Unieco, un patto salva-lavoratori
Regione e Comune gettano le basi per il ricollocamento La procedura partirà dopo la nomina del liquidatore
REGGIO EMILIA. Il sindaco, Luca Vecchi, nei giorni scorsi ha avviato i contatti con l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi. E nelle scorse ore avrebbe anche incontrato una delegazione di lavoratori dei diversi reparti Unieco, per fare un primo punto della situazione. I motori si sono accesi. Ma la macchina si metterà in moto soltanto una volta che verrà nominato ufficialmente il commissario liquidatore, quando i numeri del dissesto del colosso di via Ruini saranno definitivi. Un patto per lo sviluppo territoriale. Sarebbe questo il primo strumento che la politica metterà in campo per far fronte al dissesto occupazionale provocato dal tracollo Unieco, franata sotto il peso di debiti accumulati per circa 660 milioni.
Uno strumento di fatto nelle mani della Regione, già adottato per affrontare le conseguenze di pesanti crisi aziendali in altre province, che per la prima volta verrebbe attivato anche qui a Reggio, dove confluirebbero le richieste di occupazione dei lavoratori destinati a rimanere senza lavoro. In pratica, una sorta di censimento delle singole professionalità, a partire dal quale convocare tavoli con una cadenza mensile per tentare la strada di un ricollocamento.
Un tavolo concertativo al quale siederebbero gli enti locali, le parti sociali, i rappresentanti del mondo economico, produttivo e cooperativo, i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori, con il compito di definire la richiesta di figure professionali presenti sul territorio, in modo da incrociarla con le competenze e i ruoli dei singoli dipendenti rimasti a casa, nel tentativo di mettere le basi per costruire il percorso di ricollocamento. Nel minor tempo possibile e per il maggior numero di lavoratori possibile.
Una procedura che verrà attivata soltanto una volta che dalla rosa dei tre nomi verrà ufficializzato quello del commissario liquidatore. Nelle scorse settimane, dalla sede Unieco erano già partite lettere di licenziamento per 170 su 342 lavoratori, con effetto da maggio, quando si chiuderanno gli ammortizzatori sociali. Una trentina di lavoratori avevano annunciato l’intenzione di correre alle vie legali.
Circa una settantina, invece, coloro che avevano optato per una uscita volontaria, con o senza incentivi. Nei tavoli istituzionali verrà eseguito anche un monitoraggio per seguire la crisi Artoni, alle prese con l’acquisizione da parte della multinazionale altoatesina Fercam. A fine marzo, al ministero dello Sviluppo economico, era stata raggiunta l’intesa sull’affitto di un ramo d’azienda fino al 31 marzo 2018 per 12 su 14 filiali e circa 140 lavoratori da parte dell’azienda di Bolzano, che tuttavia inizialmente si era detta disponibile ad assorbire tutti i circa 500 dipendenti del gruppo reggiano.
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