Reintegrati ventidue soci “espulsi”
Mossa del cda uscente di Unieco: è venuto meno il presupposto del salvataggio
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REGGIO EMILIA. Circa un mese fa 170 dipendenti di Unieco sono stati licenziati. Un processo di espulsione della forza lavoro iniziato già da tempo e aumentato con l’andare del tempo. Si trattava di metà della forza lavoro delle cooperativa. Su questi 170, 70 avevano accettato l’incentivo all’esodo. Altri 100 invece no. Di questi ultimi 22 sono anche soci della cooperativa delle costruzioni, finita ora in liquidazione coatta amministrativa. Normalmente per licenziarli si sarebbe dovuti passare per l’assemblea della cooperativa per informare tutta la compagine sociale. Un nodo regolamentare superabile - secondo quanto appreso - in caso di crisi aziendale. Con la messa in liquidazione, il presupposto del salvataggio è venuto meno e i 22 licenziamenti sono stati revocati.
L’iter che aveva portato ai licenziamenti aveva visto l’attivazione della cassa integrazione a zero ore e poi il licenziamento per crisi aziendale, decisi in funzione di un piano in cui la cooperativa doveva salvarsi. Nel momento stesso in ci abbiamo la coop ha rinunciato però al concordato chiesto a febbraio, non c'è più stato il sostegno all’operazione né velleità di salvare la nave che stava affondando. È venuta meno la regola e - in teoria - per ribadire i licenziamenti - si sarebbe dovuto indire un’assemblea dedicata ai 22 soci.
Non essendoci più le condizioni non c’era più motivo di licenziarli. Un ultimo scampolo di una storia deteriorata a che è terminata nel peggiore dei modi per quanto concerne l’occupazione così come il nodo del prestito sociale. (e.l.t.)
L’iter che aveva portato ai licenziamenti aveva visto l’attivazione della cassa integrazione a zero ore e poi il licenziamento per crisi aziendale, decisi in funzione di un piano in cui la cooperativa doveva salvarsi. Nel momento stesso in ci abbiamo la coop ha rinunciato però al concordato chiesto a febbraio, non c'è più stato il sostegno all’operazione né velleità di salvare la nave che stava affondando. È venuta meno la regola e - in teoria - per ribadire i licenziamenti - si sarebbe dovuto indire un’assemblea dedicata ai 22 soci.
Non essendoci più le condizioni non c’era più motivo di licenziarli. Un ultimo scampolo di una storia deteriorata a che è terminata nel peggiore dei modi per quanto concerne l’occupazione così come il nodo del prestito sociale. (e.l.t.)
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