Cocaina, ancora nei guai il pusher “Bartez”
La squadra mobile lo “pizzica” sotto casa a Pieve Modolena, è la nuova zona dove il 39enne spaccia
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REGGIO EMILIA. Il monitoraggio antidroga – in borghese – dei poliziotti ha portato all’ennesimo arresto per spaccio.
Stavolta a finire nella “rete” è una vecchia conoscenza della polizia, cioè il clandestino tunisino 39enne Sofian Saidi che nell’ambiente degli stupefacenti è conosciuto con il soprannome di “Bartez”. E proprio dal soprannome sono partiti gli investigatori della squadra mobile per individuare dove si muovesse sotto traccia il tunisino per vendere la droga.
E la zona è stata trovata venerdì pomeriggio a Pieve Modolena, nei pressi dell’abitazione temporanea del nordafricano. Ignaro di essere sotto “osservazione”, “Bartez” ha ieri incontrato sotto casa un reggiano a cui consegna “qualcosa” di sospetto. Per la polizia è il momento d’intervenire e vengono bloccati entrambi: quel “qualcosa” è una dose di cocaina di poco meno di un grammo. Dalla successiva perquisizione spuntano – riferibili a Saidi – un bilancino di precisione e 90 euro in contanti che per gli investigatori sono il provento dell’attività di spaccio.
Uno spacciatore con altri arresti alle spalle che poche ore dopo – cioè ieri mattina – è stato sentito in tribunale dal giudice Andrea Rat. Assistito dall’avvocato Andrea Davoli, il disoccupato nordafricano ha ammesso la cessione di droga, per dare poi spiegazioni che lasciano perplessi sia sul bilancino di precisione )«Non è mio, ma di un albanese»), sia sui soldi rinvenuti («Li ho vinti alle macchinette»).
Il pm Isabella Chiesi – che coordina l’indagine – ha chiesto di mantenere in cella il 39enne, ma il giudice Rat ha ritenuto di applicare una misura restrittiva più “sofrt”, cioè il divieto di dimora a Reggio. Il prossimo 11 maggio “Bartez” verrà processato. (t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Stavolta a finire nella “rete” è una vecchia conoscenza della polizia, cioè il clandestino tunisino 39enne Sofian Saidi che nell’ambiente degli stupefacenti è conosciuto con il soprannome di “Bartez”. E proprio dal soprannome sono partiti gli investigatori della squadra mobile per individuare dove si muovesse sotto traccia il tunisino per vendere la droga.
E la zona è stata trovata venerdì pomeriggio a Pieve Modolena, nei pressi dell’abitazione temporanea del nordafricano. Ignaro di essere sotto “osservazione”, “Bartez” ha ieri incontrato sotto casa un reggiano a cui consegna “qualcosa” di sospetto. Per la polizia è il momento d’intervenire e vengono bloccati entrambi: quel “qualcosa” è una dose di cocaina di poco meno di un grammo. Dalla successiva perquisizione spuntano – riferibili a Saidi – un bilancino di precisione e 90 euro in contanti che per gli investigatori sono il provento dell’attività di spaccio.
Uno spacciatore con altri arresti alle spalle che poche ore dopo – cioè ieri mattina – è stato sentito in tribunale dal giudice Andrea Rat. Assistito dall’avvocato Andrea Davoli, il disoccupato nordafricano ha ammesso la cessione di droga, per dare poi spiegazioni che lasciano perplessi sia sul bilancino di precisione )«Non è mio, ma di un albanese»), sia sui soldi rinvenuti («Li ho vinti alle macchinette»).
Il pm Isabella Chiesi – che coordina l’indagine – ha chiesto di mantenere in cella il 39enne, ma il giudice Rat ha ritenuto di applicare una misura restrittiva più “sofrt”, cioè il divieto di dimora a Reggio. Il prossimo 11 maggio “Bartez” verrà processato. (t.s.)
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