«Macché false fatture, la coop fece i lavori»
di Tiziano Soresina
I difensori di Casoli indicano le opere realizzate da Unieco: questura, biblioteca di Albinea e immobili
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REGGIO EMILIA. Una corposissima memoria difensiva (ben 36mila le pagine depositate) per contrastare quello che è ormai un processo inevitabile per il 63enne Mauro Casoli – l’udienza preliminare non è stata però ancora fissata in tribunale – accusato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture (emesse fra il 2008 e il 2010) per operazioni inesistenti in quanto legale rappresentante all’epoca dei fatti di quello che era ancora un colosso cooperativo, cioè Unieco.
L’inchiesta è stata seguita personalmente dal procuratore Giorgio Grandinetti che ha coordinato le indagini della Finanza e secondo l’accusa per pagare meno tasse a fine anno, Unieco sarebbe ricorsa all’utilizzo di fatture false emesse da artigiani per lavori fissati sulla carta ma in parte inesistenti nella realtà.
Si tratterebbe di 1,7 milioni di euro di imponibili frazionati in decine e decine di fatture (più 240mila euro di relativa Iva) emesse tra il 2008 e il 2010 da 43 imprenditori calabresi (titolari di imprese in buona parte confluite nel Consorzio Artigiani Muratori di Reggio).
Una ricostruzione che viene contestata dall’avvocato Roberto Bassi che con il collega mantovano Alberto Accordi difende l’ex numero uno di Unieco.
«E’ una cosa incredibile – ribatte l’avvocato Bassi – abbiamo già dimostrato nel 2014 in un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate che Unieco quei lavori li fece effettivamente e le fatture erano relative a quelle opere. Ora lo dimostreremo anche nel procedimento penale che quelle fatture si riferiscono ad immobili veramente costruiti, come la biblioteca di Albinea, com’è avvenuto alla questura di Reggio o nel castello di Montefiore Conca a Rimini, ma stiamo parlando anche di tanti edifici edificati nel Reggiano. Opere che dimostreremo anche con le foto dei lavoratori in attività nei relativi cantieri. La contabilità di Unieco era certificata – aggiunge il difensore – e non è certo colpa nostra se altri non hanno tenuto la contabilità».
Le fatture contestate a Casoli sono un centinaio: la maggior parte risultano datate 2008 («Già prescritte, come del resto la presunta sovrafatturazione relativa a quell’anno di un milione e duecentomila euro individuata dalla procura» sottolinea l’avvocato Bassi), mentre rimarrebbero una quarantina (del 2009-2010) ed una sovrafatturazione contestata dal procuratore Grandinetti di circa mezzo milione di euro.
La difesa cita poi un caso analogo del 2012 sfociato in un processo, quando i lavori di Unieco al Villaggio Giardino di Bagnolo vennero provati in udienza da chi aveva operato nel cantiere, da qui la sentenza d’assoluzione della cooperativa edile dall’accusa di aver emesso fatture fasulle.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’inchiesta è stata seguita personalmente dal procuratore Giorgio Grandinetti che ha coordinato le indagini della Finanza e secondo l’accusa per pagare meno tasse a fine anno, Unieco sarebbe ricorsa all’utilizzo di fatture false emesse da artigiani per lavori fissati sulla carta ma in parte inesistenti nella realtà.
Si tratterebbe di 1,7 milioni di euro di imponibili frazionati in decine e decine di fatture (più 240mila euro di relativa Iva) emesse tra il 2008 e il 2010 da 43 imprenditori calabresi (titolari di imprese in buona parte confluite nel Consorzio Artigiani Muratori di Reggio).
Una ricostruzione che viene contestata dall’avvocato Roberto Bassi che con il collega mantovano Alberto Accordi difende l’ex numero uno di Unieco.
«E’ una cosa incredibile – ribatte l’avvocato Bassi – abbiamo già dimostrato nel 2014 in un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate che Unieco quei lavori li fece effettivamente e le fatture erano relative a quelle opere. Ora lo dimostreremo anche nel procedimento penale che quelle fatture si riferiscono ad immobili veramente costruiti, come la biblioteca di Albinea, com’è avvenuto alla questura di Reggio o nel castello di Montefiore Conca a Rimini, ma stiamo parlando anche di tanti edifici edificati nel Reggiano. Opere che dimostreremo anche con le foto dei lavoratori in attività nei relativi cantieri. La contabilità di Unieco era certificata – aggiunge il difensore – e non è certo colpa nostra se altri non hanno tenuto la contabilità».
Le fatture contestate a Casoli sono un centinaio: la maggior parte risultano datate 2008 («Già prescritte, come del resto la presunta sovrafatturazione relativa a quell’anno di un milione e duecentomila euro individuata dalla procura» sottolinea l’avvocato Bassi), mentre rimarrebbero una quarantina (del 2009-2010) ed una sovrafatturazione contestata dal procuratore Grandinetti di circa mezzo milione di euro.
La difesa cita poi un caso analogo del 2012 sfociato in un processo, quando i lavori di Unieco al Villaggio Giardino di Bagnolo vennero provati in udienza da chi aveva operato nel cantiere, da qui la sentenza d’assoluzione della cooperativa edile dall’accusa di aver emesso fatture fasulle.
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