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Disprassia, male da riconoscere
Oggi il convegno su un disturbo che va individuato fin da bambini
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RUBIERA. Oggi il teatro Herberia ospita il convegno gratuito su una malattia poco nota, dal titolo “Disprassia: una nuova compagna di classe”, organizzato dall'Aidee (Associazione italiana disprassia dell'età evolutiva) col patrocinio del Comune. Dalle 9 a metà pomeriggio si parla del disturbo della progettazione e coordinazione motoria che si può concretizzare con problemi sia verbali sia motori. Si discuterà delle prime fasi della malattia in età evolutiva sottolineando l'importanza di un progetto condiviso tra scuola, famiglia e servizi grazie ai contributi di psicologi, terapeuti, docenti, volontari e famigliari che convivono ogni giorno con questa patologia. «Siamo poche famiglie in tutta l'Emilia Romagna, e vogliamo sensibilizzare la comunità riguardo questo disturbo e sulle difficoltà che abbiamo dovuto affrontare anche solo perché la malattia venisse riconosciuta e per avere qualche risposta dalle scuole e dai servizi sanitari», racconta Ilde Gemmi, una delle referenti regionali dell'associazione, mamma di un bimbo di quasi sei anni con una grave forma di disprassia verbale. Tutte queste difficoltà, Ilde le ha vissute direttamente con la sua famiglia: «Dopo quasi tre anni di logopedia e di lavoro mio figlio non riusciva a parlare, emetteva solo dei versi per via della malattia. Per avere una certificazione siamo dovuti andare fuori regione, e finalmente ad agosto 2016 ci hanno diagnosticato una grave disprassia verbale», spiega. Con la documentazione ufficiale, i genitori si sono presentati alla Usl e alla scuola di competenza per avviare percorsi terapeutici e di affiancamento: «In tutte le nostre Usl non esistono logopedisti certificati, i costi sono molto alti e la malattia non è ancora così conosciuta, e così abbiamo dovuto rivolgerci ad una struttura privata». I risultati si sono visti: «Da settembre, con la terapia giusta, mio figlio sta recuperando nel linguaggio, ma c'è ancora tanto lavoro da fare». Ora va allargato il discorso: «Siamo poche famiglie, cerchiamo di fare tante attività e di sensibilizzare su questo tema, ma non è facile ottenere attenzione, fatichiamo a trovare risposte dalle scuole, dalla sanità, dalle istituzioni. È necessario far conoscere la disprassia. Non tutte le famiglie possono permettersi terapie private». Info: 345 4447408, 329 4072384. (adr.ar.)
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