Il gruppo Artoni vuole evitare il fallimento
L’azienda dei trasporti tenta la strada della procedura concorsuale o l’amministrazione straordinaria
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GUASTALLA . Le voci continuano a rincorrersi per quanto riguarda la dolorosissima vertenza del gruppo di trasporti Artoni. L’ex colosso reggiano non macina più chilometri: davanti a sè ha un muro di debiti alto decine di milioni. Il fallimento sembra ormai ad un passo ma, secondo quanto appreso, l’azienda starebbe cercando di intraprendere la strada del concordato o dell’amministrazione straordinaria. Una strada stretta, bisogna dirlo, che fermerebbe però le eventuali istanze per ottenere il fallimento che potrebbero fioccare da parte di banche e fornitori che intendono velocizzare la restituzione dei loro crediti. L’amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale concessa alle grandi imprese commerciale insolvente, che conta almeno 200 dipendenti e debiti e debiti per almeno due terzi sia del totale dell'attivo dello stato patrimoniale, sia dei ricavi provenienti dalle vendite e dalle prestazioni dell'ultimo esercizio. Il gruppo Artoni sembra rientrare nella triste descrizione, quantomeno per quanto concerne i dipendenti: 580 quelli diretti, che arrivano a 2.500 con l’indotto. Per ora l’unica cosa certa resta la cessione di tredici filiali e 150 lavoratori. È quanto la Fercam di Bolzano sembra disposta a rilevare dalla Artoni. Una vertenza nazionale che doveva tornare ieri davanti ai funzionari del Mise, il ministero dello Sviluppo Economico, a Roma, ma che sarebbe stata sposta nuovamente a fine aprile.
Per accedere all’amministrazione straordinaria, però, l’azienda dovrà chiedere e vedersi riconoscere lo stato di insolvenza. Un primo momento di verità, perché la dichiarazione dovrà essere corredata con la descrizione delle cause del default, con numeri e qualche grandezza. Una volta dichiarato lo stato di insolvenza, il giudice delegato per la procedura nomina da uno o tre commissari giudiziali, in conformità dell'indicazione del Ministro dello Sviluppo economico, che è della partita. Serve poi la presentazione dei bilanci, dell’insinuazione dei creditori e così via. Una trafila già vista nel 2010, chiesta da Mariella Burani Fashion Group, il grande crac di un’azienda privatata della storia recente di Reggio Emilia, terminato poi con un inesorabile fallimento che ha travolto il gruppo reggiano della moda. (e.l.t.)
Per accedere all’amministrazione straordinaria, però, l’azienda dovrà chiedere e vedersi riconoscere lo stato di insolvenza. Un primo momento di verità, perché la dichiarazione dovrà essere corredata con la descrizione delle cause del default, con numeri e qualche grandezza. Una volta dichiarato lo stato di insolvenza, il giudice delegato per la procedura nomina da uno o tre commissari giudiziali, in conformità dell'indicazione del Ministro dello Sviluppo economico, che è della partita. Serve poi la presentazione dei bilanci, dell’insinuazione dei creditori e così via. Una trafila già vista nel 2010, chiesta da Mariella Burani Fashion Group, il grande crac di un’azienda privatata della storia recente di Reggio Emilia, terminato poi con un inesorabile fallimento che ha travolto il gruppo reggiano della moda. (e.l.t.)
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