Aggredisce il barista e i carabinieri
di Tiziano Soresina
Il 32enne ha problemi di alcolismo e lo “show” continua in aula. Chiamata la sorella per calmarlo. Il giudice: «Deve curarsi»
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REGGIO EMILIA. Divorato dall’alcolismo. E quando è ubriaco diventa aggressivo, violento, fuori controllo nelle azioni nonché nelle parole.
E nel giro di poche ore un operaio reggiano 32enne – di cui non forniamo le generalità viste le delicate condizioni di salute che l’hanno portato anche ad atti autolesionistici – si è scatenato prima in un bar, poi in un’aula del tribunale.
Martedì sera è giunto al bar Coviolo in evidente stato d'ebbrezza: dopo avere minacciato di morte e aggredito il barista (prendendolo per il collo) è stato bloccato dall'intervento dei carabinieri avvertiti da alcuni cittadini. Ma placare quella furia non è stato per nulla facile: il 32enne, infatti, si è scagliato contro i militari a calci e pugni prima di essere bloccato e condotto in caserma.
Una sbronza violenta che è costata all’operaio l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale oltre che di minacce. Ma lo “show” è tutt’altro che finito, perché ieri – intorno a mezzogiorno – quando è stato trasportato in tribunale, ha continuato ad essere su di giri, dando non poco filo da torcere ai carabinieri presenti in aula. Per calmarlo è stata chiamata anche la sorella, ma anche davanti a lei non si è trattenuto. Agitatissimo, l’imputato è stato allontanato due volte dal giudice Andrea Rat: una prima volta quando ha interrotto a voce alta la relazione del luogotenente dei carabinieri Dario Testa, poi il “bis” nel bel mezzo delle richieste avanzate dal pm Roberto Belforti. In entrambi i casi un mix strampalato di offese e minacce, per poi rientrare in aula quando il giudice Rat lo richiama. Il 32enne si scusa, si dice dispiaciuto per l’accaduto.
Pur fra alti e bassi d’umore resta comunque seduto in prima fila: la sorella gli tiene la mano, l’avvocato difensore Fabrizio Fornaciari può finalmente impostare la difesa. Insomma, uno sforzo collettivo per dare una chance a quest’uomo che deve assolutamente curarsi dalla dipendenza dall’alcolismo, perché in queste condizioni è pericoloso per sè e per gli altri. In quest’ottica la decisione del giudice di non rimetterlo in libertà, ritenendo necessari non solo gli arresti domiciliari, ma anche l’assistenza da parte della sorella e il rapido avvio di un percorso terapeutico di disintossicazione (il Sert o una comunità gli obiettivi da centrare in fretta) perché ormai è chiaro che da solo l’operaio non riesce ad uscire da questo tunnel.
E nel giro di poche ore un operaio reggiano 32enne – di cui non forniamo le generalità viste le delicate condizioni di salute che l’hanno portato anche ad atti autolesionistici – si è scatenato prima in un bar, poi in un’aula del tribunale.
Martedì sera è giunto al bar Coviolo in evidente stato d'ebbrezza: dopo avere minacciato di morte e aggredito il barista (prendendolo per il collo) è stato bloccato dall'intervento dei carabinieri avvertiti da alcuni cittadini. Ma placare quella furia non è stato per nulla facile: il 32enne, infatti, si è scagliato contro i militari a calci e pugni prima di essere bloccato e condotto in caserma.
Una sbronza violenta che è costata all’operaio l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale oltre che di minacce. Ma lo “show” è tutt’altro che finito, perché ieri – intorno a mezzogiorno – quando è stato trasportato in tribunale, ha continuato ad essere su di giri, dando non poco filo da torcere ai carabinieri presenti in aula. Per calmarlo è stata chiamata anche la sorella, ma anche davanti a lei non si è trattenuto. Agitatissimo, l’imputato è stato allontanato due volte dal giudice Andrea Rat: una prima volta quando ha interrotto a voce alta la relazione del luogotenente dei carabinieri Dario Testa, poi il “bis” nel bel mezzo delle richieste avanzate dal pm Roberto Belforti. In entrambi i casi un mix strampalato di offese e minacce, per poi rientrare in aula quando il giudice Rat lo richiama. Il 32enne si scusa, si dice dispiaciuto per l’accaduto.
Pur fra alti e bassi d’umore resta comunque seduto in prima fila: la sorella gli tiene la mano, l’avvocato difensore Fabrizio Fornaciari può finalmente impostare la difesa. Insomma, uno sforzo collettivo per dare una chance a quest’uomo che deve assolutamente curarsi dalla dipendenza dall’alcolismo, perché in queste condizioni è pericoloso per sè e per gli altri. In quest’ottica la decisione del giudice di non rimetterlo in libertà, ritenendo necessari non solo gli arresti domiciliari, ma anche l’assistenza da parte della sorella e il rapido avvio di un percorso terapeutico di disintossicazione (il Sert o una comunità gli obiettivi da centrare in fretta) perché ormai è chiaro che da solo l’operaio non riesce ad uscire da questo tunnel.
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