Reggio Emilia, la torre di San Prospero liberata dopo 6 anni
Tolte le impalcature che ingabbiavano il campanile, la struttura sarà analizzata grazie al volo di un drone per preparare i restauri
REGGIO EMILIA. C’è un pezzo importante della città vecchia che si sta facendo il maquillage. E a tal scopo si utilizzerà anche un drone.
Si tratta in particolare della torre della basilica di San Prospero che da oltre sei anni è rivestita da una serie di impalcature in ferro. Sono però cominciati i lavori per “spogliarla” e per eseguire l’operazione via Prevostura è stata chiusa al transito mentre in via della Torre e nella piazza antistante il tempio la gente sostava ad osservare il rivestimento che sta gradualmente scemando.
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Entro domani sarà completato l’intervento di rimozione dei ponteggi e in tal modo scatterà la fase successiva che consisterà nella dettagliata analisi di ogni singola pietra. Nelle parti superiori molte sono di natura arenaria mentre le zone inferiori sono rinforzate da marmi di Verona.
Per il controllo dei singoli mattoni verranno girati filmati e scattate fotografie al laser. E si farà appunto ricorso ad un drone (pare sia il primo autorizzato ad operare sulle teste dei reggiani) che durante il volo riprenderà immagini aeree utili per una diagnosi molto dettagliata dell’intera struttura. Uno degli aspetti più singolari registrati pare essere in effetti proprio la varietà degli elementi impiegati nell’erigere il manufatto.
La curia che ha ordinato i lavori affiderà ai tecnici (fra i quali specialisti dell’ateneo di Parma) la “lettura” di ogni singola pietra prima di affrontare il restauro. Completato l‘esame il “mantello di ferro” verrà infatti nuovamente ripristinato per consentire agli operai di eseguire i lavori necessari.
L’operazione durerà presumibilmente almeno altri tre anni. Come noto per recuperare la torre della chiesa che ospita i resti mortali del Santo patrono si è costituito un comitato composto da parrocchiani e da studiosi. Lo presiede l’ingegner Stefano Ovi e ne fanno parte, fra gli altri, Ugo Medici, Luciano Vallery e, per il Comune, Giordano Gasparini direttore della Panizzi.
I lavori si svolgono sotto la direzione dell’architetto Mauro Severi. Per utile memoria va rammentato che la chiesa venne eretta nel 997 per custodire le reliquie di San Prospero ed è stata abbellita da magnifiche opere pittoriche fra le quali spicca, nell’abside, il Giudizio Universale dipinto da Camillo Procaccini. Un altro importante abbellimento fu eseguito nel Settecento sulla facciata e le decorazioni della navata centrale.
La torre, che è a pianta ottagonale, è invece datata al 1535 e fu edificata sotto la direzione degli architetti reggiani Leonardo, Alberto e Roberto Pacchioni su disegno dello scultore Cristoforo Ricci. Comprensibile l’attesa per quando sarà finalmente possibile raggiungere la sommità attraverso la scala (ora malandata e insicura) che corre lungo le pareti interne.
Ma parlavamo di un angolo della città ed infatti, nell’arco di un centinaio di metri, sono aperti anche altri due cantieri che cambieranno un po’ il volto e l’uso del centro storico. Uno è palazzo Pratonieri in via Toschi dove troverà alloggio la direzione di Unicredit che lascerà piazza del Monte. L’altro riguarda l’ex Scudo di Francia. In entrambi gli edifici sono in corso lavori di ripristino e di cambio d’uso. Intanto il drone ci dirà dall’alto quanto è bella la nostra città. (l.v.)
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