«La sorte degli agnelli? Fareste meglio a pensare ai bimbi in Siria»
Sulla polemica se mangiare o meno la carne di agnello per Pasqua, don Goccini non ha dubbi: «Meglio che gli animalisti si battano per la pace»
REGGIO EMILIA. Molti pensavano che la passione di Silvio Berlusconi per gli animali fosse soltanto metaforica. Poi Mediaset ce ne ha mostrato fino alla nausea l'intimità con il candido barboncino Dudù, a cui si sono presto aggiunti Dudina e Harley.
Ora il presidentissimo si esibisce in un video mentre porge estasiato il biberon a uno dei cinque agnelli da lui adottati per salvarli dal pranzo di Pasqua. Accanto a lui la fida Maria Vittoria Brambilla, pasionaria dell'animalismo di destra, fondatrice della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, che gli ha ispirato l'idea di una Pasqua tutta vegana.
Infatti cucinare l'agnello pasquale, per gli animalisti, è un crimine equivalente alla biblica strage degli innocenti. A loro parere soltanto i lupi, animali carnivori, hanno il diritto di cibarsene. L'uomo no.
La conduttrice televisiva e blogger Carla Gozzi non è così intollerante: «Sono vegana - confessa - ma non integralista. Ognuno deve potere scegliere il regime alimentare che è migliore per se stesso. Si deve adottare l'alimentazione più adatta al proprio fisico. Non tutti possono fare a meno della carne. Anche il vegano può cibarsi di animali, purché siano allevati bene, in modo non intensivo, nel rispetto del loro benessere».
La sua tavola, però, anche nel giorno di Pasqua ne sarà priva: «Ho in programma - dice Carla Gozzi - un pranzo con verdure di stagione, anche crude (sedano e carote), pasta condita con pomodoro, torta pasqualina, dolci privi di uova e burro. È un menù vegano di quelli ormai offerti anche da tanti ristoranti accanto ai piatti tradizionali. Il mondo si divide in due. C'è chi ama la tradizione e chi festeggia in modo diverso. Berlusconi non fa testo. Spende la sua popolarità per una giusta causa, ma non è un testimone attendibile, non essendo nè vegano nè vegetariano. La scena con l'agnello è un po' buffa».
Antonio Guidetti, da comico, non gli risparmia una battuta salace che non riferiamo: «Silvio Berlusconi - spiega - è già in campagna elettorale. Questo fa parte del gioco. Ora cerca i voti degli animalisti, poi inseguirà quelli degli ecologisti». Guidetti è, come ci si può aspettare da un autore dialettale, ligio alle tradizioni reggiane: «L'agnello non fa parte della nostra cucina. In casa mia si cucinavano lo stracotto di manzo o il coniglio, arrosto o in fricassea».
Lo scrittore e insegnante elementare Giuseppe Caliceti vede la questione con il candore dell'infanzia: «Nessun bambino - osserva - ucciderebbe un animale per mangiarlo. Nessuno di loro, poi, si mostra intollerante delle abitudini alimentari diverse dalle nostre. I nostri bambini sono multiculturali. Non si meravigliano dei musulmani che non mangiano il maiale o degli induisti che non si cibano delle mucche. Tanto meno li deridono».
Anche nella nostra società multireligiosa, peraltro, abbiamo a che fare in primo luogo con la tradizione cristiana, con la quale non va confusa l'abitudine di cucinare l'agnello per Pasqua: «Quella - sottolinea don Giordano Goccini - è una prescrizione ebraica, che prevede per la cena pasquale il pane azimo, le erbe amare e l'agnello, animale giovanissimo e innocente simbolo del passaggio e del rinnovamento. Il cristianesimo, invece, non impone alcun obbligo e alcuna proibizione alimentare. Cristo ci ha insegnato che niente di impuro entra nell'uomo. Ciò che è impuro, invece, esce dal suo cuore. Quella dell'agnello, peraltro, è una tradizione vecchia di tremila anni che ci deve fare riflettere e vale più di un video di pochi minuti diffuso da Berlusconi. Piuttosto che preoccuparsi per la sorte di questi animali preferirei che si pensasse ai bambini che muoiono in Siria e a quelli sfruttati nel Congo per cavare dalle miniere il coltan da usare nei cellulari. Per quanto mi riguarda, io vengo da un mondo contadino nel quale gli animali si uccidono e si mangiano. Riconosco le buone ragioni degli animalisti - conclude don Giordano Goccini - ma sentirei di più una battaglia per la pace e per l'umanità».
Il video di Silvio Berlusconi è stato fortemente criticato da Coldiretti, il cui direttore provinciale Assuero Zampini osserva: «In questo momento consumare agnelli significa aiutare le popolazioni terremotate, nelle cui zone si trova la maggior parte degli allevamenti ovicaprini. Questi animali sono allevati con la massima cura, sotto il profilo sanitario. Questo consumo non ha mai dato problemi e ora è in sensibile aumento. Se ne dovrebbe garantire la tracciabilità rispetto al prodotto importato. Nella nostra provincia questa tradizione è meno sviluppata. Abbiamo solo sette o otto allevamenti in montagna, che però sono un presidio fondamentale per quel territorio».
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