Gazzetta di Reggio

Reggio

«False fatture Unieco: processate Casoli» 

di Tiziano Soresina
«False fatture Unieco: processate Casoli» 

La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex numero uno della coop e 43 artigiani, fra cui tre imputati di Aemilia

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REGGIO EMILIA. Sono stati fatti negli ultimi mesi gli interrogatori richiesti dagli indagati e sono state presentate anche delle memorie difensive, specie da un nome eccellente di questa delicata inchiesta come Mauro Casoli, cioè l’ex storico presidente del colosso coperativo Unieco. Ma la procura è rimasta sulle sue posizioni e ha già chiesto il rinvio a giudizio per 44 persone.
Secondo l’accusa, per pagare meno tasse a fine anno, Unieco sarebbe ricorsa all’utilizzo di fatture false emesse da artigiani per lavori fissati sulla carta ma in parte inesistenti nella realtà. Parliamo di 1,7 milioni di euro di imponibili frazionati in decine di fatture (più 240mila euro di relativa Iva) emesse tra il 2008 e il 2010 da 43 imprenditori calabresi, tre dei quali (Alfonso Mendicino, Antonio Oliviero e Carlo Trento) coinvolti in Aemilia. Un inganno fiscale a beneficio della grande cooperativa delle costruzioni durante gli anni in cui faceva capolino la crisi.
Il procuratore Giorgio Grandinetti – che ha coordinato personalmente le indagini della Finanza – accusa Casoli di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti in quanto legale rappresentate all’epoca dei fatti della cooperativa. Un reato commesso – secondo gli inquirenti – a vantaggio della cooperativa di costruzioni e in concorso con 43 artigiani, titolari di imprese in buona parte consorziate con Cam (Consorzio Artigiani Muratori di Reggio) già finito gli anni scorsi nel mirino della Finanza e dell’Agenzia delle Entrate. Per l’accusa questo affidarsi di Casoli (ai tempi presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante di Unieco) a un intermediario aveva lo scopo di evadere il Fisco (evadere l’imposta sui redditi e l’imposta sul valore aggiunto).
«Casoli faceva leva – aveva spiegato il procuratore Grandinetti alla Gazzetta quando era emerso l’esito dell’inchiesta – su fatture relative a operazioni parzialmente inesistenti emesse dal Consorzio Artigiani Muratori di Reggio, a quel tempo presieduto da Carmine Cappa. Quindi Cappa come soggetto che s’interponeva fra l’Unieco e gli artigiani edili d’origine calabrese che abbiamo individuato. In questo modo Unieco si disinteressava di chi faceva i lavori e come venivano pagati, ammesso che venissero effettivamente fatti quei lavori». Va specificato che in quest’inchiesta non viene contestata l’associazione mafiosa ai tre che hanno affrontato (Trento ha già patteggiato a Bologna 18 mesi di reclusione) o stanno affrontando Aemilia (Mendicino è sotto processo a Reggio, Oliviero è in attesa di giudizio).

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