I RACCONTI DEI DUE PARTIGIANI
Giacomo e Giacomina protagonisti sul palco
REGGIO EMILIA. Dalla deportazione alla Resistenza. L’ultimo atto del Viaggio della Memoria ha puntato la luce verso due degli ultimi grandi protagonisti della lotta di liberazione nel territorio...
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REGGIO EMILIA. Dalla deportazione alla Resistenza. L’ultimo atto del Viaggio della Memoria ha puntato la luce verso due degli ultimi grandi protagonisti della lotta di liberazione nel territorio reggiano, Giacomo Notari e Giacomina Castagnetti. È toccato a loro, nell’incontro conclusivo con i ragazzi delle superiori, fare da traino fra l’esperienza berlinese e l’imminente festa del 25 aprile, data simbolica che racchiude in sè quasi due anni, dalle prime formazioni partigiane salite in montagna nell’autunno 1943 sino alla liberazione delle città del Nord alla fine dell’aprile 1945. Due vecchi amici, vitalissimi simboli dei due volti della Resistenza nelle nostre zone.
Giacomo Notari, nato a Marmoreto di Busana, entra giovanissimo nelle brigate Garibaldi che combattono in Appennino contro gli occupanti tedeschi, e in quei mesi di battaglie perde anche il fratello. Nel dopoguerra, entrato nel Pci, diventa sindaco di Ligonchio e sino all’anno scorso è stato il presidente dell’Anpi provinciale.
Giacomina Castagnetti invece la guerra l’ha fatta in pianura. Ultima nata di una numerosa famiglia antifascista di mezzadri, ha fatto parte del Soccorso Rosso e dopo il 1943 è attiva in una casa di latitanza a Castellazzo, vicino al confine con San Martino in Rio. In quella casa contadina passano decine di partigiani e di soldati stranieri, nascosti agli occhi dei fascisti oltre che dei nazisti. Anche per lei la lotta non è certo finita nel 1945, anzi. Per decenni si è impegnata, come sindacalista e come militante, per i diritti delle donne, pagando pure il prezzo del carcere. E incrocia anche la storia delle Reggiane: era lei la donna che avrebbe dovuto guidare il trattore R60, realizzato dagli operai delle officine durante l’occupazione, durante la visita di Togliatti. Non se ne fece niente, forse per gelosie maschili e maschiliste. Ma certo non si è fermata. (adr.ar.)
Giacomo Notari, nato a Marmoreto di Busana, entra giovanissimo nelle brigate Garibaldi che combattono in Appennino contro gli occupanti tedeschi, e in quei mesi di battaglie perde anche il fratello. Nel dopoguerra, entrato nel Pci, diventa sindaco di Ligonchio e sino all’anno scorso è stato il presidente dell’Anpi provinciale.
Giacomina Castagnetti invece la guerra l’ha fatta in pianura. Ultima nata di una numerosa famiglia antifascista di mezzadri, ha fatto parte del Soccorso Rosso e dopo il 1943 è attiva in una casa di latitanza a Castellazzo, vicino al confine con San Martino in Rio. In quella casa contadina passano decine di partigiani e di soldati stranieri, nascosti agli occhi dei fascisti oltre che dei nazisti. Anche per lei la lotta non è certo finita nel 1945, anzi. Per decenni si è impegnata, come sindacalista e come militante, per i diritti delle donne, pagando pure il prezzo del carcere. E incrocia anche la storia delle Reggiane: era lei la donna che avrebbe dovuto guidare il trattore R60, realizzato dagli operai delle officine durante l’occupazione, durante la visita di Togliatti. Non se ne fece niente, forse per gelosie maschili e maschiliste. Ma certo non si è fermata. (adr.ar.)
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