Gazzetta di Reggio

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Emil Banca, parte le cura dimagrante 

di Enrico Lorenzo Tidona
Emil Banca, parte le cura dimagrante 

In bilico 4 filiali su 84. Quaranta reggiani hanno preso posto a Bologna. Ravaglia: «Fidatevi, è un’opportunità per tutti»

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REGGIO EMILIA . Dal primo aprile il Banco Emiliano non esiste più. Almeno dal punto di vista nominale, con tanto di cambio di insegne, di sito web e diluizione della folta compagine sociale. La banca reggiana di credito cooperativo si è fusa infatti con Emil Banca. Anche il peso si sposta verso la sede bolognese, dove circa 40 dipendenti reggiani fanno già la spola da cinque giorni. L’integrazione tra i due gruppi non sarà semplice: parliamo di 84 filiali totali, 137 mila clienti, 44 mila soci, oltre 700 dipendenti e un territorio di competenza che si estende su sei provincie, cinque in Emilia (Parma, Reggio, Modena, Bologna e Ferrara) e una in Lombardia (Mantova). Manovra complessa in mano al nuovo direttore generale unico, Daniele Ravaglia, espressione di Bologna, presente a Reggio un giorno alla settimana.
Ravaglia, una fusione che abbatte campanili. Avete registrato polemiche?
«Le polemiche non ci coinvolgono: abbiamo fatto un piano industriale nell’interesse di tutti. Abbiamo ampliato le possibilità di sviluppo di Emil Banca e dotato di una maggior struttura patrimoniale ed economica l’ex Banco Emiliano garantendo un futuro più roseo a tutti i territori».
Non c’è il rischio che diventando la seconda bcc italiana si perde contatto con il territorio?
«Credo che sia una sciocchezza dire, come ho sentito, che lo spirito dell’ex banca di Cavola è morto. Non solo non muore, ma verranno rafforzati i rapporti grazie ai comitati locali dei soci. Rimarremo una banca del territorio, non possiamo scimmiottare le grandi banche commerciali, non ci conviene. Mi permetto di dire, poi, cosa significa localismo? Ci sono filiali a Mantova, Ferrara.. Certo che una volta che ci conosceranno meglio io credo che i reggiani cambieranno idea».
Dovrete creare delle sinergie. Sacrificherete delle filiali?
«La revisione territoriale non fa riferimento alla fusione. Il mercato non permette più di avere filiali non produttive. Penso che dovremmo chiudere quattro filiali. Il Banco Emiliano stesso ne aveva già chiuse due, noi di Emil Banca ben quattro. Siamo un’impresa e se l’ultima riga è rossa e non nera non va bene. L’integrazione avrà effetti interni ma non su clienti e soci. Certo una quarantina di collegi si spostano verso la direzione generale che è a Bologna. Ma tutti hanno il posto assicurato e, mi permetto di dire, non fanno la fine che fanno i dipendenti di altre cooperative».
Le decisioni saranno prese tutte a Bologna quindi?
«No, creeremo dei presidi territoriali con autonomie locali per la concessione dei crediti. Ripeto: noi vogliamo rimanere una bcc. Faremo l’assemblea plenaria del 23 aprile a Bologna perché è l’ultima di Emil Banca 2.0. Adesso siamo 3.0 ».
Come sono i vostri conti?
«Il 2016 per Emil Banca è stato positivo, com un utile di 2,4 milioni di euro. Ma siamo cresciuti su attività sociale, impieghi, mille nuovi soci e 3mila nuovi clienti».
Qual è l’opportunità di fondersi con Reggio Emilia?
«È una delle 5 province in Italia che hanno avuto e prevedono il maggiore incremento di Pil, insieme a Bologna, Parma e Modena, dove siamo presenti. Una bella fortuna».
C’è chi dice che avete acquisito una banca in difficoltà ma ripulita dalle sofferenze. Un vero affare, no?
«È un grande affare sostenuto da un progetto industriale che non avremmo portato avanti senza prospettive. La fusione con noi era l’unica posizione possibile per Banco Emiliano. Il fondo l’ha ripulito dalle perdite in funzione della fusione. Noi ci siamo assunti peraltro dei rischi imprenditoriali. Ora l’andamento è lineare e tranquillo. Ci siamo fusi nell’interesse di tutti e con un occhio al futuro. Assieme siamo la seconda bcc in Italia. Non c’è un vincitore o un vinto. Abbiamo garantito l’occupazione a 230 persone e copriremo le trasferte di chi abita distante. Non è cosa scontata oggigiorno».

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