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Poma: «Già due vittime in quattro mesi» 

Poma: «Già due vittime in quattro mesi» 

Il comandante della Municipale ha partecipato al crash test: «La priorità e azzerare il fenomeno»

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REGGIO EMILIA . «Una lezione di educazione stradale nelle scuole è una lezione di vita». A dirlo è Stefano Poma, neo comandante della polizia municipale reggiana, che in proposito non ha dubbi. Sa che ogni anno in Italia muoiono sulle strade quasi quattromila persone – come se fosse una guerra – e dunque è pienamente consapevole dell’utilità e dell’importanza di diffondere la massima attenzione sulla sicurezza di chi viaggia in auto. «Fortunatamente – precisa – nella nostra provincia si assiste ad un calo delle vittime che sono comunque una decina ogni dodici mesi. Sempre troppe e guai ad assuefarci a questo fenomeno come se fosse del tutto normale. La priorità è la salvezza della vita e non siamo certamente soddisfatti di questo pur ristretto numero. Siamo al quarto mese del 2017 e contiamo già 2 vittime».
I motivi più frequenti degli incidenti? Vanno suddivisi in due gruppi, spiega Poma: «La fase che precede la salita a bordo con riferimento a ciò che riguarda il bere, il fumare, la stanchezza. Durante la guida sono invece l’assenza della cintura, l’uso del telefonino, l’eccessiva velocità, distrazioni di vario genere. Si può e si deve fare tutto il possibile per evitare e ridurre al massimo tutti gli incidenti».
Alla seduta di ieri – cui hanno pure presenziato numerosi agenti della polizia municipale reggiana – anche la dirigente dell’ufficio scolastico provinciale, Maria Pia Pieracci, che ha assicurato il massimo appoggio all’iniziativa didattica esterna. Ha fornito dati sugli istituti scolastici partecipanti e sul coinvolgimento educativo degli allievi delle scuole superiori di secondo grado.
In tutto oltre 300 ragazzi che, con la visualizzazione o addirittura la diretta esperienza a bordo, vengono resi edotti dei pericoli che comporta una guida poco attenta. Apparentemente banali e invece utilissime, ad esempio, le annotazioni riguardanti il modo di tenere le mani, durante la guida, sul volante. Sia per la stabilità dell’auto che per le minori conseguenze fisiche in caso di urto improvviso che provochi rotazioni di parti del corpo con conseguenze, a volte irrimediabili, sulle ossa e su organi vitali. Quella di ieri è stata dunque, per almeno trecento ragazzi reggiani, una autentica lezione di vita. (l.v.)

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