«Dai nostri terreni non passeranno»
di Ambra Prati
Gli agricoltori firmatari della petizione: «Ci siamo appena ripresi dal terremoto, speriamo che tutti si oppongano»
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NOVELLARA. «Dal mio terreno gli americani non passeranno». E’ categorico con il suo “No pasarán!”, Fabrizio Rosselli, 65 anni, imprenditore agricolo socio della Coldiretti, sull’eventualità che la società americana Aleanna Rsources effettui delle ricerche di idrocarburi in zona.
La vicenda è emersa nei giorni scorsi, quando ai sindaci reggiani è arrivata una petizione, firmata da una decina di agricoltori per ogni Comune, contrari a quanto avevano appreso durante le assemblee di zona della Coldiretti: la Regione ha sbloccato la concessione rilasciata alla ditta Usa per compiere sondaggi nella zona Fantozza, un’area di 102 chilometri quadrati che tocca Guastalla, Novellara, Campagnola, Fabbrico, Reggiolo, Rolo, Rio Saliceto e, in parte minore, Novi e Carpi, nel Modenese. Resi edotti della concessione riattivata, i sindaci hanno chiesto un incontro con i rappresentanti dell’azienda. Nella riunione, venerdì scorso in municipio a Novellara, gli americani hanno rassicurato e annunciato un’assemblea pubblica per illustrare il loro operato, visto che per entrare nei fondi privati occorre il consenso dei proprietari. Questi ultimi, però, sono sulle barricate.
Rosselli è titolare dell’omonima azienda agricola, con terreni soprattutto nel Ramisetano ma con sede in via Moruzzi a Campagnola. «Sono il primo firmatario della petizione di Campagnola, siglata da tanti che la pensano come me e che avrebbero voluto essere informati prima». Una contrarietà che motiva così: «Qui abbiamo produzioni agroalimentari importanti: non vogliamo che si eseguano estrazioni di metano (per di più di bassa qualità, in pianura padana) potenzialmente nocive per l’ambiente». Rosselli, in quanto volontario della Protezione civile, ha prestato servizio a Finale Emilia nel 2012. «Sembrava di vedere la Siria in televisione. E’ vero che non ci sono le prove di un collegamento tra questi sondaggi e il sisma, ma nel dubbio io dico no, assolutamente no. Spero solo che altri non accettino, magari allettati da lauti compensi. Dopo il terremoto, l’agricoltura si è ripresa a fatica; ora si registra una discreta ripresa per latte e vino. Perché accogliere degli americani che arrivano, estraggono e spariscono, senza creare posti di lavoro?».
Dello stesso tenore è la posizione di Simone Nasi, 50enne titolare di un’azienda di 20 ettari di frutta, uva e cereali, nonché ex presidente del Consorzio agrario. «Il mio terreno è all’interno dell’area Fantozza. Abbiamo già avuto una esplorazione per idrocarburi. Nell’88-89 ero appena tornato da militare.Degli stranieri praticarono tre buchi, con fili e mine: eravamo sulla linea delle esplosioni». All’epoca Nasi diede il consenso. «Erano altri tempi. Non c’era stato il terremoto, la sensibilità ambientale non esisteva. Ora ritengo che il nostro territorio abbia già dato, tra sisma, cementificazione selvaggia e petrolio. A 3 chilometri dalla mia azienda si vedono le fiamme accese dei pozzi petroliferi di Novi: non proprio l’ideale, da respirare. La Regione, invece di rilasciare concessioni, si occupi piuttosto di sostenere l’agricoltura, di far fronte alla siccità e di pulire i canali». Nasi è anche consigliere di maggioranza del centrosinistra a Rolo. «Se gli americani verranno nella mia azienda, riceveranno un no. E spero che anche la pubblica amministrazione si metta di traverso. Dicono che non possono farci niente? Sì, la concessione è regionale, ma ci sono tante forme di opposizione. Su questa partita, ammesso che venga portata nei consigli o nelle Unioni, io voterò contro. E mi piacerebbe essere seguito dalla giunta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda è emersa nei giorni scorsi, quando ai sindaci reggiani è arrivata una petizione, firmata da una decina di agricoltori per ogni Comune, contrari a quanto avevano appreso durante le assemblee di zona della Coldiretti: la Regione ha sbloccato la concessione rilasciata alla ditta Usa per compiere sondaggi nella zona Fantozza, un’area di 102 chilometri quadrati che tocca Guastalla, Novellara, Campagnola, Fabbrico, Reggiolo, Rolo, Rio Saliceto e, in parte minore, Novi e Carpi, nel Modenese. Resi edotti della concessione riattivata, i sindaci hanno chiesto un incontro con i rappresentanti dell’azienda. Nella riunione, venerdì scorso in municipio a Novellara, gli americani hanno rassicurato e annunciato un’assemblea pubblica per illustrare il loro operato, visto che per entrare nei fondi privati occorre il consenso dei proprietari. Questi ultimi, però, sono sulle barricate.
Rosselli è titolare dell’omonima azienda agricola, con terreni soprattutto nel Ramisetano ma con sede in via Moruzzi a Campagnola. «Sono il primo firmatario della petizione di Campagnola, siglata da tanti che la pensano come me e che avrebbero voluto essere informati prima». Una contrarietà che motiva così: «Qui abbiamo produzioni agroalimentari importanti: non vogliamo che si eseguano estrazioni di metano (per di più di bassa qualità, in pianura padana) potenzialmente nocive per l’ambiente». Rosselli, in quanto volontario della Protezione civile, ha prestato servizio a Finale Emilia nel 2012. «Sembrava di vedere la Siria in televisione. E’ vero che non ci sono le prove di un collegamento tra questi sondaggi e il sisma, ma nel dubbio io dico no, assolutamente no. Spero solo che altri non accettino, magari allettati da lauti compensi. Dopo il terremoto, l’agricoltura si è ripresa a fatica; ora si registra una discreta ripresa per latte e vino. Perché accogliere degli americani che arrivano, estraggono e spariscono, senza creare posti di lavoro?».
Dello stesso tenore è la posizione di Simone Nasi, 50enne titolare di un’azienda di 20 ettari di frutta, uva e cereali, nonché ex presidente del Consorzio agrario. «Il mio terreno è all’interno dell’area Fantozza. Abbiamo già avuto una esplorazione per idrocarburi. Nell’88-89 ero appena tornato da militare.Degli stranieri praticarono tre buchi, con fili e mine: eravamo sulla linea delle esplosioni». All’epoca Nasi diede il consenso. «Erano altri tempi. Non c’era stato il terremoto, la sensibilità ambientale non esisteva. Ora ritengo che il nostro territorio abbia già dato, tra sisma, cementificazione selvaggia e petrolio. A 3 chilometri dalla mia azienda si vedono le fiamme accese dei pozzi petroliferi di Novi: non proprio l’ideale, da respirare. La Regione, invece di rilasciare concessioni, si occupi piuttosto di sostenere l’agricoltura, di far fronte alla siccità e di pulire i canali». Nasi è anche consigliere di maggioranza del centrosinistra a Rolo. «Se gli americani verranno nella mia azienda, riceveranno un no. E spero che anche la pubblica amministrazione si metta di traverso. Dicono che non possono farci niente? Sì, la concessione è regionale, ma ci sono tante forme di opposizione. Su questa partita, ammesso che venga portata nei consigli o nelle Unioni, io voterò contro. E mi piacerebbe essere seguito dalla giunta».
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