Sul tir a lezione di sicurezza stradale
Trecento studenti reggiani hanno partecipato alle simulazioni di incidenti grazie a un innovativo laboratorio mobile
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REGGIO EMILIA . Che esperienza si vive andando a sbattere contro un camion? Che trauma e che choc se ci si ribalta magari senza aver allacciato le cinture? È quello che hanno indirettamente sperimentato ieri mattina oltre trecento studenti di una decina di scuole della città e della provincia.
Divisi in due gruppi, nel parcheggio del Foro Boario, alla presenza di numerosi agenti della Municipale hanno assistito a una lezione di educazione stradale che si è tenuta grazie ad un mezzo speciale messo a disposizione dalla presidenza del Consiglio dei ministri insieme al dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale. In pratica un laboratorio mobile con simulatori di impatto e di ribaltamento presente per la prima volta nella nostra città. Nel turno iniziale c’erano allievi della Filippo Re, del Tricolore e del Chierici, della Carrara di Guastalla e del Convitto Corso di Correggio. Al secondo hanno preso parte studenti iscritti al Moro, al Secchi, alla Galvani Iodi e alle Magistrali Liceo Canossa. Tutti giovani delle quarte e quinte superiori dai 17 ai 19 anni.
Con grande vivacità e una verve coinvolgente che comprendeva battute irridenti e richiami a vari dialetti, Leonardo Indiveri ha catturato l’attenzione di entrambe le platee radunate davanti ad un grande automezzo dotato di tecnologie multimediali. Da un lato i sedili di una vetturetta destinati a schiantarsi – con una persona seduta – contro una parete; dall’altro addirittura un veicolo con due occupanti destinato a girarsi sottosopra. A bordo sono stati invitati di volta in volta alcuni dei presenti che hanno in tal modo sperimentato personalmente il test. Il tutto giustificato quale “Campagna per la salvaguardia del pirla italiano”, inteso come chi si mette al volante dopo aver bevuto troppo o assunto droghe o sostanze dannose.
Comprensibili le risate di chi vedeva il compagno di classe soffrire le pene “teoriche” dell’incidente, mentre veniva ripreso dalle telecamere e rilanciato attraverso uno schermo inserito sul camion di docenza. Intuibile però anche l’attenzione per i numerosi riferimenti tecnici sugli effetti della velocità sconsiderata illustrata con dati scientifici. L’energia cinetica, i tempi di apertura dell’airbag, l’insostituibile efficacia dell’uso corretto delle cinture anche per il viaggiatore del sedile posteriore, il funzionamento del pretensionatore che agisce nel caso di impatto violento.
La seduta è forse diventata una delle lezioni più preziose: un finto “crash” per salvare la vita. (l.v.)
Divisi in due gruppi, nel parcheggio del Foro Boario, alla presenza di numerosi agenti della Municipale hanno assistito a una lezione di educazione stradale che si è tenuta grazie ad un mezzo speciale messo a disposizione dalla presidenza del Consiglio dei ministri insieme al dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale. In pratica un laboratorio mobile con simulatori di impatto e di ribaltamento presente per la prima volta nella nostra città. Nel turno iniziale c’erano allievi della Filippo Re, del Tricolore e del Chierici, della Carrara di Guastalla e del Convitto Corso di Correggio. Al secondo hanno preso parte studenti iscritti al Moro, al Secchi, alla Galvani Iodi e alle Magistrali Liceo Canossa. Tutti giovani delle quarte e quinte superiori dai 17 ai 19 anni.
Con grande vivacità e una verve coinvolgente che comprendeva battute irridenti e richiami a vari dialetti, Leonardo Indiveri ha catturato l’attenzione di entrambe le platee radunate davanti ad un grande automezzo dotato di tecnologie multimediali. Da un lato i sedili di una vetturetta destinati a schiantarsi – con una persona seduta – contro una parete; dall’altro addirittura un veicolo con due occupanti destinato a girarsi sottosopra. A bordo sono stati invitati di volta in volta alcuni dei presenti che hanno in tal modo sperimentato personalmente il test. Il tutto giustificato quale “Campagna per la salvaguardia del pirla italiano”, inteso come chi si mette al volante dopo aver bevuto troppo o assunto droghe o sostanze dannose.
Comprensibili le risate di chi vedeva il compagno di classe soffrire le pene “teoriche” dell’incidente, mentre veniva ripreso dalle telecamere e rilanciato attraverso uno schermo inserito sul camion di docenza. Intuibile però anche l’attenzione per i numerosi riferimenti tecnici sugli effetti della velocità sconsiderata illustrata con dati scientifici. L’energia cinetica, i tempi di apertura dell’airbag, l’insostituibile efficacia dell’uso corretto delle cinture anche per il viaggiatore del sedile posteriore, il funzionamento del pretensionatore che agisce nel caso di impatto violento.
La seduta è forse diventata una delle lezioni più preziose: un finto “crash” per salvare la vita. (l.v.)
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