Gazzetta di Reggio

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UNA DOMANDA E UN GIORNO DI PARAPIGLIA

dalla primaAbbiamo chiesto loro dieci sobrie righe di risposta. La domanda senza giramenti, pubblicata ieri, era la seguente: perché questo suo silenzio a fronte dell’inabissarsi dei colossi delle...

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dalla prima
Abbiamo chiesto loro dieci sobrie righe di risposta. La domanda senza giramenti, pubblicata ieri, era la seguente: perché questo suo silenzio a fronte dell’inabissarsi dei colossi delle costruzioni?
Molteplici le reazioni di ieri mattina, pomeriggio e sera (la notte porta consiglio). Così, arcigni, abbiamo tenuto fede al nostro obiettivo di sapere e perciò cercato il campione degli interlocutori telefono per telefono, sms per sms. C’è chi ha rimandato, chi ha tirato fuori molte scuse, chi ci accusa di innescare la bagarre, chi ci ha chiesto ventiquattro ore per formulare una risposta, chi si è irritato e, infine, chi ha giustificato la sua ritrosia perché dieci righe sono troppo poche. Conclusione: il politico ama l’analisi, e ha perso di mira la sintesi.
A fine giornata mi è venuto in mente il catalogo dei santi. Le undicimila vergini, quelle che popolano frequentemente gli spalti delle vicende terrene. Vedono, sanno, ma sono intoccate. Pare che tutti o quasi abbiano bene in mente la distruzione di patrimoni di lavoro e risparmio di Unieco e delle altre coop, e ne abbiamo sofferto. In silenzio, oppure perché la sorte per esse è ormai segnata. E perché è roba vecchia.
Qualcuno, per motivare il suo distacco, infatti, afferma che il legame tra la politica e le cooperative si è allentato e sciolto da tempo. E spinge sempre più indietro l’esistenza attiva di quello sposalizio che il collega Paolo Cagnan aveva definito “duopolio reggiano”.
Storicizzare vuol dire consegnare al passato, buttare all’indietro. Mi è stato detto che con il Pd questa relazione non c’è, che semmai era già stecchita con i Ds, che è necessario tornare al partitone comunista pre-occhettiano o pre-berlingueriano per rintracciare il tandem, o quelle porte girevoli che avevo evocato domenica. Cioè i politici contemporanei nulla hanno a che fare col duopolio. E quando il duopolio imperava loro indossavano le braghe corte o non erano nati. Undicimila vergini.
Eccesso di rielaborazione. Se l’evo del duopolio dovesse subire ulteriori retrodatazioni finirebbe per coinvolgere alla lunga il suo creatore, il beneamato Camillo Prampolini (1959-1930). Oggi citatissimo a livello di slogan, locuzioni, sbandieramenti, per un retorico ritorno alle origini. Le quali erano innestate in un socialismo fattivo, nell’obiettivo del lavoro, per il progresso della comunità. Lasciate in pace Prampolini.
E’ impossibile che la politica e il sindacato non abbiano visto o intravisto in questi anni la crescita abnorme delle cooperative delle costruzioni e la loro mutazione. Innanzi tutto perché entrambe – uso un termine svelto e volgare – “rosse”, dunque nello stesso alveo. Perché qui la sinistra così presente, innervata e molecolare non può non aver visto o intravisto la trasformazione del mutualismo in capitalismo, la crescita ipertrofica delle cooperative. Colpa di qualche uomo da solo al comando? Responsabilità di questo o quel consiglio d’amministrazione sfrenato? Esito della crisi economica mondiale (è sempre colpa della crisi)?
La politica che di suo dovrebbe prevedere gli avvenimenti e gestirli dunque si tira indietro o afferma di starsene fuori, proclama di non essere più in coabitazione con il cooperativismo. Questo succede in una provincia dove non si muove foglia che Legacoop non voglia.
Mi pare giusto, infine, offrire una “nota tecnica” che non è antipolitica, ma crede fortemente nell’azione politica. La Gazzetta ha posto la domanda circa il silenzio sul crac Unieco perché il silenzio è una notizia, grave. Nessuno dei protagonisti dell’attività politico-amministrativa, del sindacato, di Legacoop è intervenuto spontaneamente o con prassi consolidata (solidarietà, denuncia, apprensione, volantino, bandiera, tavolo di concertazione, amen). Di conseguenza li abbiamo cercati con la domanda secca. Che è poi quella che vien su dal basso, dai cittadini: indò siv? Dove siete?
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it

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