Cantine Riunite & Civ sulla via della seta puntano a Cina e India
Chiude oggi Vinitaly dove il Lambrusco ha riscosso consensi Il presidente Casoli: «Nuove soddisfazioni anche dagli Usa»
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REGGIO EMILIA . Chiude oggi il Vinitaly, la grande vetrina del vino nostrano visitata da operatori di tutto il mondo, dove il Lambrusco ed altre specialità enologiche hanno avuto la conferma di una stima crescente da parte dei consumatori stranieri. Tanto che ora, alle rotte consuete, sembra se ne stiano aggiungendo di nuove particolarmente promettenti. «La strada che probabilmente percorreremo è la via della seta». Chi lo dice è Corrado Casoli, presidente del gruppo cooperativo reggiano Cantine Riunite & Civ in visita ieri alla esposizione veronese dove ha incontrato numerosi operatori. «La Cina – conferma – sta dimostrando molto interesse verso i nostri prodotti e lungo la stessa direttrice verso Oriente si pone pure l’India. Seguiamo con attenzione questi nuovi mercati che presentano enormi potenzialità».
Una dichiarazione di fiducia avvalorata dal fatto che il settore enologico vede le cooperative agricole italiane occupare un posto di rilievo. Sono oltre 9 mila gli addetti che operano in 498 cantine con 148 mila soci; il loro giro d’affari è di 4,3 miliardi, il 40% del fatturato totale. E’ in questo contesto che si colloca l’impresa presieduta da Casoli i cui marchi (va compreso anche Maschio) hanno totalizzato, nel 2016, un fatturato di 566 milioni di euro, il 3,5 per cento in più rispetto all’anno precedente. Riunite & Civ, che contano 800 dipendenti, dispongono di 1.300 ettari di vigneti ai quali ne vanno aggiunti altri 4.000 gestiti dai soci. Il tutto sparso su un territorio che produce in particolare Pignoletto e, appunto, Lambrusco.
«L’export verso la Russia risulta in ripresa – aggiunge Casoli – e al momento non si registrano cali di domanda da parte degli Stati Uniti. Anzi, direi che sono in crescita ed anche l’area centro americana ci sta regalando buone soddisfazioni. La Brexit infine non sembra aver lasciato alcun segno ed anzi la grande distribuzione tende ad aumentare l’import di vino italiano».
Caso mai c’è da preoccuparsi del fenomeno meteorologico della siccità. «In effetti la caratteristica piovosità di aprile è scesa in modo radicale – conclude Casoli - speriamo in una fase passeggera».
Il Vinitaly ha consentito agli operatori di settore di analizzare molti aspetti. Ad esempio risulta che la maggior parte di acquisti di vino avviene nei supermercati dove ne sono stati venduti 500 milioni di litri per un valore di 1 miliardo e mezzo. Il 60% di quelli preferiti ha un collegamento con il territorio; docg, doc, igt sono cresciuti del 2,7% nel 2016 e del 4,9% nel primo bimestre 2017.
In calo vini sfusi e in damigiana così come le bottiglie da 1 litro e mezzo. Regina del mercato è la bottiglia da 75 centilitri ed i vini “fermi” prevalgono sui frizzanti. Crescono infine i vini biologici forse per l’aumento di giovani consumatori. (l.v.)
Una dichiarazione di fiducia avvalorata dal fatto che il settore enologico vede le cooperative agricole italiane occupare un posto di rilievo. Sono oltre 9 mila gli addetti che operano in 498 cantine con 148 mila soci; il loro giro d’affari è di 4,3 miliardi, il 40% del fatturato totale. E’ in questo contesto che si colloca l’impresa presieduta da Casoli i cui marchi (va compreso anche Maschio) hanno totalizzato, nel 2016, un fatturato di 566 milioni di euro, il 3,5 per cento in più rispetto all’anno precedente. Riunite & Civ, che contano 800 dipendenti, dispongono di 1.300 ettari di vigneti ai quali ne vanno aggiunti altri 4.000 gestiti dai soci. Il tutto sparso su un territorio che produce in particolare Pignoletto e, appunto, Lambrusco.
«L’export verso la Russia risulta in ripresa – aggiunge Casoli – e al momento non si registrano cali di domanda da parte degli Stati Uniti. Anzi, direi che sono in crescita ed anche l’area centro americana ci sta regalando buone soddisfazioni. La Brexit infine non sembra aver lasciato alcun segno ed anzi la grande distribuzione tende ad aumentare l’import di vino italiano».
Caso mai c’è da preoccuparsi del fenomeno meteorologico della siccità. «In effetti la caratteristica piovosità di aprile è scesa in modo radicale – conclude Casoli - speriamo in una fase passeggera».
Il Vinitaly ha consentito agli operatori di settore di analizzare molti aspetti. Ad esempio risulta che la maggior parte di acquisti di vino avviene nei supermercati dove ne sono stati venduti 500 milioni di litri per un valore di 1 miliardo e mezzo. Il 60% di quelli preferiti ha un collegamento con il territorio; docg, doc, igt sono cresciuti del 2,7% nel 2016 e del 4,9% nel primo bimestre 2017.
In calo vini sfusi e in damigiana così come le bottiglie da 1 litro e mezzo. Regina del mercato è la bottiglia da 75 centilitri ed i vini “fermi” prevalgono sui frizzanti. Crescono infine i vini biologici forse per l’aumento di giovani consumatori. (l.v.)
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