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Impugnata la condanna del 56enne

RUBIERA. Il troncone principale di questa delicata vicenda giudiziaria si è concluso – in primo grado – quasi due anni fa e la Corte aveva condannato il patrigno a 4 anni di reclusione per violenza...

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RUBIERA. Il troncone principale di questa delicata vicenda giudiziaria si è concluso – in primo grado – quasi due anni fa e la Corte aveva condannato il patrigno a 4 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti della figliastra allora 13enne (mentre il 56enne è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti al figliastro). Una sentenza che è stata impugnata in Appello dagli avvocati difensori Enrico Della Capanna ed Helmut Bartolini, ma il processo di secondo grado non è stato ancora fissato a Bologna. Per il pm Maria Rita Pantani la ragazzina subì molestie sessuali pesanti, il tutto confermato anche nel secondo interrogatorio, come del resto in aula ha fatto l'amica che aveva raccolto le confidenze della tredicenne. Si entra in “passaggi” scabrosi di: gli approcci sotto la doccia, le molestie nel letto, le masturbazioni richieste nel bagno della stazione di Rubiera o mostrandole la foto dell'attore Scamarcio, gli approcci mentre lavava l’auto. Invece i due difensori sostengono che rimangono dubbi come macigni sulla credibilità della ragazza e ripropongono la tesi del complotto finalizzato a rendere il loro assistito «debole a difendersi, con l’obiettivo di impossessarsi di tutti i risparmi che lui aveva cointestato alla famiglia». (t.s.)

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