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SONO DIVENTATE IMPRESE CAPITALISTICHE

SONO DIVENTATE IMPRESE CAPITALISTICHE

Di fronte a quel che è accaduto in alcune delle più grandi cooperative della provincia, con la loro liquidazione, a me è venuto alla mente – ancora una volta – quanto accadde nel lontano primo...

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Di fronte a quel che è accaduto in alcune delle più grandi cooperative della provincia, con la loro liquidazione, a me è venuto alla mente – ancora una volta – quanto accadde nel lontano primo dopoguerra (anni ’20) con i lavoratori delle Officine Reggiane.
Di fronte ad una profonda crisi, essi si proposero di dare vita ad una cooperativa di carattere industriale.
Si aprì un ampio dibattito al quale partecipò Umberto Terracini che divenne poi uno dei padri della Costituente, il quale anche a nome del PCd’I disse di no.
Disse di no perché quei lavoratori sarebbero caduti, inevitabilmente nel vortice del mercato capitalistico e della finanza, nonché di una competizione senza scrupoli di fronte alla quale non avrebbero potuto resistere e sarebbero stati “massacrati”.
La cooperativa delle “Reggiane” non si fece quindi, ma quell’episodio non fu dimenticato.
Nel secondo dopoguerra, riconoscendo il valore della cooperazione, anche nella creazione di imprese per dare lavoro e assicurare lo sviluppo economico del nostro Paese, l’argomento fu quindi ripreso e se ne tenne conto anche nella celebrazione della Carta costituzionale in quell’articolo 45 che così recita: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata” aggiungendo altresì che: “...ne assicura con gli opportuni controlli il carattere e le finalità”.
Ecco io mi chiedo ora quanto di questo articolo sia stato rispettato e debba essere rispettato alla luce anche di quella cautela che ebbero gli operai delle Reggiane un secolo fa. L’errore prevalente a me pare sia stato infatti quello di essere diventate, a tutti gli effetti, delle imprese capitalistiche, di avere perduto i principi di mutualità, di avere cavalcato il mercato finanziario con tutte le conseguenze che ne sono derivate.
Ora, per quel che rimane, bisogna fare, a mio avviso, un passo indietro, ritornare alle origini, nel rispetto del dettato costituzionale.
Questo vuol dire, come è stato detto, riorganizzare le imprese come imprese autonome e democratiche, di reale partecipazione dei lavoratori alla loro gestione, di rifuggire dalla creazione di “caste” inamovibili di carattere capitalistico, di prevedere tempi e modi di servizio dei gruppi dirigenti, di agire nel mercato con la necessaria scrupolosità e trasparenza.
Non intendo con ciò andare oltre, come chi in questo momento difficile si proponga di fare la predica, ma certo nella nostra provincia, per l’importanza che ha avuto ed ha la cooperazione, tutti dovremmo essere coinvolti (partiti, amministrazioni pubbliche, sindacati, ecc...) in una attenta valutazione di quel che è successo per cercare di adottare i migliori rimedi.
Chi mai si è compiaciuto e si compiace di quel che è accaduto deve essere smentito nei fatti.
Questo ritengo sia anche il modo di essere vicini a coloro i quali stanno pagando di persona le conseguenze della situazione manifestando loro tutta la nostra solidarietà non solo a parole.

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