Gazzetta di Reggio

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«Mia moglie lo avrebbe perdonato» 

di Ambra Prati
«Mia moglie lo avrebbe perdonato» 

Tragedia a Codemondo, la vittima era una prof di tedesco di 53 anni. Il marito Sergio Sacchini: «Non voglio vendetta»

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REGGIO EMILIA. «Il pirata della strada? Mi interessa poco che venga trovato, a mia moglie sarebbe interessato ancor meno. Sa cosa avrebbe detto lei? Avrebbe detto: l’importante è che abbia capito ciò che ha fatto. Questa era mia moglie». Sergio Sacchini, 53 anni, è il marito della donna travolta e uccisa a Codemondo.
Nella casa singola in una stradina chiusa laterale di via Primo Maggio, a Barco di Bibbiano, dove vive la famiglia Sacchini, il cortile è pieno di auto di amici e conoscenti, venuti a porgere le condoglianze all’indomani dell’incidente costato la vita a Luzia Klein, 53enne, mamma di tre figli.
Sergio fa presente, con molta dignità, che la scoperta del colpevole – l’automobilista che sabato sera a Codemondo ha travolto in bici e e ucciso sua moglie per poi fuggire senza nemmeno fermarsi a prestare soccorso – in questo momento di dolore non è certo in cima alle sue priorità, anche se il pirata della strada rischia di essere accusato di due reati pesanti: omissione di soccorso e omicidio stradale. «Non voglio vendetta. Non so cosa farei a questa persona se ce l’avessi davanti, ma in ogni caso non mi riporterà indietro mia moglie. Quando uno sconta una pena, non è detto che abbia compreso», afferma il marito.
Sergio pronuncia la parola “moglie” con orgoglio. «Ci eravamo sposati appena tre mesi e mezzo fa, lo scorso dicembre, dopo una convivenza durata ben 28 anni. Una cerimonia in municipio a Bibbiano, ero stato io a non volere il rito religioso».
Sergio e Luzia, nata a Colonia e di nazionalità tedesca, si erano conosciuti da giovani a Brescia: lei si trovava nel nostro Paese da cinque anni, per studiare medicina all’università. Da allora i due non si erano più separati: Luzia era sempre al fianco di Sergio, prima a Brescia, dove avevano arredato la prima casa, poi a Padenghe sul Garda, infine nel Reggiano. A Bibbiano abitano dal 1998, ma la loro quotidianità era legata a doppio filo a Guastalla: nel Comune della Bassa Sergio, che è un imprenditore, ha la sua attività, mentre all’istituto superiore Russell di Guastalla Luzia era insegnante madrelingua di tedesco. «Era anche medico omeopata, ma non ha mai esercitato. Chi la conosceva e aveva qualche malanno si rivolgeva spesso a lei, che consigliava questo o quel rimedio naturale. Ma il più delle volte diceva che la gente ha solo bisogno di essere ascoltata».
Luzia si spostava sempre in bicicletta, confermano i vicini che la vedevano passare sulle due ruote estate e inverno. «Era abituata ad usare la bici – afferma il marito – sabato pomeriggio era andata a Reggio a trovare degli amici. L’ho sentita un quarto d’ora prima che partisse dalla città: mi avvisava sempre».
Per questo motivo dopo le 21, non vedendola rientrare e constatando che il cellulare squillava a vuoto, il marito preoccupato ha preso l’auto ed è andata a cercarla, percorrendo a ritroso il percorso abituale: così si è imbattuto, verso Codemondo, nella polizia municipale, intenta ad eseguire i tragici rilievi. Il 53enne, con il sangue gelato, ha riconosciuto la bicicletta e ha parlato con gli agenti, consegnando loro i documenti di Luzia, che non li portava con sé. «Mia moglie era splendida», conclude prima di rientrare in casa per stare vicino ai tre figli: Sofia, di 23 anni, Claudio, 21, e Milena, 20.
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