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E ORA RISCRIVETE GLI STATUTI

E ORA RISCRIVETE GLI STATUTI

In questi giorni di dibattito sul drammatico epilogo di Unieco e più in generale sulla crisi del sistema cooperativo locale: nel florilegio di commenti, alcuni piuttosto lucidi, brilla la non casuale...

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In questi giorni di dibattito sul drammatico epilogo di Unieco e più in generale sulla crisi del sistema cooperativo locale: nel florilegio di commenti, alcuni piuttosto lucidi, brilla la non casuale assenza degli esponenti politici di maggioranza, con qualche invero imbarazzante eccezione in salsa scissionista: in questo caso, sarebbe stato auspicabile un dignitoso silenzio.
Ma poche appaiono le proposte concrete per cercare di arrestare una slavina che sta travolgendo lavoratori, risparmiatori, creditori delle sempre più numerose realtà coinvolte. Da lavoratore e amministratore di una cooperativa vera, mi permetto di presentarne qualcuna. Gli Statuti sociali dovrebbero essere la carta di identità delle realtà cooperative, ma oggi ne rappresentano poco più di una patente sgualcita con tanto di foto di trent'anni prima, non più rispondente alle caratteristiche attuali.
Si riparta dunque dagli Statuti, riscrivendoli assieme a ogni portatore di interesse e ridefinendo: - il ruolo e l'ingerenza della politica, imponendo il divieto per amministratori locali e politici vari a fine mandato di essere inseriti nell'organico e nei consigli di amministrazione; - gli scopi mutualistici e la reale missione, rafforzando gli strumenti di mutualità e di autogestione interna, per arginare la deriva di strutture sempre più piramidali e verticistiche, con la sola foglia di fico del lavoratore inconsapevole in cda. I lavoratori siano coinvolti in ogni passo, non a cose fatte.
- il rapporto tra compensi dei dirigenti e quelli dei lavoratori stessi, ripristinando gli antichi principi della cooperazione locale (massimo 3 a 1); si eviti che la crisi ricada innanzitutto ed inevitabilmente solo sui soci lavoratori; - i criteri, oggettivi e condivisi, applicati per verificarne l'effettiva realizzazione della missione sociale (bilancio sociale, non solo economico); - i limiti al volume d'affari massimo raggiungibile: realtà che fatturano milioni di euro non sono e non potranno più essere cooperative;
- le regole di accesso ai cda (gli incarichi siano a termine e a rotazione) e di ingresso in cooperativa (competenze necessarie, come si valutano e chi le valuta); - una presenza garantita di genere in cda.
La cooperazione, quella vera, è il primo antidoto alla crisi figlia di una competizione ormai senza freni: recuperarne l'essenza e l'indipendenza è ormai imprescindibile, prima che sia troppo tardi.
* Reggio città aperta

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