti. L’età media delle partorienti è salita a 31,7 anni. Reggio non fa eccezione. Anzi, ha anticipato i tempi.
Qui le nascite precipitarono al di sotto dei decessi già negli anni Settanta, quando nel Meridione si facevano tanti figli mentre ora se ne fanno meno che al Nord. Il numero dei residenti continuò a lungo ad aumentare soltanto grazie alla massiccia immigrazione dal Sud e, in misura crescente, dall’estero. Per focalizzare il problema, i demografi calcolano il tasso di fecondità totale, che misura il numero medio di figli per donna. Ne occorrerebbero almeno 2,1 per garantire la stabilità della popolazione. L’anno scorso in Italia siamo scesi a 1,37, molto al di sotto della media europea (1,55). Nella nostra regione il tasso è più elevato (1,45 nel 2015) grazie alla prolificità delle immigrate. La provincia di Reggio ha un tasso di 1,47 contro l’1,50 di Parma, l’1,39 di Modena e l’1,20 di Bologna.
Scorporando i dati, si rileva che in Emilia Romagna le donne italiane hanno mediamente 1,24 figli, le straniere 2,05. Nel 2011 ne avevano rispettivamente 1,33 e 2,48. La diminuzione, quindi, è stata più rilevante fra le immigrate, che pure continuano a procreare in maniera sostenuta. Fra la metà degli anni Novanta e il 2010, invece, il tasso era aumentato in maniera rilevante e le straniere avevano contribuito per il 75% a tale crescita. Il comune di Reggio rileva le variazioni demografiche tramite un altro parametro, l’indice di fecondità, che rapporta il numero dei nati a quello delle donne in età feconda. Era pari a 47,6 nel 2010. È calato a 41,8 nel 2014 e nel 2015. Il saldo naturale della popolazione era fortemente negativo negli anni Ottanta, quando il tasso di natalità (pari a 6,4 nuovi nati ogni mille abitanti nel 1986) era molto inferiore al tasso di mortalità, cresciuto fino a un massimo di 11,5 nel 2003.
L’indice di natalità in seguito è costantemente aumentato grazie alla fertilità delle donne straniere, arrivando a un massimo di 11,9 nel 2007, quando è ritornato a oltrepassare, dopo più di vent’anni, l’indice di mortalità sceso a 9,9. Dal 2015, però, il saldo naturale è ridiventato negativo.
Nel 2016 abbiamo avuto 8,9 nascite e 9,4 decessi ogni mille abitanti. Ne ha risentito anche il totale della popolazione residente, dal momento che la crisi ha fatto diminuire l’immigrazione al punto di non compensare più la scarsa fertilità. Gli abitanti di Reggio erano 130.086 nel 1986. Sono poi continuamente aumentati fino a un massimo di 172.833 nel 2012. L’anno scorso, invece, ce n’erano un po’ meno, 171.491. Di questa dinamica ha risentito la composizione delle famiglie.
Quelle mononucleari, ovvero con un solo componente, erano il 27,1% nel 1990 e il 33,5% nel 2000. Nel 2013, i single sono diventati una cospicua maggioranza relativa, pari al 41,9%. La classica famigliola di tre persone è calata nello stesso periodo dal 24,3 al 16,3%. Ogni famiglia contava nel 1990 mediamente 2,51 componenti, che sono scesi a 2,19 nel 2013. La crisi economica e il conseguente calo dell’occupazione hanno avuto ripercussioni anche sull’immigrazione. Il numero degli stranieri regolarmente residenti era aumentato vertiginosamente dai 2.693 del 1992 ai 7.901 del 2000, fino a un massimo di 31.797 nel 2012. Alla fine dell’anno scorso, invece, ne erano registrati 28.955. Il saldo migratorio complessivo era risultato positivo fino al 2013, con un massimo di più 2.908 nel 2008. Poi è diventato negativo: meno 927 nel 2014 e meno 260 nel 2015.

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