Aemilia, il prefetto De Miro in aula: "Pezzi di società reggiana stavano con l'anti-Stato"
La dirigente statale ha raccontato della sua azione antimafia negli anni a Reggio e si è soffermata sulla famigerata cena agli "Antichi sapori", di cui si è detta "nauseata"
REGGIO EMILIA. «Ho amato questo territorio, ritenevo che esercitando la mia funzione potessi difenderlo dalle infiltrazioni. Pensare che un politico, pezzi della società reggiana delle professioni, avvocati, giornalisti, una giornalista che aveva frequentato la prefettura amabilmente, potessero stare con chi ritenevo essere l'anti-Stato mi ha sorpresa e amareggiata». Sono le parole del prefetto di Palermo Antonella De Miro, dal 2009 al 2014 in carica a Reggio Emilia, dove ha aperto la stagione della lotta alla ‘ndrangheta con le interdittive.
Il riferimento del prefetto è alla famigerata cena del marzo 2012 agli “Antichi Sapori”, dove si tenne un summit per contrastare la sua azione antimafia. Parlando di quell’evento la De Miro ha detto di essere stata colta «da una sorta di nausea».
Il prefetto oggi ha testimoniato al processo Aemilia, dove è stata accolta da numerosi rappresentanti delle istituzioni reggiane, tra cui sindaci e sindacalisti.
La De Miro ha raccontato della sua attività in corso Garibaldi, facendo cenno alle sue 61 interdittive antimafia contro 48 imprese. Complessivamente il prefetto negli anni reggiani produsse 16 pratiche legate alla lotta alla mafia.
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