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«Lo spirito della Banca di Cavola muore con la fusione Emil Banca»

«Lo spirito della Banca di Cavola muore con la fusione Emil Banca»

TOANO. «Addio alla territorialità e all’esperienza che segnò la Banca di Cavola e Sassuolo». Così un gruppo di soci toanesi di quello che fu l’istituto di credito locale intervengono sul nuovo...

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TOANO. «Addio alla territorialità e all’esperienza che segnò la Banca di Cavola e Sassuolo». Così un gruppo di soci toanesi di quello che fu l’istituto di credito locale intervengono sul nuovo passaggio che vede l’ulteriore fusione tra Banco Cooperativo Emiliano ed Emil Banca. «Sta per nascere la più grande Banca di Credito Cooperativo del Centro Nord, la seconda in Italia, ma dove è finita la territorialità?», si chiedono Romano Albertini e Giovanni Baroni, in rappresentanza degli altri soci.
«Il presidente e direttore generale, vicari compresi, del nuovo istituto – proseguono – saranno espressione di Bologna così come il nome della banca post fusione, spostando la governace verso est. La fusione della Banca di Cavola e Sassuolo che portò alla nascita del Banco Emiliano doveva creare una banca più forte, unire il meglio delle due realtà. In realtà ha sgretolato più di venti anni di lavoro fatto per far crescere una realtà locale. Nella sede storica di Cavola da una trentina di persone preparate, giovani e con molta voglia di fare, ora si è arrivati a tre impiegati allo sportello. Stessa cosa ora succederà anche alle sedi della bassa, e i più “fortunati” avranno fino a quattro ore di viaggio in autobus da aggiungere al lavoro. Il patrimonio di persone che aveva fatto crescere la banca dov’è finito?”.
Proseguono i soci: “Sicuramente gli errori ci sono stati, nessuno è perfetto in questo mondo che cambia, con nuove normative, ma realmente tutte le colpe sono da imputare a questa fusione? Il primo anno si disse che le colpe erano dei crediti, il secondo anno dei mutui. Senza addentrarsi nelle cifre, si è puntato sempre il dito verso la montagna per nascondere il vero problema: l’incapacità di fare banca. In sè il progetto della fusione del 2013 era valido, mettendo insieme due realtà simili si sarebbe creata una realtà più solida, con le proprie peculiarità e senza sovrapposizioni. Una banca con centoventi anni di storia, che cominciavano a farsi sentire, si unisce a una banca giovane con il peccato di essere cresciuta velocemente e con i suoi “errori di gioventù”, ma dinamica e con un personale con voglia di fare, di stare insieme e aiutarsi. Gli aspetti positivi di ognuna delle due banche avrebbero dovuto contaminarsi. Invece una campagna denigratoria sui problemi dell’Istituto ha fatto fuggire i correntisti».
Quindi i soci toanesi proseguono: «Ai sindaci locali era stato assicurato il ritorno col tempo, dove è stato? Perseguire la strategia di parlar male di Cavola e far andare male tutta la banca non era forse voluta? Se avessimo mantenuto unito il gruppo e fatto capire ai soci-clienti che il mercato purtroppo era divenuto difficile a causa di questa crisi interminabile, delle restrizioni della normativa sui crediti, senza tutte queste critiche a senso unico, certamente oggi non avremmo avuto la necessità di un'altra fusione che poi fusione non è, ma peggio ancora è un’incorporazione».
Concludono quindi Romano Albertini e Giovanni Baroni: «Ora capiamo il disegno che c'era dietro fin dall'inizio: ossia quello di portare il valore della nostra banca verso il potere dei forti». (l.t.)

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