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«Animate la lotta contro le mafie» 

«Animate la lotta contro le mafie» 

Ieri il presidente del Senato ai giovani reggiani: «La mafia ormai preferisce la corruzione alla violenza»

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REGGIO EMILIA. Il fascino dei modelli mafiosi, dei soldi facili e della bella vita. Un fascino corrotto, che scorre anche tramite i social network, dove giovani “picciotti” sfoggiano frasi da film e condotte di vita che li legano inesorabilmente alla malavita. Un decadenza messa in luce ieri da Elia Minari di Cortociruito nell’introduzione dell’intervento di Pietro Grasso, presidente del Senato, a Reggio in sala del Tricolore davanti agli studenti reggiani, ai quali ha indicato la necessità di una «rivolta etica». «Siamo qui a dimostrazione dell'impegno e dell'azione quotidiana straordinaria di una comunità e di un territorio, delle sue istituzioni e della società civile sul fronte dell'antimafia e del contrasto all'infiltrazione delle grandi organizzazioni mafiose» lo ha anticipato il sindaco Luca Vecchi. La rivolta indicata da Grasso è contro la «grave crisi di legalità del paese», perché la legalità «è il baluardo dietro cui si difendono i diritti dei più deboli». A cominciare dal tema del lavoro per i giovani, «il modo migliore per zittire le sirene della criminalità». Concetti ribaditi nella lezione sulla legalità a un centinaio di studenti. L’appuntamento con la seconda carica dello Stato nell'ambito della rassegna antimafia Noicontrolemafie organizzata dalla provincia per il settimo anno consecutivo. Grasso ha sottolineato che «in certe realtà la maestra di vita non è la scuola o la famiglia ma, la strada. E questo rende vulnerabili alle sirene della criminalità con promesse di facili ricchezze, che si traducono poi in carcere, morte e sangue». L’ex magistrato ha voluto poi ribadire che la «mafia si è evoluta entrando nella criminalità economica. Ha capito che con la violenza armata non vinceva e infatti quella mafia è stata distrutta dallo stato con la repressione». Oggi però, prosegue Grasso, «la mafia è parte del sistema e ha creato una rete di relazioni con la corruzione, che è uno dei mali dilaganti, con cui si è mimetizzata e che rendono difficilissimo individuarla». Proprio nella Città del Tricolore, dove è in corso il processo Aemilia contro il radicamento della ’ndrangheta, il presidente del Senato ha sottolineato: «Le mafie al centro nord non si sono infiltrate, ci sono state già da alcuni anni come il processo ha documentato. Ma ora, grazie al consenso sociale e delle istituzioni, ci sono le capacità per far venire fuori questi fenomeni». Da qui l’appello ai ragazzi ad ascoltare «la propria coscienza» e «ad una rivolta etica, contro la corruzione, il finanziamento illegale dei partiti, chi sfregia l'ambiente o butta a mare gli immigrati». Stefano Bonaccini, presidente della Regione, ricorda tra gli altri impegni della sua amministrazione l'approvazione del testo unico sulla legalità e le risorse per quasi un milione di euro stanziate per consentire lo svolgimento del processo Aemilia a Reggio «perché siamo i primi ad essere interessati a sapere cosa sia accaduto, non come ha detto invece qualche imbecille». Il governatore ha aggiunto: «Questa non è una terra di mafia, abbiamo gli anticorpi. Per Grasso «oggi la mafia non spara più perché ha ritenuto sia più facile inserirsi e mimetizzarsi proprio nei circuiti economici: per questo preferisce la corruzione alla violenza, perché la corruzione non è visibile ma lega ugualmente il corrotto al corruttore. Occorre reagire a questa grave crisi di legalità che c'è nel Paese».

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