DAL GIOIOSO TRIONFO ALLA MORTE IN CROCE
La domenica delle Palme è caratterizzata dall’entrata di Gesù a Gerusalemme. È un episodio festoso: “La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto...
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La domenica delle Palme è caratterizzata dall’entrata di Gesù a Gerusalemme. È un episodio festoso: “La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mt 21, 9).
Giorno di tinte forti ma anche di grandi contraddizioni: un momento di gioioso trionfo tra rami di palma e di ulivo, che lascerà presto spazio agli insulti ed alle percosse della croce. C’è una domanda che, come un fil rouge, attraversa questi eventi, e in qualche modo tutta la vita di Gesù: “Chi è costui?”.
Domanda fondamentale allora, come oggi, perché dalla risposta dipende tutta la nostra esistenza presente e futura. Dalla risposta dipende il significato della vita e della morte. Con l’ingresso in Gerusalemme dal Monte degli ulivi cavalcando un’asina, Gesù rivendica di fatto un diritto regale, e aumenta la speranza nella gente di essere lui il Messia, il salvatore, il liberatore.
Ma a questo punto nasce un’ulteriore domanda: qual è l’idea di Messia che abbiamo?
L’interpretazione “zelota” della regalità o del messia pretenderebbe di trovare qualcuno che possa sovvertire con la forza l’ordine delle cose, possa ristabilire la giustizia con potenza, possa vendicarsi sui nemici ed usi il potere ricevuto da Dio per governare.
Ancora oggi c’è questa immagine di Dio, con conseguente idea di onnipotenza che lascia spesso frustrati, delusi, lontani.
Sovente sentiamo dire: ma perché Dio non interviene? Perché lascia morire tanti bambini di fame e di guerra? Perché Dio lascia soffrire le persone a noi care? Perché Dio non impedisce ai terroristi di fare vittime innocenti? Perché Dio permette il terremoto? E la lista delle domande può continuare.
Questa idea di Messia è la stessa che sollecita il grido di tanti sulla via del calvario: se sei Dio, salva te stesso! È re d’Israele: scenda ora dalla croce e crederemo in lui!
Ecco invece che, entrando in questa settimana, la Settimana Santa, abbiamo la possibilità di conoscere il Messia come un re della pace, come un re dei poveri, uomo mite e mansueto.
Come afferma il teologo Karl Elliger: “In Gesù si rende visibile con nitidezza la figura di Colui che ha davvero portato a tutto il mondo la pace, di Colui che, rinunciando nella sua obbedienza di Figlio ad ogni uso della violenza e soffrendo finché il Padre non lo ha salvato dalla sofferenza, è superiore ad ogni ragione e adesso, semplicemente mediante la parola della pace, costruisce continuamente il suo regno”.
L’onnipotenza di Dio è allora la possibilità di poter ottenere tutto, non con la violenza ma attraverso l’amore. La vita di Gesù, la sua morte e resurrezione ci mostrano come l’amore inerme vinca il male, come la vita offesa sia più forte della morte, come il bene che sembra calpestato abbia la meglio sulla violenza.
La croce può diventare perciò, anche per noi, il luogo della gloria, il luogo del reale contatto e della vera unione con Dio, che è Amore. La resurrezione possa donare significato alle nostre croci.
Giorno di tinte forti ma anche di grandi contraddizioni: un momento di gioioso trionfo tra rami di palma e di ulivo, che lascerà presto spazio agli insulti ed alle percosse della croce. C’è una domanda che, come un fil rouge, attraversa questi eventi, e in qualche modo tutta la vita di Gesù: “Chi è costui?”.
Domanda fondamentale allora, come oggi, perché dalla risposta dipende tutta la nostra esistenza presente e futura. Dalla risposta dipende il significato della vita e della morte. Con l’ingresso in Gerusalemme dal Monte degli ulivi cavalcando un’asina, Gesù rivendica di fatto un diritto regale, e aumenta la speranza nella gente di essere lui il Messia, il salvatore, il liberatore.
Ma a questo punto nasce un’ulteriore domanda: qual è l’idea di Messia che abbiamo?
L’interpretazione “zelota” della regalità o del messia pretenderebbe di trovare qualcuno che possa sovvertire con la forza l’ordine delle cose, possa ristabilire la giustizia con potenza, possa vendicarsi sui nemici ed usi il potere ricevuto da Dio per governare.
Ancora oggi c’è questa immagine di Dio, con conseguente idea di onnipotenza che lascia spesso frustrati, delusi, lontani.
Sovente sentiamo dire: ma perché Dio non interviene? Perché lascia morire tanti bambini di fame e di guerra? Perché Dio lascia soffrire le persone a noi care? Perché Dio non impedisce ai terroristi di fare vittime innocenti? Perché Dio permette il terremoto? E la lista delle domande può continuare.
Questa idea di Messia è la stessa che sollecita il grido di tanti sulla via del calvario: se sei Dio, salva te stesso! È re d’Israele: scenda ora dalla croce e crederemo in lui!
Ecco invece che, entrando in questa settimana, la Settimana Santa, abbiamo la possibilità di conoscere il Messia come un re della pace, come un re dei poveri, uomo mite e mansueto.
Come afferma il teologo Karl Elliger: “In Gesù si rende visibile con nitidezza la figura di Colui che ha davvero portato a tutto il mondo la pace, di Colui che, rinunciando nella sua obbedienza di Figlio ad ogni uso della violenza e soffrendo finché il Padre non lo ha salvato dalla sofferenza, è superiore ad ogni ragione e adesso, semplicemente mediante la parola della pace, costruisce continuamente il suo regno”.
L’onnipotenza di Dio è allora la possibilità di poter ottenere tutto, non con la violenza ma attraverso l’amore. La vita di Gesù, la sua morte e resurrezione ci mostrano come l’amore inerme vinca il male, come la vita offesa sia più forte della morte, come il bene che sembra calpestato abbia la meglio sulla violenza.
La croce può diventare perciò, anche per noi, il luogo della gloria, il luogo del reale contatto e della vera unione con Dio, che è Amore. La resurrezione possa donare significato alle nostre croci.
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