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Cooperative in crisi: dopo crac e chiusure, altre coop e altri ruoli

di Enrico Lorenzo Tidona
Cooperative in crisi: dopo crac e chiusure, altre coop e altri ruoli

Reggio Emilia: continua l'inchiesta sulla rete socio-economica e politica tessuta in città e provincia. Davoli (Coopsette) alla Cla, Salardi (Cormo) orchestra l'Arena Campovolo

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REGGIO EMILIA. Il grande involucro di cemento eretto in area nord a Reggio Emilia dentro al quale ha preso posto da pochi mesi il negozio per lo sport a marchio Decathlon, è opera della cooperativa “rossa” fiorentina L’avvenire 1921 (detta Cla), che ha ottenuto l’appalto privato da 2 milioni di euro. Una coop che ha generato 20 milioni di fatturato e 160 dipendenti nel 2015, in lieve utile nonostante la crisi imperante nel settore.
 
Ditta distante geograficamente dagli occhi dei reggiani, ma vicina negli affari, anche perché dal maggio 2016 ha consegnato le sue leve nelle mani di Fabrizio Davoli, ex presidente della Coopsette di Castelnovo Sotto, la più grande coop di costruzioni di Reggio Emilia, affondata nel 2015 in un oceano formato da 790 milioni di debiti, dissipando 580 posti di lavoro. Sei mesi dopo il naufragio dell’ex corazzata reggiana, finita in liquidazione coatta, Davoli è stato nominato presidente del consiglio di gestione della coop fiorentina. 
 
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La fiducia di Legacoop nazionale, azionista della Cla, è rimasta intatta, mentre Reggio Emilia sta vivendo nell’edilizia una débâcle con oltre 1.500 posti di lavoro diretti bruciati, debiti superiori al miliardo e mezzo di euro, e prestito sociale in fumo per almeno 70 milioni di euro tra i 4 principali crac: quelli delle coop Cmr, Orion, Unieco e Coopsette. L’atterraggio di Davoli sempre all’interno del perimetro della cooperazione “rossa” e della politica di sinistra, non è certo l’unico.
 
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L’altro capitolo scottante sempre legato all’edilizia è quello della Cormo di San Martino in Rio, fabbrica di porte per anni feudo di Demos Salardi, finita nel 2014 con un crac da 40 milioni di euro. L’ex consigliere comunale Ds a Reggio durante il mandato di Graziano Delrio, è il grande orchestratore impegnato senza sosta nel project financing dell’Arena Campovolo, mega area concerti in orbita Pd e nelle mire dell’amministrazione del sindaco di Reggio Luca Vecchi, con l’aiuto del colosso dei servizi Coopservice. Un interesse particolare, quello del 68enne Salardi, visto che il progetto è dedicato soprattutto ai giovani, con contorni e ruoli ancora alquanto sfumati.
 
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Un altro crac epocale, quello da 150 milioni di debiti e 2.500 soci della Cooperativa Muratori Reggiolo (Cmr), porta la firma nella richiesta del 2012 di concordato del presidente di Alberto Rebuzzi (65 anni), nominato poi a capo di Mecoop, altra coop rossa dell’indotto finita a sua volta in concordato nel 2015. Carriere senza sosta, al di là dei pensionamenti, che vedono in sella anche Fabrizio Vezzani, 62 anni, partito come collaboratore dell’ex sindaco di Reggio Emilia Giulio Fantuzzi, uomo forte dei Ds in città, poi parlamentare. Sulla scia di Fantuzzi, Vezzani è salito nella catena alimentare della politica reggiana: è stato sindaco di Fabbrico, poi consigliere della municipalizzata Agac (poi confluita in Iren), con un passaggio come consigliere anche della Fondazione Manodori, per diventare il direttore generale Act, società del trasporto pubblico reggiano, che gli valse esperienza e un reddito a metà anni Duemila da 123mila euro l’anno.
 
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Il cursus honorum di Vezzani prosegue poi con l’avventura in Coopsette, dove diventa dirigente, occupando poi lo scranno di presidente della Campione del Garda, società creata per gestire l’appalto da 250 milioni di euro del resort a Tremosine, poi fallita nel 2016 sotto il peso di un’inchiesta giudiziaria nella quale Davoli e Vezzani sono in attesa di giudizio per reati ambientali. Per Vezzani, però, il lavoro è un continuum, essendo dal 2013 presidente di Riminiterme, la società delle terme della Riviera controllata da Coopsette.
 
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Sempre in ambito Coopsette ha operato per anni Maurizio Brioni, 61 anni, marito dell’ex deputata Elena Montecchi, nome tutelare dei Ds a Reggio anche lei con influenze solide e ramificate. Brioni è stato l’ex responsabile relazioni di Coopsette, prima del crac del 2015, coop con la quale ha condiviso le conseguenze dell’inchiesta penale per frode, traffico illecito di rifiuti e altri reati sui lavori del sottoattraversamento dell’alta velocità a Firenze. Un appalto da 750 milioni di euro vinto da Coopsette, nella cui inchiesta Brioni è stato rinviato a giudizio perché è stato intercettato con Maria Rita Lorenzetti del Pd, ex presidente dell’Umbria, con la quale intesseva rapporti a beneficio di Coopsette. Una storia considerata emblema dell’interscambio tra politica ed economia cooperativa, nella quale si sono tutti professati innocenti.
 
In attesa di giudizio, Brioni ha trovato spazio ai piani alti della cooperazione reggiana, attuale consigliere di Boorea, cabina di regia delle coop composto tra gli altri dai reggiani Paolo Cattabiani (Coop Alleanza 3.0), Lino Versace (Ccfs), Luca Bosi (Sicrea) e Andrea Volta (Legacoop Emilia-Ovest). Oltre a questi, sempre in Boorea, c’è anche Moris Ferretti, manager cooperativo in grande spolvero, figlio dell’ex vice sindaco di Reggio Franco Ferretti. Il 45enne è stato ex amministratore di Unipeg, l’ex colosso reggiano delle carni, ceduta in perdita nel 2015 alla concorrenza dopo una perdita da 40 milioni di euro.
 
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Ferretti si è fatto le ossa come consigliere comunale Ds durante l’ultima giunta dell’ex sindaca plenipotenziaria Antonella Spaggiari tra il 1999 ed il 2004, anche lei attuale dipendente di Par.co, finanziaria di partecipazione della cooperazione a Reggio. Il giovane manager scelto dai capi della cooperazione per tentare il salvataggio dell’azienda del packaging Coopbox, ha aggiunto al suo palmarès un posto nel cda del gruppo Iren, feudo invece del ministro Graziano Delrio. Ciliegina sulla torta, tra i tanti incarichi, è arrivata a fine 2016 per Ferretti la poltrona di presidente del Ccpl spa. E proprio qui c’è un altro anello di congiunzione. La coop industriale Ccpl era il regno incontrastato di Ivan Soncini, 69 anni, ex Fgci ed ex sindacalista Cgil, uomo dal pugno di ferro, divenuto nel tempo vice presidente di Iren Rinnovabili, vice presidente Immobiliare Nordest (Coop consumatori), presidente Coopbox e di Energy Group. Per 20 anni ha dettato le strategie del Ccpl, fino all’uscita dolorosissima nel 2014 dopo la perdita da 101 milioni del 2013. Per lui, come già ribadito più volte, c’è stato un periodo di decantazione dopo il crac, al quale è seguita una pronta resurrezione, nel 2016, con la nomina a presidente di Fs Logistica, azienda di Stato che lo ha scelto con il beneplacito sempre del ministero ai Trasporti Graziano Delrio.
 
La carriera di Soncini, oltre che con la politica, si è sempre incrociata con quella di Mauro Casoli, storico presidente per 21 anni di Unieco, l’altra grande coop di costruzioni schiacciata da un passivo di circa 700 milioni di euro. Da Unieco è passato ora alla presidenza del Ccpl società cooperativa (che controlla la spa). La forza di Casoli si evince dalle poltrone pesanti occupate in tanti anni al potere. È stato vice presidente di Sansedoni, società immobiliare compartecipata dal Monte Paschi, banca che poche settimane fa ha decretato la morte proprio di Unieco, esposta solo con Siena per 100 milioni. Casoli è tra i vecchi capi della cooperazione reggiana ad essersi seduti al tavolo della grande finanza italiana, tramite il posto di consigliere nell’ex cassaforte Finsoe, scatola di controllo del gruppo Unipol, ultima vera gallina dalle uova d’oro in mano alla cooperazione rossa.
 

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