TEATRO REGIÒ
Scuole e istituzioni a confronto
Le domande degli studenti: «Cosa possiamo fare noi ragazzi?»
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REGGIO EMILIA. Come fa la mafia a insinuarsi nella politica e cosa possiamo fare noi ragazzi per contrastarla? Ma anche come rendere Reggio più sicura? Queste alcune delle domande che gli studenti reggiani hanno posto ieri al prefetto di Reggio Raffaele Ruberto, al presidente della Provincia Giammaria Manghi e al sindaco Luca Vecchi nel corso dell’inedito dialogo sui temi della legalità che al teatro Regiò ha messo di fronte scuole e istituzioni.
Dopo il saluto della presidente dell’Istituto Cervi Albertina Soliani sono stati cinque studenti del Chierici ad iniziare “l’interrogatorio”. Al prefetto Raffaele Ruberto il compito di rispondere ai quesiti relativi alle richiesta di certezza della pena («Il progetto di riforma del processo penale, già approvato dal Senato, fa ben sperare perché si possano tenere in carcere in attesa di giudizio persone che turbano le coscienze e il vivere civile» ha detto) e soprattutto di maggiore sicurezza: «In realtà – ha risposto il prefetto – le statistiche dimostrano che rispetto al 1995, ovvero ad un periodo che molti vostri genitori ricordano probabilmente come una sorta di età dell’oro, furti e scippi nel Reggiano sono diminuiti. Certo, tutti noi vorremmo poter disporre di maggiori forze dell’ordine, ma anche il Governo ha meno denaro per nuove assunzioni: siamo però abituati a fare di necessità virtù, e a Reggio ogni giorno ci sono comunque 6 pattuglie in azione, ed è un numero importante che non tutte le province dell’Emilia-Romagna riescono a garantire». Ai due esponenti delle istituzioni più politiche la risposta agli interrogativi sul “come e perché la mafia riesce a insinuarsi anche nelle alte sfere”. «E’ una domanda che ci poniamo anche noi – ha risposto il presidente della Provincia, Giammaria Manghi - Anche io mi sono messo a scuola per cercare di capire come le mafie si siano insediate nel nostro territorio e umilmente vi dico quello che ho capito: ovvero che, per riuscirci, devono avere la disponibilità delle persone alle quali si propongo scambi e favori, stimolando le debolezze delle persone in cerca di gloria, potere e denaro». Sulla necessità di un impegno collettivo per sicurezza e legalità ha insistito anche il sindaco Luca Vecchi che dopo essersi presentato ha sottolineato come la mafia si possa arginare «solo con i nostri comportamenti individuali quotidiani, opponendoci alla cultura delle furbizia che vede il mio interesse venire prima di ogni altra cosa e che porta a scollegarmi dalla dimensione della comunità e delle regole».
Dopo il saluto della presidente dell’Istituto Cervi Albertina Soliani sono stati cinque studenti del Chierici ad iniziare “l’interrogatorio”. Al prefetto Raffaele Ruberto il compito di rispondere ai quesiti relativi alle richiesta di certezza della pena («Il progetto di riforma del processo penale, già approvato dal Senato, fa ben sperare perché si possano tenere in carcere in attesa di giudizio persone che turbano le coscienze e il vivere civile» ha detto) e soprattutto di maggiore sicurezza: «In realtà – ha risposto il prefetto – le statistiche dimostrano che rispetto al 1995, ovvero ad un periodo che molti vostri genitori ricordano probabilmente come una sorta di età dell’oro, furti e scippi nel Reggiano sono diminuiti. Certo, tutti noi vorremmo poter disporre di maggiori forze dell’ordine, ma anche il Governo ha meno denaro per nuove assunzioni: siamo però abituati a fare di necessità virtù, e a Reggio ogni giorno ci sono comunque 6 pattuglie in azione, ed è un numero importante che non tutte le province dell’Emilia-Romagna riescono a garantire». Ai due esponenti delle istituzioni più politiche la risposta agli interrogativi sul “come e perché la mafia riesce a insinuarsi anche nelle alte sfere”. «E’ una domanda che ci poniamo anche noi – ha risposto il presidente della Provincia, Giammaria Manghi - Anche io mi sono messo a scuola per cercare di capire come le mafie si siano insediate nel nostro territorio e umilmente vi dico quello che ho capito: ovvero che, per riuscirci, devono avere la disponibilità delle persone alle quali si propongo scambi e favori, stimolando le debolezze delle persone in cerca di gloria, potere e denaro». Sulla necessità di un impegno collettivo per sicurezza e legalità ha insistito anche il sindaco Luca Vecchi che dopo essersi presentato ha sottolineato come la mafia si possa arginare «solo con i nostri comportamenti individuali quotidiani, opponendoci alla cultura delle furbizia che vede il mio interesse venire prima di ogni altra cosa e che porta a scollegarmi dalla dimensione della comunità e delle regole».
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