Unieco, prestito sociale in garanzia alle banche
di Enrico Lorenzo Tidona
I 12 milioni di risparmi ora in bilico oggetto di un accordo stipulato nel 2013 Il Cda: «Vincolo venuto a galla solo nel 2015: non potevamo dare di più»
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REGGIO EMILIA. Unieco nel 2013 aveva bisogno della conferma delle linee di credito per 70 milioni di euro da parte delle banche. Per farlo, però, l’azienda presieduta allora da Mauro Casoli ha dovuto mettere sull’altro piatto della bilancia parte del patrimonio e, al contempo, congelare il 60% del prestito sociale così come le quote sociali. Una sorta di garanzia, che per il solo prestito sociale valeva circa 12 milioni di euro, proprio quei soldi che ora sembrano svaniti perché finiti nell’immenso calderone dei debiti di Unieco, un impasto formato da un passivo di quasi 700 milioni di euro nel quale dovrà infilare le mani un liquidatore. Quei 12 milioni di prestito sociale rappresentano infatti i risparmi affidati dai soci lavoratori e dai pensionati alla cooperativa delle costruzioni, che è ormai prossima alla liquidazione coatta amministrativa. Un capitolo tra i più dolorosi, ora al centro della rivendicazione da parte dei soci e dei pensionati che vogliono vederci chiaro e tentare di recuperare i risparmi di una vita. Sì perché sono in molti ad affermare, consiglio di amministrazione uscente compreso, che di quel vincolo sul 60% del prestito sociale con le banche stipulato nel 2013 nessuno ha saputo nulla fino al novembre del 2015. «Anche se avessimo voluto, non avremmo potuto restituire più del 40% del prestito sociale a causa di quel vincolo» ha spiegato pochi giorni fa alla Gazzetta l’attuale presidente del consiglio di amministrazione di Unieco, Cinzia Viani. Proprio per far luce sulla questione e tentare di riavere i propri risparmi, i soci si stanno rivolgendo ad associazioni come Federconsumatori e ai sindacati in primis. Parliamo di quasi mille persone: 256 sono soci lavoratori e altro 700 pensionati.
«Servivano tante risorse, per carità, avevamo pegni e ipoteche su tutto» ci ha spiegato Viani, salita in sella con il cda dei “ribelli” nel maggio del 2015, dopo la “cacciata”di Casoli, finito in minoranza in assemblea dopo 21 anni di presidenza. «Gli amministratori dei due periodi successivi al 2013 hanno cercato di ridare ai soci quello che si poteva dare - ci ha spiegato nella medesima occasione Raffaele Gasparini, dirigente Unieco e membro del cda dei dissidenti - Ma c’era un vincolo: si poteva restituire al massimo il 40% per accordi presi con le banche nel 2013 ma che sono stati resi noti solo nel novembre del 2015. E questo è un passaggio fondamentale: perché il 40% del prestito sociale è stato restituito tutto, compresi gli interessi. Il resto era vincolato alla restituzione dei 70 milioni alle banche». Come dire: di più non potevamo fare. Il ritardo nella comunicazione ravvisato dagli attuali consiglieri della cooperativa è stato inserito ai tempi anche in un verbale del cda e fu comunicato ai soci tramite un’assemblea sempre in quell’anno. Una decisione in capo all’ex vertice di Unieco, costretto dai debiti a erigere un argine per tentare un salvataggio in extremis, e sul quale i soci ora beffati dal crollo della coop vogliono vederci chiaro, così come i sindacati, che dovranno attendere però che venga nominato il liquidatore della procedura attivata dal ministero. «Oltre al 60% del prestito sociale è stato congelato anche l’85% delle quote sociali» ha spiegato Viani. «Questo vuol dire che chi ha assunto nel 2013 quell’impegno, ha impedito, a prescindere dalle disponibilità economiche che aveva la cooperativa, di agevolare la liquidazione di un prestito sociale. Questo è un qualche cosa che è stato detto ma con grande ritardo» concluse Ivan Gianesini, consigliere che con delega ai rapporti con i soci.
«Servivano tante risorse, per carità, avevamo pegni e ipoteche su tutto» ci ha spiegato Viani, salita in sella con il cda dei “ribelli” nel maggio del 2015, dopo la “cacciata”di Casoli, finito in minoranza in assemblea dopo 21 anni di presidenza. «Gli amministratori dei due periodi successivi al 2013 hanno cercato di ridare ai soci quello che si poteva dare - ci ha spiegato nella medesima occasione Raffaele Gasparini, dirigente Unieco e membro del cda dei dissidenti - Ma c’era un vincolo: si poteva restituire al massimo il 40% per accordi presi con le banche nel 2013 ma che sono stati resi noti solo nel novembre del 2015. E questo è un passaggio fondamentale: perché il 40% del prestito sociale è stato restituito tutto, compresi gli interessi. Il resto era vincolato alla restituzione dei 70 milioni alle banche». Come dire: di più non potevamo fare. Il ritardo nella comunicazione ravvisato dagli attuali consiglieri della cooperativa è stato inserito ai tempi anche in un verbale del cda e fu comunicato ai soci tramite un’assemblea sempre in quell’anno. Una decisione in capo all’ex vertice di Unieco, costretto dai debiti a erigere un argine per tentare un salvataggio in extremis, e sul quale i soci ora beffati dal crollo della coop vogliono vederci chiaro, così come i sindacati, che dovranno attendere però che venga nominato il liquidatore della procedura attivata dal ministero. «Oltre al 60% del prestito sociale è stato congelato anche l’85% delle quote sociali» ha spiegato Viani. «Questo vuol dire che chi ha assunto nel 2013 quell’impegno, ha impedito, a prescindere dalle disponibilità economiche che aveva la cooperativa, di agevolare la liquidazione di un prestito sociale. Questo è un qualche cosa che è stato detto ma con grande ritardo» concluse Ivan Gianesini, consigliere che con delega ai rapporti con i soci.
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