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ANNIVERSARIO

Un Giardino della Memoria per i morti del Moby Prince

Un Giardino della Memoria per i morti del Moby Prince

Cerimonia a Livorno nel 26esimo anniversario della tragedia del traghetto che si incendiò dopo l'urto contro una petroliera

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REGGIO EMILIA
#Iosono141 è la scritta sopra una maglietta rossa diventata il simbolo del ricordo e della voglia di giustizia per i morti della Moby Prince: 140 tra uomini e donne bruciati e asfissiati la notte del 10 aprile 1991 nel rogo del traghetto entrato in collisione con la petroliera Agip Abruzzo appena fuori il porto di Livorno. E tra quei 140 morti anche sette reggiani: Aldo Mori di Poviglio, 52 anni; sua moglie Maria Giovanna Formica di 51; Monica Rizzi, 27 anni e suo padre Umberto di 45 di Castelnovo Sotto; la 19enne Alessia Caprari e la sua amica Maria Rosa Simoncini di 25 di Reggio Emilia; Giuliano Salsi, 40 anni, di Bagnolo.
Quella maglietta rossa che dice provocatoriamente “ci sono anch'io” è stata indossata a Livorno da decine di persone alla manifestazione per il 26esimo anniversario della tragedia. Del mistero, uno dei tanti d'Italia. Del vergognoso mistero dicono in molti. «Il dolore è come una ferita, con il tempo si rimargina. Ma la rabbia no. E anno dopo anno diventa sempre più grande. Abbiamo tutti bisogno di sapere quello che è accaduto la notte del 10 aprile 1991 – ha detto l'assessore livornese alla cultura Francesco Belais – la maglietta #Iosono141 che indossiamo oggi e che idealmente portiamo con noi ogni giorno è solo uno dei tanti segnali che vogliamo dare al Paese. Per fortuna qualcosa sembra che si stia muovendo, perché è stata aperta una commissione parlamentare d’inchiesta che lavora per fare luce sull’accaduto e arrivare alla verità».

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Il giorno del ricordo e della voglia di verità si è aperto al mattino nella Fortezza Nuova, imponente bastione mediceo al centro della città. Qui è stato inaugurato un Giardino della Memoria composto da 140 piante di geranio bianco e ogni pianta ha una targhetta col nome di una vittima. Lo spazio verde è stato realizzato vicino al monumento, già esistente, di Federico Cavallini, chiamato Koningin Juliana, che era il nome della nave olandese poi acquistata dalla Navarma e trasformata nel Moby Prince. Poi, in Duomo, la messa di suffragio presieduta dal vescovo Giusti.
Nel pomeriggio la manifestazione è proseguita nella sala consiliare del Municipio, con gli interventi del sindaco Nogarin, di Loris Rispoli presidente del Comitato 140 (dal 2013 cittadino onorario di Bagnolo), di Marco Piagentini del Comitato della strage ferroviaria di Viareggio e di altre autorià. Presenti tutti i gonfaloni delle città delle vittime.
Quindi si è formato un lungo corteo che ha attraversato il centro di Livorno per arrivare al porto vecchio, sulla banchina Andana degli Anelli dove 26 anni il Moby Prince salpò per l’ultima per la traversata verso Olbia, in Sardegna. Ma la traversata si concluse appena venti minuti dopo contro la fiancata della Agip Abruzzo gonfia di petrolio iracheno. Poi le esplosioni, il fuoco, il fumo, la morte. Davanti alla lapide murata si sono letti i nomi delle vittime, un elenco che ogni volta non sembra finire mai. E infine il rito, sempre struggente, delle rose rosse lanciate in mare.

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