«Il rischio contagio esiste, ma è basso»
«La meningite da meningococco è contagiosa, ma il rischio di trasmissione è bassissimo. Per la propagazione farebbe molto più paura un normale caso di varicella», così Giovanna Mattei, dirigente...
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«La meningite da meningococco è contagiosa, ma il rischio di trasmissione è bassissimo. Per la propagazione farebbe molto più paura un normale caso di varicella», così Giovanna Mattei, dirigente medico del servizio di igiene pubblica di Reggio Emila, commenta il caso di meningite a Castellarano.
«Il meningococco risiede in una certa quota di popolazione – spiega –. Nella maggior parte dei portatori è un batterio asintomatico, quindi non dà nessun segno di malattia. Poi si può sviluppare all'improvviso oppure può essere trasmesso a un’altra persona che in quel momento ha un organismo più debole e si ammala».
La trasmissione della malattia avviene con l’emissione di goccioline di saliva attraverso il parlare, lo starnutire o il tossire. «Il contagio è casuale - sottolinea la Mattei -, ma sono a rischio solo le persone che hanno avuto un contatto stretto (a distanza inferiore a 1 metro, ndr) e prolungato con l’ammalato nei 7 giorni precedenti la malattia. Il periodo di incubazione varia da 2 a 10 giorni, di solito 3-4. Nelle 4 settimane successive all’ultimo contatto col malato si consiglia però di fare attenzione a eventuale febbre accompagnata da cefalea, rigidità nucale, nausea, vomito a getto, e, spesso, esantema con macule rosacee».
In ogni caso per evitare problemi è più che sufficiente la profilassi già effettuata a Roteglia: «Chi è entrato a contatto con il bambino è stato sottoposto ad una serie di antibiotici. Così come stiamo interrogando il piccolo e i suoi genitori per capire con chi sia entrato in contatto. Ripeto: il rischio di contagio esiste ma è molto basso».
Per quel che riguarda le condizioni di salute del ragazzino, invece, bisognerà attendere di conoscere dal laboratorio di riferimento il sierogruppo di meningococco in causa. «Speriamo non sia una forma aggressiva, ma va detto che gli antibiotici specifici sono molto efficaci», conclude Mattei. (g.b.)
«Il meningococco risiede in una certa quota di popolazione – spiega –. Nella maggior parte dei portatori è un batterio asintomatico, quindi non dà nessun segno di malattia. Poi si può sviluppare all'improvviso oppure può essere trasmesso a un’altra persona che in quel momento ha un organismo più debole e si ammala».
La trasmissione della malattia avviene con l’emissione di goccioline di saliva attraverso il parlare, lo starnutire o il tossire. «Il contagio è casuale - sottolinea la Mattei -, ma sono a rischio solo le persone che hanno avuto un contatto stretto (a distanza inferiore a 1 metro, ndr) e prolungato con l’ammalato nei 7 giorni precedenti la malattia. Il periodo di incubazione varia da 2 a 10 giorni, di solito 3-4. Nelle 4 settimane successive all’ultimo contatto col malato si consiglia però di fare attenzione a eventuale febbre accompagnata da cefalea, rigidità nucale, nausea, vomito a getto, e, spesso, esantema con macule rosacee».
In ogni caso per evitare problemi è più che sufficiente la profilassi già effettuata a Roteglia: «Chi è entrato a contatto con il bambino è stato sottoposto ad una serie di antibiotici. Così come stiamo interrogando il piccolo e i suoi genitori per capire con chi sia entrato in contatto. Ripeto: il rischio di contagio esiste ma è molto basso».
Per quel che riguarda le condizioni di salute del ragazzino, invece, bisognerà attendere di conoscere dal laboratorio di riferimento il sierogruppo di meningococco in causa. «Speriamo non sia una forma aggressiva, ma va detto che gli antibiotici specifici sono molto efficaci», conclude Mattei. (g.b.)
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