Studenti protagonisti a “Noicontrolemafie”
Festival della legalità, il prefetto Ruberto: «Il fenomeno mafioso si infiltra dove l’economia è solida»
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REGGIO EMILIA. Insieme a una ricca platea di studenti che gremiva l’ateneo di viale Allegri, le principali autorità reggiane hanno trascorso larga parte della giornata di ieri nell’aula magna dell’Università. In mattinata per una testimonianza diretta sul tema delle mafie; nel pomeriggio per l’educational sulle “culture, tecnologie, infrastrutture” cui ha preso parte il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.
«Sono lieto – osservava nel primo incontro il prefetto di Reggio Emilia, Raffaele Ruberto – che siano presenti tanti giovani, perché in questo modo essi possono farsi subito un’idea del fenomeno mafioso che s’infiltra preferibilmente laddove l’economia è solida ed operosa come in questa area che è fra le più dinamiche di tutta l’Europa. È un sapere che loro, cittadini del futuro, debbono assimilare».
L’annotazione s’inserisce perfettamente nel contesto del convegno che insieme a dibattiti e spettacoli è stato creato “come antidoto all’illegalità e alle mafie”.
L’iniziativa è stata promossa dalla Provincia di Reggio con il sostegno della Regione, sotto la direzione scientifica di Antonio Nicaso, con il titolo “Noi Comuni e cittadini reggiani contro le mafie”.
In apertura i saluti di benvenuto e gli auguri di buon lavoro da parte di Giammaria Manghi presidente della Provincia, del prefetto, del sindaco Luca Vecchi. «Il vostro coinvolgimento – ha detto Manghi agli studenti – è fondamentale e anche per questo, giovedì, abbiamo previsto un momento di confronto tra chi rappresenta pro tempore le istituzioni e voi ragazzi per rispondere alle vostre domande e chiarire ogni vostro dubbio sui temi della legalità. Il lavoro che le scuole da ormai un decennio stanno svolgendo in questa provincia è prezioso per contrastare i pericoli di infiltrazione e anche i tre momenti di formazione che abbiamo previsto appositamente per gli insegnanti testimoniano l’impegno del sistema scolastico reggiano sul fronte antimafia».
«È una manifestazione importante – ha aggiunto il saggista e storico Antonio Nicaso ai circa 250 studenti di Ariosto, Chierici, Canossa, Moro, D’Arzo, Filippo Re e Zanelli – perché si rivolge soprattutto alle scuole e che ha contributo a far aprire gli occhi sul radicamento della ’ndrangheta in un territorio che ha deciso di difendersi e di investire energie e risorse proprio a favore dei giovani, nella convinzione che la conoscenza sia la prima forma di prevenzione». Introducendo il tema della giornata “ovvero l’impegno a costruire il bene comune a partire dalla terra in cui viviamo”, Nicaso si è chiesto «se l’umanità sarà in grado di recuperare una rinnovata disponibilità all’incontro e al dialogo con l’altro a prescindere da razza, etnia e religione».
Quattro le relazioni svolte: da Stefano Amore, magistrato assistente presso la Corte Costituzionale e direttore della rivista Nova Itinera, Isabella Maria Stoppani, vice presidente di Anai e consigliere dell’Ordine avvocati di Roma, il generale Giuseppe Giove, comandante dei carabinieri forestali dell’Emilia Romagna, Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente.
Tanti diversi modi di analizzare il complesso fenomeno delle mafie che riescono a radicarsi anche nei territori lontani da quelli di origine contando su sostegni di politici, imprenditori, professionisti senza scrupoli, oppure avvalendosi di logge più o meno deviate.
Senza questi rapporti le mafie sarebbero già state sconfitte da tempo. Reggio ci crede. Ed è per questo che viene trasmesso ai giovani un messaggio di vigilanza e controllo.
I veri protagonisti saranno infatti coloro che oggi frequentano le scuole, i loro insegnanti. Solo con la giusta consapevolezza del fenomeno, a cominciare dai nostri giovani, si potrà lotta in difesa del territorio. (l.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Sono lieto – osservava nel primo incontro il prefetto di Reggio Emilia, Raffaele Ruberto – che siano presenti tanti giovani, perché in questo modo essi possono farsi subito un’idea del fenomeno mafioso che s’infiltra preferibilmente laddove l’economia è solida ed operosa come in questa area che è fra le più dinamiche di tutta l’Europa. È un sapere che loro, cittadini del futuro, debbono assimilare».
L’annotazione s’inserisce perfettamente nel contesto del convegno che insieme a dibattiti e spettacoli è stato creato “come antidoto all’illegalità e alle mafie”.
L’iniziativa è stata promossa dalla Provincia di Reggio con il sostegno della Regione, sotto la direzione scientifica di Antonio Nicaso, con il titolo “Noi Comuni e cittadini reggiani contro le mafie”.
In apertura i saluti di benvenuto e gli auguri di buon lavoro da parte di Giammaria Manghi presidente della Provincia, del prefetto, del sindaco Luca Vecchi. «Il vostro coinvolgimento – ha detto Manghi agli studenti – è fondamentale e anche per questo, giovedì, abbiamo previsto un momento di confronto tra chi rappresenta pro tempore le istituzioni e voi ragazzi per rispondere alle vostre domande e chiarire ogni vostro dubbio sui temi della legalità. Il lavoro che le scuole da ormai un decennio stanno svolgendo in questa provincia è prezioso per contrastare i pericoli di infiltrazione e anche i tre momenti di formazione che abbiamo previsto appositamente per gli insegnanti testimoniano l’impegno del sistema scolastico reggiano sul fronte antimafia».
«È una manifestazione importante – ha aggiunto il saggista e storico Antonio Nicaso ai circa 250 studenti di Ariosto, Chierici, Canossa, Moro, D’Arzo, Filippo Re e Zanelli – perché si rivolge soprattutto alle scuole e che ha contributo a far aprire gli occhi sul radicamento della ’ndrangheta in un territorio che ha deciso di difendersi e di investire energie e risorse proprio a favore dei giovani, nella convinzione che la conoscenza sia la prima forma di prevenzione». Introducendo il tema della giornata “ovvero l’impegno a costruire il bene comune a partire dalla terra in cui viviamo”, Nicaso si è chiesto «se l’umanità sarà in grado di recuperare una rinnovata disponibilità all’incontro e al dialogo con l’altro a prescindere da razza, etnia e religione».
Quattro le relazioni svolte: da Stefano Amore, magistrato assistente presso la Corte Costituzionale e direttore della rivista Nova Itinera, Isabella Maria Stoppani, vice presidente di Anai e consigliere dell’Ordine avvocati di Roma, il generale Giuseppe Giove, comandante dei carabinieri forestali dell’Emilia Romagna, Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente.
Tanti diversi modi di analizzare il complesso fenomeno delle mafie che riescono a radicarsi anche nei territori lontani da quelli di origine contando su sostegni di politici, imprenditori, professionisti senza scrupoli, oppure avvalendosi di logge più o meno deviate.
Senza questi rapporti le mafie sarebbero già state sconfitte da tempo. Reggio ci crede. Ed è per questo che viene trasmesso ai giovani un messaggio di vigilanza e controllo.
I veri protagonisti saranno infatti coloro che oggi frequentano le scuole, i loro insegnanti. Solo con la giusta consapevolezza del fenomeno, a cominciare dai nostri giovani, si potrà lotta in difesa del territorio. (l.v.)
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