Brescello, sfrattato il cognato di Grande Aracri
I commissari firmano una delibera per porre fine all’occupazione abusiva di una casa: un episodio che è stato decisivo nello scioglimento del Comune
BRESCELLO. Liberare l’alloggio che a tutt’oggi risulta ancora occupato abusivamente dal cognato di Francesco Grande Aracri, come rilevato nella relazione che il ministro Alfano ha inviato al presidente della Repubblica e la cui vicenda aveva avuto una valenza “chiave” nello scioglimento del Comune.
Questo l’obiettivo della delibera firmata dai tre commissari prefettizi che attualmente reggono l’ente.
Il tema è più che mai attuale, in quanto il 47enne Giuseppe Pucci è il cognato di Francesco Grande Aracri (fratello della moglie di quest'ultimo) e dal primo gennaio 2014 risulta aver occupato senza permesso – e senza versare alcun canone d’affitto – l’immobile demaniale che si trova al civico 13 di via Brescello-Cadelbosco.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13330993:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/04/20/news/il-comune-di-brescello-sciolto-per-mafia-1.13330993]]
L’inizio dell’iter di questa vicenda risale a quasi dieci anni fa, con Fer (Ferrovie Emilia Romagna srl) che concesse in uso gratuito al Comune di Brescello l’immobile che venne quasi subito occupato senza autorizzazione da Pucci (era il 2008, con la giunta di Giuseppe Vezzani che stava svolgendo il suo primo mandato).
Con una delibera di giunta del 2010 (sotto la seconda giunta guidata da Vezzani) il Comune concesse poi in subconcessione fino alla fine del 2013 la casa cantoniera a Pucci ma senza affitto, in quanto lo stesso vi aveva svolto dei lavori di ristrutturazione (che poi risultarono mai concordati o verificati dal Comune e con le relative spese, stimate in oltre 10mila euro, mai comprovate da alcuna fattura o ricevuta agli atti).
Il rapporto di concessione tra Fer e Comune – rinnovato tacitamente di anno in anno - è cessato il 31 dicembre 2016, e Fer ora è intenzionata a riprendere in carico l’immobile. Per evitare azioni legali di Fer il Comune si è attivato per far lasciare la casa a Pucci: la comunicazione gli è arrivata l’11 novembre ma non si è ancora trasferito. Per il periodo che va dal 1 gennaio 2014 (quando la giunta di Marcello Coffrini era in carica già da sei mesi) al 31 dicembre 2016, dunque, Pucci ha occupato abusivamente la struttura e per questo deve al Comune – rappresentato dall’avvocato Alessandro Merlo - 5.321,58 euro.
Ma non è tutto. Dalla relazione di Alfano emerge inoltre che l’attribuzione dell'alloggio a Pucci è avvenuta in deroga alle graduatorie, su scelta discrezionale dell'amministrazione. «In sostanza – si legge - dal primo gennaio 2014 – il soggetto continua ad occupare la casa Fer privo di alcun titolo e senza aver mai versato alcun canone di locazione, con la piena consapevolezza dell’attuale amministrazione (quella di Coffrini, ndr) che anche in questo caso ha operato in linea con la precedente».
Uno dei passaggi più importanti è rappresentato dalle dichiarazioni dell'ex sindaco Vezzani, che sottolinea come «le ragioni del trattamento speciale a Pucci vanno evidentemente ricercate nella sua personalità e nei relativi legami familiari. Quando gli abbiamo dato la disponibilità della casa cantoniera sapevo già che era parente di Grande Aracri. Era molto pressante e probabilmente continua ad esserlo anche oggi con l'attuale sindaco. Ricordo anche una occasione in cui, mentre ero con mio figlio all'uscita da scuola, fui nuovamente fermato da Pucci che in maniera alquanto pressante continuò a manifestarmi ulteriori pretese. In quell’occasione provai un senso di viva agitazione». Non trascurabile, infine, venne considerato il pregresso criminoso di Pucci: nell'agosto 2002 venne arrestato per concorso in estorsione, per aver tentato di imporre il “pizzo” a un imprenditore edile di Viadana.
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