Fallita la Artoni Logistica, uno dei rami dell’impero
Il tribunale dichiara la fine della controllata che conta una decina di dipendenti. Ammessa al concordato preventivo la capogruppo reggiana Artoni Group
REGGIO EMILIA Cade il primo ramo secco dell’impero dei trasporti della famiglia Artoni. A decretare la fine della corsa di una delle aziende del gruppo reggiano è stato il tribunale di Reggio Emilia, che con sentenza del giudice Nicolò Stanzani Maserati, ha decretato il fallimento della Artoni Logistica, società del gruppo che conta “appena” una decina di dipendenti e sede in via Romani, a Reggio Emilia, quartier generale dell’azienda in abbinata con la sede storica di Guastalla.
La Artoni Logistica ha come amministratore Luigi Artoni, 82 anni, capostipite della famiglia che ha fondato l’azienda ora in crisi strutturale, e dalla quale dipende il destino di 580 dipendenti diretti e altri 2.500 circa dell’indotto, posti ormai altamente compromessi.
La sentenza di fallimento della Artoni Logistica è il primo vero punto fermo della storia deteriorata dell’azienda. Per evitare ulteriori fallimenti, la capogruppo Artoni Group ha presentato invece una richiesta di ammissione al concordato preventivo liquidatorio, al quale sempre ieri è stato concesso un termine di 120 giorni per presentare tutti i documenti. Poi c’è la Artoni Trasportim che ha chiesto invece l’ammissione alla amministrazione straordinaria. Una differenza sostanziale tra le due partite portate davanti ai giudici del tribunale di Reggio, perché grossa parte dei dipendenti sono in capo alla Artoni Trasporti.
Sulla partita preme per ora il nodo legato alla cassa integrazione. È stato aggiornato infatti al prossimo 26 aprile l’incontro per l'eventuale accordo sulla cassa straordinaria per permettere all'azienda, nel frattempo, di mettere in campo tutte le azioni necessarie per vedersi assegnata la cassa integrazione. Lo ha riferito due giorni fa la segretaria nazionale della Filt Cgil Giulia Guida, al termine di un incontro al Ministero del Lavoro sulla richiesta della Cigs per i circa 400 dipendenti del gruppo Artoni, non interessati dal passaggio alla multinazionale altoatesina del settore Fercam.
«È emersa l’assoluta irresponsabilità e inadeguatezza della proprietà Artoni, assente al tavolo ministeriale e responsabile di aver formulato in modo irricevibile la richiesta di cassa. Da qui al 26 aprile - afferma la Guida - serve un’assunzione di responsabilità da parte della proprietà, a partire dall'immediato pagamento delle mensilità arretrate e non retribuite degli ultimi tre mesi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
