Festival della Legalità «Noi contro le mafie dimentica Brescello»
di Andrea Vaccari
L’ex consigliere brescellese Monica: «Qui nessun evento» L’organizzatore Ponzi: «Chi voleva ha potuto approfondire»
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REGGIO EMILIA . Continua a Brescello il dibattito susseguente allo scioglimento del Comune. Questa volta, non tanto nel merito delle ragioni che hanno portato a questo provvedimento, quanto invece all’organizzazione del festival della legalità “Noi contro le mafie”, che si è svolto in buona parte della provincia fino a sabato (è stata la settima edizione, e come di consueto è stata promossa da Provincia e Regione, con la collaborazione di quindici Comuni, varie associazioni e la direzione scientifica di Antonio Nicaso e Rosa Frammartino). Da Brescello si solleva una polemica da parte del “Gruppo di discontinuità” – precisamente da Paolo Monica (ex consigliere comunale) e della moglie Lorella Galli (dipendente comunale) – che in questi mesi ha promosso discussioni su Facebook sul tema della legalità e organizzato incontri pubblici per sensibilizzare su questa tematica.
L’interrogativo che i due si pongono è semplice: per quale motivo il festival non ha fatto tappa proprio a Brescello, unico paese della regione sciolto per ingerenza della criminalità organizzata? «Sappiamo che le mafie, in Italia, vanno combattute su tutto il territorio nazionale – scrivono – ma quando la Regione e la Provincia decidono di organizzare insieme una serie di eventi di grande importanza educativa e culturale e vengono coinvolti quindici Comuni reggiani, tralasciando l’unico che è stato sciolto per forme di ingerenza della criminalità organizzata, Brescello, allora ci chiediamo: che “strategia antimafia” hanno adottato? A nome di quali cittadini reggiani hanno agito queste istituzioni? Hanno forse pensato che i brescellesi devono lavare in casa, da soli, i loro panni sporchi?»
Monica e la moglie insistono soprattutto sulla valutazione che il paese ha dato ai gravi episodi che hanno interessato il Comune. «A distanza di un anno dallo scioglimento – proseguono – poco è cambiato, rispetto al negazionismo e all’indifferenza iniziale. I cittadini non si esprimono, non partecipano agli eventi e alle discussioni sull’argomento, quindi è indubbio che i brescellesi siano i cittadini reggiani che, più di altri, hanno bisogno di stimoli forti. La mafia non è invisibile, ma a Brescello sembra che lo sia, e probabilmente anche per chi non è di Brescello. Come hanno potuto coloro che hanno organizzato questi bellissimi eventi dimenticarsi di noi? Dimenticarsi di venire proprio qui a spiegare come deve agire un’amministrazione comunale democratica e sana per essere libera dai condizionamenti della criminalità organizzata? Oltretutto dopo che il ricorso presentato dall’ex sindaco è stato respinto».
Su quanto sollevato da Monica e Galli è doveroso porre una precisazione: non sono gli organizzatori a decidere dove svolgere i vari eventi del festival, ma sono i Comuni che scelgono di aderire alla kermesse, rispondendo o meno all’invito della Provincia. Fatta questa premessa, abbiamo girato l'interrogativo del “Gruppo di discontinuità” a Mauro Ponzi, presidente Consorzio Mestieri, ex presidente Consorzio Oscar Romero, che ha collaborato all’organizzazione e partecipato al festival dalla sua fondazione nel 2011. E che ha imparato a conoscere da vicino la realtà brescellese, in quanto è anche uno dei componenti del direttivo Pd chiamato a seguire “ricostruzione” del partito locale dopo le divisioni nate in seguito allo scioglimento. «Durante la settimana della legalità – spiega Ponzi – si è parlato tanto di Brescello, e i brescellesi hanno partecipato alle iniziative nei comuni promotori: per loro è stata occasione di approfondimento, conoscenza e confronto ad altissimo livello sicuramente utile per comprendete meglio e rendere più incisive le azioni da mettere in atto per riportare il paese a una normalità amministrativa. I contenuti, ci viene da dire, valgono di più dei luoghi. Se ci sarà la volontà dell’amministrazione nulla toglie che per le prossime edizioni si possa fare tappa anche a Brescello. Sia chiaro però che la criminalità organizzata non è un fenomeno concentrato a Brescello. Pensarlo significa sottovalutare la dimensione del problema e criminalizzare un’intera comunità. I contorni sono più sfumati. Qualcuno non lo capisce. Punta tutto sulla propria visibilità mediatica, per poi sorprendersi che le iniziative che organizza vadano deserte. La stagione degli atti simbolici è finita». Per Ponzi, «c’è bisogno di dare concretezza alla azione evitando strumentalizzazioni, impegnandosi in un lavoro quotidiano meno appariscente, ragionando con i cittadini, e non attaccandoli, spiegando la bontà del lavoro dei commissari e le opportunità che esso crea di restituire ai cittadini brescellesi una macchina amministrativa ben funzionante».
L’interrogativo che i due si pongono è semplice: per quale motivo il festival non ha fatto tappa proprio a Brescello, unico paese della regione sciolto per ingerenza della criminalità organizzata? «Sappiamo che le mafie, in Italia, vanno combattute su tutto il territorio nazionale – scrivono – ma quando la Regione e la Provincia decidono di organizzare insieme una serie di eventi di grande importanza educativa e culturale e vengono coinvolti quindici Comuni reggiani, tralasciando l’unico che è stato sciolto per forme di ingerenza della criminalità organizzata, Brescello, allora ci chiediamo: che “strategia antimafia” hanno adottato? A nome di quali cittadini reggiani hanno agito queste istituzioni? Hanno forse pensato che i brescellesi devono lavare in casa, da soli, i loro panni sporchi?»
Monica e la moglie insistono soprattutto sulla valutazione che il paese ha dato ai gravi episodi che hanno interessato il Comune. «A distanza di un anno dallo scioglimento – proseguono – poco è cambiato, rispetto al negazionismo e all’indifferenza iniziale. I cittadini non si esprimono, non partecipano agli eventi e alle discussioni sull’argomento, quindi è indubbio che i brescellesi siano i cittadini reggiani che, più di altri, hanno bisogno di stimoli forti. La mafia non è invisibile, ma a Brescello sembra che lo sia, e probabilmente anche per chi non è di Brescello. Come hanno potuto coloro che hanno organizzato questi bellissimi eventi dimenticarsi di noi? Dimenticarsi di venire proprio qui a spiegare come deve agire un’amministrazione comunale democratica e sana per essere libera dai condizionamenti della criminalità organizzata? Oltretutto dopo che il ricorso presentato dall’ex sindaco è stato respinto».
Su quanto sollevato da Monica e Galli è doveroso porre una precisazione: non sono gli organizzatori a decidere dove svolgere i vari eventi del festival, ma sono i Comuni che scelgono di aderire alla kermesse, rispondendo o meno all’invito della Provincia. Fatta questa premessa, abbiamo girato l'interrogativo del “Gruppo di discontinuità” a Mauro Ponzi, presidente Consorzio Mestieri, ex presidente Consorzio Oscar Romero, che ha collaborato all’organizzazione e partecipato al festival dalla sua fondazione nel 2011. E che ha imparato a conoscere da vicino la realtà brescellese, in quanto è anche uno dei componenti del direttivo Pd chiamato a seguire “ricostruzione” del partito locale dopo le divisioni nate in seguito allo scioglimento. «Durante la settimana della legalità – spiega Ponzi – si è parlato tanto di Brescello, e i brescellesi hanno partecipato alle iniziative nei comuni promotori: per loro è stata occasione di approfondimento, conoscenza e confronto ad altissimo livello sicuramente utile per comprendete meglio e rendere più incisive le azioni da mettere in atto per riportare il paese a una normalità amministrativa. I contenuti, ci viene da dire, valgono di più dei luoghi. Se ci sarà la volontà dell’amministrazione nulla toglie che per le prossime edizioni si possa fare tappa anche a Brescello. Sia chiaro però che la criminalità organizzata non è un fenomeno concentrato a Brescello. Pensarlo significa sottovalutare la dimensione del problema e criminalizzare un’intera comunità. I contorni sono più sfumati. Qualcuno non lo capisce. Punta tutto sulla propria visibilità mediatica, per poi sorprendersi che le iniziative che organizza vadano deserte. La stagione degli atti simbolici è finita». Per Ponzi, «c’è bisogno di dare concretezza alla azione evitando strumentalizzazioni, impegnandosi in un lavoro quotidiano meno appariscente, ragionando con i cittadini, e non attaccandoli, spiegando la bontà del lavoro dei commissari e le opportunità che esso crea di restituire ai cittadini brescellesi una macchina amministrativa ben funzionante».
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