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La stagione nera dello sci: «Mai così poche nevicate»

di Luca Tondelli
La stagione nera dello sci: «Mai così poche nevicate»

Temperature troppo alte e piste già chiuse a Cerreto Laghi e a Febbio I gestori: «Si lavora anche nella stagione estiva, ma non basta per sopravvivere»

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COLLAGNA. «La stagione peggiore di sempre, e non soltanto per gli impianti di risalita ma per la località turistica in generale. Ora sarà necessario valutare le basi su cui andare avanti». È il biliancio tracciato da Marco Giannarelli, della società Turismo Appennino, l’azienda proprietaria e gestore degli impianti di risalita a Cerreto Laghi.

Parole dette a chiusura della stagione invernale meno nevosa della storia recente, che davvero pone seri interrogativi sul settore del turismo bianco in questi territori. «Il fatto che sia l’annata peggiore di sempre non lo dico solo io – prosegue Giannarelli – ma anche chi ha molti più anni di me. È iniziata male, e poi è finita presto: perderemo anche la Pasqua perché siamo già chiusi da due settimane viste le temperature molto alte. In tutto a Cerreto si è sciato una settantina di giorni, ma visto che in tutta la stagione sono caduti in totale 43 centimetri di neve abbiamo dovuto fare i salti mortali, anche in termini di risorse necessarie e investimenti, per offrire le piste ad un livello adeguato. Adesso inizieremo già a lavorare per l’estate: se il tempo è buono ci garantisce presenze, ma ovviamente i tre mesi estivi non possono essere sufficienti per sopravvivere. C’è il Palaghiaccio che va bene, ma dobbiamo confrontarci tra operatori e con gli Enti locali per capire se sul settore si vuole continuare a puntare, il turismo bianco va sicuramente rivisto».

Non molto diverse le parole di Lorenzo Santi, della società La Contessa che gestisce gli impianti a Febbio: «Non è stata una stagione produttiva: con così poca neve gli sciatori, nel dubbio di non trovare condizioni ideali, non vengono. La contrazione delle presenze colpisce anche stazioni più grandi di quelle dell’Appennino. Noi abbiamo cercato di integrare la parte bassa delle piste, da quota 1.100 a quota 1.300, dove abbiamo i cannoni per l’innevamento artificiale. Poi un po’ di neve si è vista dai 1.500 metri in su, ma c’era una fascia intermedia difficile da preparare per cui è stata una stagione davvero problematica. Da alcuni anni per noi l’estate funziona meglio dell’inverno, ma non è sufficiente. La speranza è che questo trend climatico possa registrare presto una inversione».

Su questa trasformazione climatica si esprime il presidente del Parco nazionale, Fausto Giovanelli: «È stato un inverno che ha avuto caratteristiche epocali: mai era caduta così poca neve. Per gli operatori degli impianti di risalita lavorare è stato un miracolo. Stiamo lavorando a dei progetti che puntano a trasformare le stazioni sciistiche in stazioni turistiche a tutto tondo. Abbiamo dati interessanti su ciaspole e scialpinismo con presenze anche in questi giorni».
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