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Lupi vicino alle abitazioni «Basta, abbiamo paura» 

di Giuseppe Boi
Lupi vicino alle abitazioni «Basta, abbiamo paura» 

Baiso, sul web crescono i timori dopo i nuovi avvistamenti: «Sbraneranno tutti» Il rischio è bassissimo, ma sui social è allarme: «Hanno assalito pure un cavallo»

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BAISO. Un timore recondito che riemerge. Una paura in realtà esagerata, ma riaccesa dai tanti avvistamenti e dai cani e animali selvatici sbranati nelle campagne. Luoghi spesso vicini ai centri abitati, tanto che i lupi tornano a fare paura a tanti in provincia di Reggio. E, paradosso della nostra epoca, il posto in cui sfogare le insicurezze è quanto di più lontano possa esserci da monti, sentieri e, più in generale, l’aria aperta. La rinnovata paura del lupo corre su Facebook con decine e decine di messaggi postati dopo l’articolo della Gazzetta sull’aquila e i lupi che banchettavano con un capriolo a 400 metri dalle case di Roteglia, tra Baiso e Castellarano.
«Noi abbiamo paura! Se passassero da cani e caprioli ad attaccare anziani e bambini?». La domanda corre sul web seguendo il ritmo del tam tam tipico dei social sulla pagina della Gazzetta e sui vari “Sei di...”. Detto che i casi di lupi che attaccano l’uomo sono statisticamente inesistenti, i timori esistono e non possono essere liquidati con superficialità. «Il ripopolamento nell’Appennino c'è stato, ma per carenza di territorio e prede i lupi sono scesi a valle – scrive Silvietta Cava –. L’abbattimento è discusso ma molti sono bloccati da animalisti che non classificano questi animali per quello che sono: ossia dei predatori».
Predatori, ossia animali che si cibano di altri animali. «Non vedo cosa ci sia di strano: fa parte della catena alimentare, quella che spiegano già alle scuole elementari. Basta essere accorti: non lasciare animali domestici alla loro portata o adottare sistemi di sicurezza», spiega Vincenzo Agliano.
Ma le sue parole sono subito confutate da Marco Luccarini: «E se il lupo attaccasse te o, che ne so, un bimbo? Sarebbe sempre una cosa naturale? La colpa sarebbe tua e del bambino che non è stato “accorto”?».
A nulla servono le spiegazioni di Agliano: «L’uomo banchetta uccidendo in modo sproporzionato tutto ciò che incontra e modificando l’ambiente che occupa. Siamo noi la minaccia per noi stessi!».
La paura corre e prende forza sui canali telematici. «Adesso i lupi attaccano in branco e ci sono anche le giovani coppie che stanno per formare nuovi gruppi», sottolinea ancora Silvietta Cava. «Se sono insieme aggrediscono tutti – aggiunge Cinzia Munari –. Hanno sbranato un cavallo in un recinto».
«Il problema è che i centri abitati si sono estesi senza rispetto per l’habitat degli animali – prova a spiegare Claudia Braccio –. Abbattere uno o più lupi che si aggirano intorno alle case non risolve il problema. Anzi, lo aggrava: se viene ucciso il capobranco gli altri lupi si disorientano. Senza considerare che la cementificazione distrugge la loro fonte di cibo e sono costretti ad andarselo a procurare altrove».
«I lupi non sono colpevoli di nulla!», scrive ancora Claudia, ma la sua posizione resta isolata. «I lupi si possono riportare nei parchi degli Appennini in alta montagna. Non devono stare a Roteglia, o a Saltino o a Prignano dove sbranano cani e arriveranno anche a sbranare le persone», ribatte Elena Lusoli. Insomma, il lupo fa paura sempre e comunque, anche nell’era del 3.0.
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