La scultura di Pavesi simbolo di lotta contro la malattia
di Vittorio Ariosi
Il grande cavallo di bronzo dell’artista di Novellara collocato davanti al padiglione del Core di Reggio Emilia
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NOVELLARA. Martedì scorso è stata posizionata, fra il padiglione di oncoematologia e il corpo principale dell'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, la scultura realizzata per il Core (Centro oncologico ed ematologico di Reggio Emilia) dallo scultore novellarese Mario Pavesi. Si tratta di un grande cavallo di bronzo spasmodicamente proteso verso il cielo, a simboleggiare il Core e la sua lotta contro la malattia. La scultura, che verrà inaugurata e presentata alla cittadinanza all’inizio di maggio, è stata realizzata con il contributo di una sessantina di soggetti, mentre l’artista ha rinunciato al compenso per la sua opera.
La domanda «che cosa posso fare io per il Core», Pavesi se l’era posta l’anno scorso. E la scultura era già pronta in maggio, nella sua casa colonica immersa fra i campi della campagna novellarese, da dove è stata prelevata e trasportata sul luogo della collocazione. L’idea della scultura di quella postura è nata come simbolo di anelito verso il cielo e verso la guarigione.
Pavesi è nato il 5 agosto 1945 a Guastalla e ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. In 40 anni di attività ha sperimentato vari percorsi pittorici e scultorei, svincolati dalle logiche del mercato e dalle mode del momento, ma sempre legati alla sfera delle emozioni e alla ricerca incessante di una interiorità sofferta. Da tempo si è conquistato un suo posto fra i maggiori artisti italiani viventi, apprezzato e richiesto. Ultimamente, oltre alle mostre personali in varie città, ha esposto alcune sue sculture all'Expo Arte Italiana, invitato da Vittorio Sgarbi. Una sua opera è stata scelta dalla commissione di Brera incaricata di selezionare le opere per il più grande museo di sculture del mondo, all'Idroscalo di Milano. È stato invitato all'Esposizione universale 2017 nel Kazakistan; gli organizzatori gli hanno chiesto di allestire preventivamente anche una mostra personale nella capitale Astana e in altre due città del Paese. Le 24 sculture esposte sono state tutte vendute nello stesso giorno dell'inaugurazione. Prossimamente esporrà al palazzo ducale di Milano con i grandi scultori del Novecento italiano, unico invitato fra gli scultori viventi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La domanda «che cosa posso fare io per il Core», Pavesi se l’era posta l’anno scorso. E la scultura era già pronta in maggio, nella sua casa colonica immersa fra i campi della campagna novellarese, da dove è stata prelevata e trasportata sul luogo della collocazione. L’idea della scultura di quella postura è nata come simbolo di anelito verso il cielo e verso la guarigione.
Pavesi è nato il 5 agosto 1945 a Guastalla e ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. In 40 anni di attività ha sperimentato vari percorsi pittorici e scultorei, svincolati dalle logiche del mercato e dalle mode del momento, ma sempre legati alla sfera delle emozioni e alla ricerca incessante di una interiorità sofferta. Da tempo si è conquistato un suo posto fra i maggiori artisti italiani viventi, apprezzato e richiesto. Ultimamente, oltre alle mostre personali in varie città, ha esposto alcune sue sculture all'Expo Arte Italiana, invitato da Vittorio Sgarbi. Una sua opera è stata scelta dalla commissione di Brera incaricata di selezionare le opere per il più grande museo di sculture del mondo, all'Idroscalo di Milano. È stato invitato all'Esposizione universale 2017 nel Kazakistan; gli organizzatori gli hanno chiesto di allestire preventivamente anche una mostra personale nella capitale Astana e in altre due città del Paese. Le 24 sculture esposte sono state tutte vendute nello stesso giorno dell'inaugurazione. Prossimamente esporrà al palazzo ducale di Milano con i grandi scultori del Novecento italiano, unico invitato fra gli scultori viventi.
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