Un giornalista reggiano scompiglia il Parlamento
di Luciano Salsi
Il 45enne Matteo Incerti fa domande per strada al direttore del Tg1 Mario Orfeo Tutti i partiti si scatenano contro di lui che è addetto stampa dei 5 Stelle in Senato
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REGGIO EMILIA. Una vivace baruffa mediatica ha agitato ieri le acque del Senato, ordinariamente placate dall'attitudine soporifera di molti suoi membri. L'ha provocata un giornalista reggiano, Matteo Incerti, inquadrato nello staff parlamentare dei Cinque Stelle. Vi hanno preso parte, come attori anzichè come semplici osservatori, i maggiori organi di informazione oltre ai politici, i pentastellati contro tutti gli altri. Incerti ha avuto per i suoi il merito, per gli altri il torto di mettere in difficoltà il direttore del Tg1 Mario Orfeo, inducendolo a una poco onorevole ritirata di fronte a domande imbarazzanti. L'ha avvicinato a Roma per la strada, mentre il direttore si dirigeva verso la sua automobile parcheggiata. Il video, ripreso dall'operatore Nicola Virzì, mostra la sua espressione attonita e la rapida fuga dopo che Incerti, qualificandosi come giornalista, gli chiede: «Riguardo alla gestione del Tg1, perchè Grillo e Di Battista, indagati per diffamazione per una querela, sono stati tre giorni sopra le prime pagine del vostro telegiornale, mentre sul caso Consip nulla, niente da dire?». Nessuna risposta, prima che Orfeo salga in macchina e s'allontani. Il giorno seguente la scena si ripete. Il direttore non stacca l'orecchio dal cellulare, mentre Incerti e Virzì gli chiedono: «Ci può rispondere come mai ha censurato la Raggi per i trattati di Roma? Per favore ci risponda. Non usi il telefonino alla guida, mi raccomando. Scappa anche oggi?». Nel riferire la sortita La Repubblica sottolinea che essa è stata compiuta con lo stile delle Iene, provocando da parte di Orfeo una reazione simile a quella della maggior parte dei politici interpellati in quel modo. In questo caso, però, il sasso lanciato nello stagno non ha sollevato solo qualche onda. Ne è scaturita una tempesta parlamentare.
Il Partito democratico invoca l'intervento di Pietro Grasso, presidente di Palazzo Madama. I pentastellati, a loro avviso, sono colpevoli di avere usato i loro addetti stampa pagati con il denaro pubblico per scatenare una campagna di parte on line. Infatti le domande poste da Incerti trovano eco sul blog di Beppe Grillo e sul video una scritta in sovraimpressione lancia l'hashtag “Orfeo rispondi”, che in breve tempo rimbalza sui social network e viene rilanciato da molti esponenti grillini, a cominciare da Luigi Di Maio. "Orfeo - scrive Grillo - dirige la più importante testata della Rai, la televisione pubblica. Delle risposte ai cittadini che gli pagano lo stipendio sono più che dovute». Il senatore del Pd Franco Mirabelli ribatte: «Le risorse pubbliche erogate ai partiti servono per il lavoro parlamentare, non per sostenere comportamenti al limite dell'intimidazione». Francesco Russo aggiunge: «Queste forme di autogiustizia ricordano i tempi bui del nostro Paese». Il centro-destra è sulla stessa linea. Maurizio Lupi, capogruppo di Alleanza popolare, parla di “stalking” contro Orfeo e chiede chiarimenti al presidente Roberto Fico «sull'utilizzo improprio dei dipendenti dei gruppi». Renato Brunetta di Forza Italia invita il M5s a chiedere scusa ad Orfeo. Giorgia Meloni esprime solidarietà a Orfeo. I Cinque Stelle replicano con durezza, accusando le altre forze politiche di criminalizzare Incerti e Virzì mentre non hanno da rimproverare alcunchè a Orfeo, che a loro avviso distorce o censura l'informazione, nascondendo certe notizie e amplificandone altre. "Incerti e Virzì - scrivono - la mattina presto, fuori dell'orario di lavoro e a loro spese hanno educatamente rivolto alcune domande al direttore del Tg1».
Il Partito democratico invoca l'intervento di Pietro Grasso, presidente di Palazzo Madama. I pentastellati, a loro avviso, sono colpevoli di avere usato i loro addetti stampa pagati con il denaro pubblico per scatenare una campagna di parte on line. Infatti le domande poste da Incerti trovano eco sul blog di Beppe Grillo e sul video una scritta in sovraimpressione lancia l'hashtag “Orfeo rispondi”, che in breve tempo rimbalza sui social network e viene rilanciato da molti esponenti grillini, a cominciare da Luigi Di Maio. "Orfeo - scrive Grillo - dirige la più importante testata della Rai, la televisione pubblica. Delle risposte ai cittadini che gli pagano lo stipendio sono più che dovute». Il senatore del Pd Franco Mirabelli ribatte: «Le risorse pubbliche erogate ai partiti servono per il lavoro parlamentare, non per sostenere comportamenti al limite dell'intimidazione». Francesco Russo aggiunge: «Queste forme di autogiustizia ricordano i tempi bui del nostro Paese». Il centro-destra è sulla stessa linea. Maurizio Lupi, capogruppo di Alleanza popolare, parla di “stalking” contro Orfeo e chiede chiarimenti al presidente Roberto Fico «sull'utilizzo improprio dei dipendenti dei gruppi». Renato Brunetta di Forza Italia invita il M5s a chiedere scusa ad Orfeo. Giorgia Meloni esprime solidarietà a Orfeo. I Cinque Stelle replicano con durezza, accusando le altre forze politiche di criminalizzare Incerti e Virzì mentre non hanno da rimproverare alcunchè a Orfeo, che a loro avviso distorce o censura l'informazione, nascondendo certe notizie e amplificandone altre. "Incerti e Virzì - scrivono - la mattina presto, fuori dell'orario di lavoro e a loro spese hanno educatamente rivolto alcune domande al direttore del Tg1».
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