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Ragazza molestata dal patrigno: il pm punta il dito sulla madre

di Tiziano Soresina
Ragazza molestata dal patrigno: il pm punta il dito sulla madre

Rubiera: la donna ora è sotto processo per mancata vigilanza. La figlia conferma gli abusi sessuali La nonna: «Mia nipote raccontava bugie, non feci denuncia». La difesa: «La giovane non è credibile»

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RUBIERA. Dopo i guai giudiziari per il patrigno accusato di violenza sessuale, ora c’è la moglie sotto processo perché accusata di omesso controllo, cioè di non aver vigilato sulla figlia e su quanto sarebbe avvenuto in casa visto che il suo convivente avrebbe compiuto abusi sessuali sull’allora 13enne fra l’estate del 2006 e quella del 2007 (il condizionale è d’obbligo perché il 56enne ha impugnato la condanna di primo grado emessa nel 2015).

In tribunale a Reggio è stata nuovamente ascoltata la ragazza che ha confermato le accuse al patrigno «ma la mamma non faceva nulla anche se le avevo detto quello che mi accadeva».

Episodi scabrosi di masturbazioni, molestie nel letto, approcci hard. La giovane stavolta non si è costituita parte civile per problemi economici (ora vive con il padre naturale e ha chiuso ogni rapporto con la madre che a sua volta ha lasciato il compagno andandosene a vivere con l’altro figlio) ed è rimasta psicologicamente “segnata” per sempre da questa vicenda, come rimarca il pm Maria Rita Pantani.

Secondo la nonna materna – sentita come testimone – la nipote invece raccontava delle bugie: «Una volta ci aveva detto di aver fatto sesso all’aperto con un ragazzo, ma lui poi la smentì, non era vero. Dubitavo di lei, c’era qualcosa che non andava, non rispettava le regole. Me ne ha fatte passare tante. Proprio perché dubitavo non feci denuncia, ma credo però l’abbia fatta mia figlia (cioè l’imputata, ndr) che non aveva visto comunque mai nulla. Lui come reagì quando uscirono queste cose? Era diventato matto, diceva che non era vero». Una ricostruzione della nonna contestata dal pm Pantani, facendo riferimento a quanto l’anziana aveva raccontato nel processo principale. La nonna alla fine della testimonianza è commossa: «Avrei voluto avere mia nipote davanti e guardarla negli occhi. Sono 8-10 anni che non la vedo più».

La zia della ragazza ha poi parlato di rapporto conflittuale dell’allora tredicenne con la madre: «Che mia nipote avesse subìto dei palpeggiamenti dal patrigno l’avevo sentito in casa, quando lei era venuta a vivere con me e sua nonna».

L’ex marito della zia è tornato pure lui – nella deposizione – sulle vicende hard, sempre però per averle sentite raccontare da altri: «La ragazza aveva chiesto 100mila euro alla madre per aprire un bar, ma non li ebbe». Il padre naturale ha specificato che la figlia si era confidata con lui solo un anno dopo. Mentre il fratello – che vive con la madre – ha detto di non ricordare: «Al tempo avevo solo sei anni».

Si tornerà in udienza a fine maggio per la discussione.

Fuori dall’aula l’avvocato Andrea Pellegrini – che difende l’imputata – è quasi lapidario: «Sono emersi profili che ci permettono di vedere sotto un’angolazione diversa il capo d’imputazione. Sulla credibilità della ragazza le prove testimoniali raccolte in aula hanno inciso profondamente».
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