Gazzetta di Reggio

Reggio

Bocco-Canala, giù il diaframma: lunedì la cerimonia: è polemica

di Giuseppe Boi
Bocco-Canala, giù il diaframma: lunedì la cerimonia: è polemica

Casina: festa con le autorità per la fine degli scavi nella galleria Nord della variante sulla statale 63. Invitata la famiglia di Mark Bernardo, morto durante i lavori: «Non partecipiamo, papà non c’è più»

3 MINUTI DI LETTURA





CASINA. Lunedì prossimo, il 10 aprile, cadrà l’ultimo diaframma della seconda galleria della Bocco-Canala. Un momento chiave per il completamento della variante che permetterà di completare la “nuova” strada statale 63. Un’opera pubblica attesa dai primi anni ’90, i cui lavori sono ripresi solo nel 2013 e che rappresenta un successo importante per la montagna reggiana. Considerando anche la prossima realizzazione della bretella di Rivalta, il percorso per raggiungere la pianura potrebbe essere ridotto di 20 minuti.

Un taglio dei tempi costato milioni di euro e, soprattutto, una vita umana. Quella di Mark Bernardo, operaio 54enne di Benevento, morto per un infortunio sul lavoro avvenuto nel cantiere. Un lutto che sarà ricordato nella cerimonia che il consorzio Cerreto-Casina ha organizzato per l’abbattimento del diaframma. Un momento a cui sono stati invitati anche i parenti di Bernardo. La moglie e i due figli hanno però deciso di declinare l’invito: «Mio padre non c’è più, non abbiamo nulla da festeggiare», spiega Milena Bernardo, figlia dell’operaio campano e portavoce della famiglia.

Il padre è morto lo scorso 2 ottobre nell’ospedale Maggiore di Parma, dove era ricoverato dal 28 di settembre. Quel giorno il saldatore campano e dipendente della Cerreto-Casina si trovava su un’impalcatura alta circa cinque metri quando è precipitato al suolo, battendo con violenza il capo e il torace. Ricoverato in rianimazione, ha lottato per quattro giorni prima di arrendersi.

«Quando ci hanno invitati a partecipare siamo scoppiati in lacrime», così Milena racconta i momenti vissuti dopo la comunicazione ricevuta dal consorzio. «È un gesto che apprezziamo, ma che non può che farci male. Ricordare la morte di mio padre è importante e lodevole ma, partecipando, rischiamo di aggravare il dolore che proviamo per una perdita così importante e ancora così recente».

«Senza entrare nel merito delle indagini del procedimento penale in corso (l’accusa è omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme della prevenzione sugli infortuni sul lavoro, ndr), noi aspettiamo giustizia e confidiamo nel lavoro degli inquirenti – spiega ancora Milena –. Riteniamo che il primo e più importante criterio per valutare la bontà di un’opera pubblica realizzata, dovrebbe essere l’assenza di danni e pregiudizi ai lavoratori che l'hanno realizzata. Per questo non possiamo partecipare a una festa nel luogo dove è morto un uomo, dove è morto nostro padre».

Una posizione chiara e comprensibile: un sacrificio umano, secondo la famiglia Bernardo, non vale il completamento di un’opera sebbene importante e attesa. «Le grandi opere progettate per fini di utilità pubblica – aggiunge Milena – troppo spesso in Italia richiedono il sacrificio della vita di lavoratori, sacrificio che una più adeguata politica di sicurezza avrebbe evitato».

Per questo la famiglia è netta nella sua decisione di non partecipare alla cerimonia di lunedì prossimo: «Grazie, ma decliniamo l’invito»
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google